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ed atkins ci parla di aereoporti, bathos e identità maschile

Abbiamo incontrato Ed Atkins nella cornice della sua mostra personale appena inaugurata tra il Castello di Rivoli e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

di Matilde Cerruti Quara
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13 ottobre 2016, 8:35am

La pratica di Ed Atkins analizza e fa a pezzi, spesso letteralmente, alcune delle assurde contrapposizioni della società contemporanea così come i ponti tra questi opposti, svelate attraverso l'utilizzo del termine giusto, o di una specifica estetica. Nell'alternarsi tra formalità e caos, sublime e grottesco, linguaggio aulico e parole di tutti i giorni ribaltate con sarcasmo, il lavoro dell'artista inglese si sviluppa tra immagine in movimento, performance, suono, animazione digitale e figurazione letteraria. Sperimentando in prima linea il dilemma dell'identità unitaria, dell'essere se stessi e soprattutto capire chi siamo, in un'era di ego ma anche forzatamente collettiva e connessa, Ed Atkins studia i confini sottilissimi tra realtà e finzione, mondo virtuale, società digitale e fantasie di un futuro inquietante, poggiato su episodi storici strabilianti.

Curata da Carolyn Christov-Bakargiev con Marianna Vecellio (per il Castello di Rivoli) e con Irene Calderoni (per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo), la personale di Ed Atkins si sviluppa a cavallo tra le due istituzioni torinesi e mette insieme una selezione mirata di lavori video oltre che una serie di disegni grafici, installati a supporto e introduzione di Safe Conduct - titolo del più recente lavoro in mostra alla Fondazione. Nell'incredibile biblioteca del Castello di Rivoli, troviamo anche una serie di pubblicazioni scelte: poesie, racconti dell'assurdo, storie di erotismo, dipendenze e medicina, di dilemmi del quotidiano che ci danno un salvacondotto per entrare nella mente dell'artista.

Nella cornice del Castello si susseguono invece sei installazioni video: protagonisti sono melanconici uomini interrotti, in una carrellata onirica giocata su ripetizioni a più schermi; le loro storie di fantascientifica ordinarietà ci parlano di nostalgia e mortalità, dello scorrere del tempo, dell'effimeralità di un augurio di buon compleanno. Un bell'uomo che viene a scontrarsi col dolore della perdita della memoria, un altro dannato che cerca, forse come tutti noi, compagnia ed empatia, perso nella patologia, nell'abuso e abbuffo di alcool e sigarette e notti squallide. Avatar grotteschi come le sirene di Ulisse, che ci cantano e cantano a se stessi canzoni tristi ed autocommiseranti; attraverso un sonoro specifico l'artista insiste sul concetto di bathos, il contrapporre ad un'intensa emozione un momento ridicolo, osceno. Allo stesso modo, Ed Atkins ci parla del suo lavoro: a cavallo tra considerazioni serie ed una schiettezza provocatoria.

Cosa ne pensi di Torino?
È un posto meraviglioso, anche se sono venuto a conoscenza della sua importanza occulta solo dopo essermene andato. Il Castello mi ha certamente ispirato - anche se ha meno a che fare con la sua storia specifica, quanto piuttosto con la sensazione di essere qui, nell'attico, e col piano sopraelevato come una sorta di cervello, i sogni, eccetera.

Ti piace operare in maniera site-specific?
Solamente per quanto riguarda lo spazio immediato, puntando ad un certo tipo di fedeltà nei confronti dell'architettura, permettendole di dare un ordine alle cose, tuttavia raramente oltre una dimensione fisica, esperienziale.

So che programmi da solo la maggior parte delle tua animazioni a computer…
Ormai non più così spesso. Molte sono scorte di animazioni realizzate in precedenza, e molto viene creato da questo fantastico disegnatore. Mi piacerebbe recuperare la mia capacità di realizzare interamente il mio lavoro da solo. La cosa importante, per me, è sempre stata di attrarre le cose assieme, scorrendo le mie risorse di materiale, revisionando, sviluppando una sensibilità per alcune cose, animando un oggetto con le mie performance.

Quali significati implica per te il termine 'rendering'?
Riguarda l'etimologia della parola, il suo evocare sia l'idea del mattatoio che quella del computer, e di come i due potrebbero essere più intimamente e insidiosamente confederati di quanto non sembri. Le raffigurazioni abbondano - e in modo politico - nel linguaggio che circonda i digital media, la tecnologia.

Come spiegare agli Italiani la parola 'bathos'?
Penso che sia più semplice cercarlo su Google - è un concetto piuttosto complicato, ma non qualcosa che mi sono inventato io: viene dal poeta Alexander Pope, cui appartiene il concetto.

La tua pratica artistica implica una direzione creativa che sembra avere dei traits d'union con la direzione di uno spettacolo teatrale, o del cinema. Diresti che uno di questi campi ha avuto un ruolo nel formare la tua metodologia?
Decisamente, ed in maniera più che decisiva.

Lasci spazio all'ironia nel tuo lavoro?
Sempre.

A proposito di Instagram?
A proposito di Instagram?

James Joyce, J. G. Ballard o..?
O... chi?

Il tuo ultimo libro, intitolato 'A Primer for Cadavers' consiste in una raccolta di scritti dal 2010 al 2016. Qual è il tuo approccio alla scrittura, ed è cambiato negli anni?
Credo questa sia una domanda un po' troppo impegnativa. È cambiato moltissimo. Tu cosa trovi che sia cambiato, dal momento che i lavori sono in ordine cronologico nella raccolta?

Come ti senti a stare in aeroporto? Ce n'è uno che preferisci?
Non me ne piace nessuno in particolare - anche se mi piacciono molto WH Smiths, quei cosi al prosciutto di Pret a Manger, un pochino i profumi; e certi bagni.

Safe Conduct investiga anche il grottesco delle complesse procedure di controllo negli aeroporti, soprattutto quelli americani. Il tuo avatar diventa rappresentativo di una faccia collettiva. Tuttavia, quanto è importante per te la tua privacy?
Molto importante.

Pensi che il futuro sarà su Marte?
Non il mio.

Un pensiero più terreno sul Brexit?
Disgusto.

Un viaggio che vorresti fare?
In Giappone.

Cosa ti affascina anatomicamente della testa umana, che fluttua come un leit motif in molti dei tuoi lavori?
Direi quello che degli altri affascina ciascuno di noi: generalmente guardiamo al volto come al sito predominante dell'identità, dell'empatia - del narcisismo.

Secondo te siamo già effettivamente nell' Antropocene?
Non ne sono certo.

I tuoi prossimi progetti?
Un intero musical.

castellodirivoli.org

fsrr.org/mostre/ed-atkins/

Crediti


Testo Matilde Cerruti Quara
Foto Rivoli Andrea Guermani
Foto Sandretto Edoardo Piva