i-Q: bruno zamborlin

#VodafoneNewWave: Bruno Zamborlin è il fondatore di Mogees, una start-up che ha prodotto un’app e un sensore capaci di rendere qualsiasi oggetto uno strumento musicale. Gli abbiamo chiesto come, partendo dalla provincia vicentina e arrivando oggi a...

di i-D Staff
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27 febbraio 2017, 4:05pm

Avete sempre sognato di suonare uno strumento senza mai riuscirci? La soluzione sta in un'app e un sensore inventati da un ragazzo italiano, Bruno Zamborlin. Mogees vi permette di "suonare" qualsiasi oggetto semplicemente interagendoci: basta toccare, percuotere, strofinare le sue superfici per iniziare subito a comporre musica. Lo abbiamo intervistato per capire il suo percorso lavorativo e che cosa rappresenta un oggetto simile nel campo della creatività.

Ciao Bruno! Mi racconti il tuo percorso creativo? Come sei partito e che strada hai fatto per arrivare fino a qua?
Io vengo da un paese di 10.000 persone, ho fatto lì il liceo e poi la triennale di informatica a Padova. Sono il cliché del ragazzo Erasmus; sei mesi ad Amsterdam mi hanno cambiato la vita: ho imparato l'inglese, ho iniziato a parlare con persone provenienti da culture differenti, e quando sono tornato avevo una prospettiva completamente diversa. Ho scelto di fare la specialistica a Bologna proprio perché sapevo che andando lì avrei potuto fare un secondo Erasmus! Ho cominciato a lavorare con la musica sperimentale, come passione personale e negli ultimi sei mesi della specialistica sono stato a Parigi dove ho capito che c'erano istituzioni molto grandi che, in effetti, lavoravano con il concetto di ricerca musicale. Lì ho sperimentato con la creazione di nuovi strumenti, poi ho lavorato a un progetto la cui idea era usare accelerometri per analizzare i movimenti e controllare l'elettronica con il proprio corpo. Ho vinto una borsa di studio e sono andato alla Goldsmith's di Londra, e lì ho fatto un dottorato. Mogees è diventato un capitolo del mio PhD, e ha avuto un impatto talmente forte che ho lanciato la campagna di crowdfunding.

Come hai vissuto la trasformazione di Mogees da idea ad azienda?
È stato un casino! Parti da solo, e quando fai il dottorato ti isoli dal mondo. Sono tre anni di follia intellettuale in cui sei staccato dalla realtà. Dopo il primo Kickstarter, andato bene, abbiamo iniziato ad assumere persone. Per me gli sviluppatori sono stati la parte più difficile. Prima il codice lo scrivevo tutto io - noi informatici siamo molto legati al modo in cui scriviamo, e quindi assumere qualcuno per farlo al posto mio era come dare le chiavi di casa a un'altra persona. La cosa più difficile, per me, è stata imparare l'arte della delegazione, fidarmi delle persone. Ho imparato tante cose: a lavorare con altri artisti, ad esempio, ma anche tutta la parte economica. Alla fine Mogees è un mix di cose perché ha dentro ricerca, design sonoro, creazione di hardware, marketing, finance, fundraising... è una start-up a tutto tondo!

Mogees ha avuto un grande successo, com'è andata la vostra prima campagna di vendita?
È andata molto bene, abbiamo fatto il doppio del nostro obiettivo e abbiamo lanciato il nostro primo prodotto, Mogees Pro, pensato per musicisti e DJ. Ne abbiamo venduti 8000 pezzi in un anno, dal Giappone agli Stati Uniti all'Europa. Sono stato colpito dal fatto che molti lo hanno usato in modi inaspettati - perché in fondo Mogees è uno strumento per fare strumenti. Ne abbiamo fatte altre due, poi, tutte andate bene.

Mi fai qualche esempio di usi che non ti saresti aspettato?
C'è stata una compagnia di danza che lo ha messo nel pavimento, ed era la ballerina a controllare musica e luci con i suoi movimenti. In Giappone, un duo di DJ si è esibito in un concerto interattivo: hanno attaccato un Mogees a un albero di fronte al palco, e hanno permesso al pubblico di toccarlo e interagire con un loro sintetizzatore mentre stavano suonando. Bellissimo!

Ci sono state anche applicazioni di Mogees non strettamente legate alla musica dal vivo?
Sì! Abbiamo vinto un progetto europeo, che si chiama Erasmusic, in cui Francia, Spagna, Finlandia, Repubblica Ceca e Olanda hanno selezionato alcune scuole primarie in cui i bambini apprenderanno la musica tramite Mogees. Stiamo inventando vari giochi, assieme alla maestre - uno, per esempio, vede un Mogees in mezzo a un tavolo; ogni bambino insegna all'app un gesto a sua scelta toccando il tavolo, e tutti assieme compongono musica elettronica. È un approccio molto interessante a livello educativo, all'avanguardia: mette al centro la pratica invece della teoria.

Come spiegheresti l'obiettivo di Mogees in due parole?
Vogliamo andare incontro al filone della realtà aumentata partendo dalla musica. Usare la tecnologia per renderla invisibile e integrarla nel mondo fisico in cui viviamo.

In collaborazione con Vodafone Unlimited.
@vodafone_unlimited

Crediti


Testo Elia Alovisi

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