i-Q: punkt magazine

Come nasce e come si sviluppa un progetto editoriale? Qui qualche risposta.

di Mattia Ruffolo
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20 febbraio 2017, 10:50am

Milano cresce, sempre più. Continua ad evolversi e registrare i cambiamenti della nuova generazione. La moda, l'arte e il design rimangono determinanti; designer, editori indipendenti, stylist e artisti stanno rivoluzionando questa città. Abbiamo chiesto a Marcello Junior Dino e Roberto Ortu di raccontarcela attraverso il loro progetto editoriale PUNKT.

Chi siete e cosa fate?
Marcello Junior Dino, fotografo e direttore/fondatore di Punkt.
Roberto Ortu, creative director di Punkt e videomaker.

Come vi siete conosciuti e quando avete deciso di fare qualcosa insieme?
MJD/RO: Ci siamo conosciuti grazie a Facebook 4/5 anni fa proprio perché volevamo lavorare insieme.

Milano è una città che aggrega?
MJD/RO: Direi di sì. Probabilmente a differenza di altre città come Parigi o New York - che sono vere e proprie città cosmopolite - Milano è rimasta la capitale della moda più provinciale di tutte. Questo ha reso più facili le connessioni tra le diverse realtà lavorative e le persone che ci abitano.

Prima avete fondato il vostro magazine online; poi dopo tre anni avete scelto di fare la prima pubblicazione cartacea: qual è il valore aggiunto?
MJD/RO: Quando abbiamo pensato di aprire di Punkt per la prima volta, immaginavamo un magazine che, guardando al futuro, sarebbe rimasto per sempre solo online. Col passare del tempo ci siamo scontrati con le difficoltà e i limiti (tanti) di una scelta così decisa. L'apertura verso i magazine online (quelli che decidono di rimanere tali) è ancora poca. Sono considerati una copia sfigata dei giornali stampati. L'idea di portare Punkt su carta è nata dall'esigenza di creare contenuti più maturi e di arrivare ad un pubblico più selezionato.

Quanto vi interessa essere considerati "italiani" nel mondo dell'editoria indipendente mondiale?
MJD/RO: Molto, ma non al 100%. Punkt è nato a Milano, per questo in pochi lo capiscono. Probabilmente fuori dall'Italia c'è una percezione di Milano e del nostro paese che non è aggiornata al 2017. La nostra speranza è proprio quella di far capire che Milano non è (unicamente) sinonimo di una italianità stereotipata, al limite del grottesco, ma che ci sono nuove realtà da raccontare che possono essere interessanti quanto quelle di altre città europee.

In tutti i vostri editoriali si può notare un'abile capacità d'intuire quali saranno i volti più interessanti del futuro prossimo: come avete scelto di scattare Bebe Vio e Wilbert Eskildsen?
MJD: il casting è stato, fin dall'inizio di Punkt, uno dei nostri segni distintivi. La prima copertina digitale di Punkt fu Devon Windsor, diventata una top qualche mese dopo e consigliataci da Francesca Benedetto, oggi nostra casting director. Sia io che Roberto abbiamo sempre avuto una passione per il casting di facce nuove - io nel modeling, lui nello street casting. Da questa passione nascono le scelte di Wilbert e Bebe. Wilbert rappresenta il futuro del modeling maschile, quando l'abbiamo scattato aveva appena sfilato in esclusiva per Prada ma non aveva fatto nient'altro. Sono stati la sua giovane età e il suo viso, più armonico rispetto ai trend attuali, a convincerci che fosse la cover perfetta per Punkt #1.
RO: Cercavamo un volto e una storia che incarnassero l'estetica e il messaggio di Punkt. Abbiamo scattato Bebe mentre preparava la maturità e le paralimpiadi che vinse due settimane dopo a Rio, quello che è venuto dopo è davanti agli occhi di tutti. Cercare delle storie uniche è la nostra cifra.

Come scegliete i collaboratori? Quale di questi pensate stia interpretando al meglio il periodo storico che sta vivendo Milano? E soprattutto, cosa rappresenta Milano per voi?
MJD: i nostri collaboratori sono sempre persone di cui stimiamo il percorso lavorativo, spesso non li conosciamo di persona finché non ci lavoriamo. Come nel caso della nostra fashion director Elisa Voto, che abbiamo conosciuto dal vivo solo quando le abbiamo chiesto di lavorare con noi. Per me Milano rappresenta la mia casa (anche se sono torinese), la città dove sono riuscito a realizzare alcuni dei sogni lavorativi che avevo da sempre, Punkt in primis.
RO: Milano è un melting pot interessante ora. La cultura latina mi affascina molto. Unire le loro storie e la loro estetica ad un messaggio legato alla moda è molto stimolante.

Cosa pensate sia necessario portare a Milano che al momento manca?
MJD/RO: mancano i soldi per i progetti emergenti. (In coro)

@punktmagazine

Crediti


Testo Mattia Ruffolo e Irene Tamagnone
Immagini su gentile concessione di PUNKT MAGAZINE #1

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