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un giro per berlino con david koma

A Berlino in occasione del lancio del fashion film di Mercedes-Benz, David Koma e Christian Larson hanno incontrato Anders Christian Madsen per fare un giro per la città e discutere della politica attuale.

di Anders Christian Madsen
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08 luglio 2016, 1:55pm

L'eredità del 20esimo secolo non si respira in nessun altro luogo come a Berlino, dove il Checkpoint Charlie non smette di ricordarci che questa città, e lo Stato di cui è la capitale, un tempo furono divisi in due parti. Solo una settimana dopo la Brexit mi sono recato nella capitale tedesca con David Koma, il quale non ha mai potuto avere il privilegio di avere un passaporto europeo perché cresciuto a San Pietroburgo. Ora, dopo gli ultimi eventi politici, il designer sta cercando di capire quanto gli costerà importare i materiali che utilizza nel suo studio a Londra, e quanto questo influenzerà il suo brand indipendente. La sua ultima collezione è stata filmata per un corto di Mercedes-Benz — che è anche la ragione per cui ci siamo incontrati — in collaborazione con Eliot Sumner e Lucie von Alten, girato dal regista svedese Christian Larson, che si è unito a noi durante il nostro giro mattutino. "In quanto adolescente cresciuto in Russia ho sempre voluto una di queste, " afferma David, riferendosi alla Mercedes-Benz G-Class SUV che ci porta in giro per Berlino. "Tutti i gangster la guidavano. Adoro il design spigoloso."

C'è molto lavoro dietro al brand di David Koma: sexy, agili e appariscenti, i suoi abiti sembrano essere all'altezza delle aspettative della tipica donna russa forte, con riferimenti al modernismo e all'architettura contemporanea. "I miei lavori sono sexy? Sono femminili. Credo di aver sempre desiderato rendere le donne più forti degli uomini; crescere in Georgia significa vedere tua madre come un idolo. Chi vive in Georgia nutre una forte ammirazione per le donne." Koma è nato a Tbilisi nel 1985 e ha trascorso i primi 10 anni della sua vita lì prima di trasferirsi a San Pietroburgo, e 4 di quegli anni li passò dietro la Cortina di rerro che crollò nel 1989 con la dissoluzione dell'Unione Sovietica. "Ho assaggiato la mia prima banana quando avevo 12 anni," racconta. "Mancavano molte cose, lo ricordo bene, ma non mi sembrava mi mancasse davvero qualcosa. Semplicemente all'improvviso sono apparse le banane."

Crescendo a Tbilisi non ha vissuto la giovinezza turbolenta dei colleghi Demna e Guram Gvasalia di Vetements, i quali hanno dovuto fuggire a causa della guerra civile nell'area separatista di Abcasia all'inizio degli anni '90. Non condivide con loro nemmeno la nostalgia per l'epoca sovietica, di cui Gosha Rubchinskiy e la stylist Lotta Volkova sono i pionieri. "Spesso, i designer che provengono dalla mia terra utilizzano quegli elementi, ma non è il mio caso. Non so perché." Forse è il risultato di un'infanzia per nulla drammatica, l'essere cresciuto con un padre calciatore entrato poi in finanza, e una madre atleta diventata poi geologa. I genitori di David desideravano che il figlio diventasse un tennista, ma quando si trasferirono a San Pietroburgo e migliorarono il loro stile di vita, la moda sembrò la strada da intraprendere. David ottenne il suo primo studio a 15 anni. 

"Posso pagarti con i pound," ho chiesto al tassista scherzando quando sono arrivato a Berlino. "Nein danke," ha riso, "Non credo di volere i tuoi pound ora." La devastante scelta del Regno Unito di lasciare l'Europa rende tutti pensierosi, e camminando lungo il Muro - o quello che rimane - non puoi fare a meno di pensare a ciò che ha portato alla creazione dell'Unione. È la storia europea che ha reso possibile per un georgiano, uno svedese e un danese di attraversare liberamente i confini. Camminando lungo il Muro parliamo della politica europea e americana, dove Destra e Sinistra si stanno allontanando sempre di più, ricordandoci Berlino agli inizi degli anni '30: gli anni della Depressione dopo il crollo di Wall Street, quando gli Anni ruggenti sono stati spazzati via dal nazionalsocialismo della Germania. È per questo motivo che la storia ha un peso più grande a Berlino. Tutto è nato qui.

David Koma autunno/inverno 16. Foto Mitchell Sams.

Se ci spostiamo in America, troviamo Donald Trump che vorrebbe costruire ora un muro per tenere fuori dagli USA i messicani. Era questa la situazione tra Berlino e l'Europa dal 1961 fino alla caduta del Muro, e anche se chi proviene dall'Est Europa come Koma è tanto occidentale quanto noi, porta con se un'eredità che non possiamo comprendere fino in fondo.

David Koma autumn/winter 16. Photography Mitchell Sams.

A 16 anni David incontrò Alex. Era la sua coinquilina in un appartamento a San Pietroburgo, e l'anno dopo si sono spostati a Londra per continuare la loro carriera nella moda. David studiò moda con la docente Louise Wilson alla Central Saint Martins, lanciò il suo brand nel 2009, diventò direttore creativo di Mugler nel 2013, e due anni dopo lui e Alex ebbero una figlia, Mia. "Ho scoperto le vere riviste e i libri quando mi sono trasferito a Londra a 17 anni," racconta David con il suo accento inglese con una forte influenza russa e lo sguardo sempre preoccupato. Non è una persona ansiosa, è sensibile e fa trasparire ciò che prova. "David ha una sensibilità particolare. Osserva qualcosa e dice, 'Mi piace. Non mi piace. Non comprendo. Perché?' E poi fai una scelta e passi oltre," gli dice Christian mentre ci spostiamo verso Potsdamer Platz.

"Mi sembra che molti designer cercano varie opzioni in giro e le spremono fino alla fine, invece tu trovi tutto dentro di te. Cambi idea in base a ciò che senti tu." È un'osservazione accurata, e un qualcosa che ritroviamo anche nella visione del mondo di David. Gli chiedo come si sente in relazione alla Russia oggi, uno dei Paesi più criticati al momento. Riflette sulla domanda. "Alcune opinioni sono giuste, ma altre sbagliate. Vedo del brutto e del buono in tutto, quindi ogni volta che torno a San Pietroburgo me la godo appieno."

Crediti


Testo Anders Christian Madsen