dalla russia con amore: gosha rubchinskiy e la sua tribù

Lo stilista e fotografo Gosha Rubchinskiy guarda al passato per dare al futuro una nuova prospettiva, che rappresenta attraverso i volti dei giovani modelli della sua tribù.

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mar 29 2017, 10:00am

Proletari di tutti i paesi, unitevi! Per 70 anni, lo slogan comunista è stato il motto dell'Unione Sovietica, dissoltasi nel 1991. Ma, se in una fredda giornata del gennaio 2017 Lenin fosse stato presente alla sfilata di Gosha Rubchinskiy a Kaliningrad, il cuore del leader sovietico si sarebbe senz'altro riscaldato. Nella remota enclave russa, annidata sulle coste del Mar Baltico a cavallo tra Polonia e Lituania, lo stilista più richiesto del momento ha riunito la tribù di giovani moscoviti nella sfilata più personale e rischiosa della loro carriera. "Quando si pensa alla Russia, si pensa immediatamente alla scena politica del paese. Personalmente, trovo maggiormente interessante invitarvi qui e mostrarvi la vera Russia, piuttosto che sfilare a Parigi," riflette il 32enne tra un morso di club sandwich e l'altro, poche ore dopo la fine della sfilata autunno/inverno 2017. Al piano di sotto, cinque ragazzi della tribù di Gosha stanno brindando al successo della sfilata a cui hanno tutti duramente lavorato, che ha rappresentato il culmine dell'energia artistica sprigionatasi nei cuori e nelle menti di questi giovani negli anni passati. Insieme, hanno creato un movimento nell'industria della moda che mira a dare gloria alla Russia che amano e a cui i media occidentali tendono a non dare rilevanza, troppo occupati nella copertura degli eventi politici a cui Gosha si riferiva poco fa.

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"Gosha è l'unica persona che rappresenta i lati positivi della Russia," dice Valentin Fufaev, artista 17enne di Mosca con occhi così grandi che ci si potrebbe perdere dentro; due anni fa, ha mandato un messaggio privato a Gosha su Instagram, e da lì a diventare uno dei suoi modelli il passo è stato breve. Valentin, però, non è solo un pittore di talento: l'anno scorso ha anche lanciato la sua collezione DOUBLECHEESEBURGERVF al Dover Street Market di Londra. "Oggi, anche solo parlare di politica è doloroso, e non dovremmo farlo. Non guardo la CNN, la BBC né i telegiornali russi perché penso che l'ambiente politico sia la peggiore rappresentazione artistica del mondo," afferma Valentin. "Gli adolescenti russi sono pieni d'energia, stanno crescendo seguendo le orme di Gosha e percepiscono il suo modo di essere così unico," continua il giovane pittore dall'accento british. Valentin frequenta un liceo internazionale a Mosca, e la prossima estate si diplomerà. Non potrebbe esserne più felice: i suoi compagni di classe non appartengono al seguito adorante di Gosha. "Pensano che io sia pazzo. È come se soffrissimo di un disturbo bipolare che ci impedisce di conciliare i nostri interessi. A loro piacciono altre robe, robe un po' sfigati secondo me," dice. Dopo il diploma, vorrebbe andare a Londra per studiare Belle Arti all'università Central Saint Martins. 

Per gli adolescenti russi Gosha non incarna solo una visione nuova e più romantica della loro patria, ma anche una via di fuga dal paese. Ed eccoli qua, i pochi fortunati che ce l'hanno fatta a finire al suo fianco, trasportati nella città fantasma di Kaliningrad per sfilare sulla passerella in un evento ispirato al mondo calcistico, in chiara correlazione con i prossimi Mondiali di Calcio che si terranno in Russia, in parte proprio nelle regioni baltiche. "Mi piace tutto ciò che sa unire le persone, come la musica, il calcio e la moda," spiega Gosha. "Penso che ci siano ancora buoni motivi per continuare a uscire di casa e vedere posti nuovi con i propri occhi, non attraverso uno schermo o su un giornale. Questa è la mia missione. Sono russo, e ho una voce. Posso parlare del mio paese e invitare i miei amici che lavorano nella stampa internazionale a venire qui."

Gosha non avrebbe potuto trovare ambasciatori migliori per sua tribù: parlano di lui con una devozione rara tra adolescenti e giovani adulti. "Nessuno esercita su di me un'influenza così profonda come Gosha. Tutto ciò che mi dice è esattamente come deve essere," miagola Artem Nanushyan, artista e musicista con gli occhi da cerbiatto e capelli rasati a zero che ha dato una mano nello styling per la sfilata. Ha incontrato Gosha per la prima volta durante un rave a Mosca nel 2015 e "dopo dieci minuti mi stava fotografando. Abbiamo parlato per due ore, parlando di arte, della vita, di tutto insomma. Un discorso davvero profondo," ricorda Artem. "Lui mi ha detto 'amico, sono così emozionato, così felice! Questa è proprio la generazione che stavo aspettando.'" Ivan Shemyakln, skater 23enne dalla pelle color avorio, tornato da poco dopo aver servito nell'esercito russo in Siberia, dice che Gosha "può fare qualunque cosa, e sarà comunque perfetta." No, non è la tipica frase che ci si aspetterebbe da uno skater, ma come sostiene Gosha stesso "non sono adolescenti scelti a caso. Questa è la tribù di Gosha." I personaggi a cui Gosha si ispira sono fortemente legati alla tradizione slava: "forse si tratta del popolo russo, più che di questi ragazzi. Chi legge Dostoyevsky o Tolstoy non può che avere una concezione nostalgicamente romantica dei sentimenti, legata a una vita a stretto contatto con la filosofia."

Nell'area fumatori all'afterparty della sfilata - che si è tenuto nella location più interessante di Kaliningrad, l'Atlantica - non si sentono le solite chiacchiere da adolescenti. Anzi, non si chiacchiera proprio. Questi ragazzi fanno conversazione, parlano di vita, di amore e della situazione russa. "Sì, parlo di sesso," dice Artem scrollando le spalle. "Ne parlo da un paio d'anni, da quando ho realizzato cosa significa far parte del sesso maschile e ho iniziato ad aver davvero bisogno di confrontarmi con i miei amici. Ma io e gli altri ragazzi crediamo che sentimenti e arte siano i temi più interessanti per una discussione. Sono le uniche cose vere che abbiamo, e c'è bisogno di parlarne." Artem ha composto la colonna sonora della sfilata, un lungo racconto che campiona le voci dei modelli stessi mentre rispondono a domande sulla loro vita e sui loro sogni in lingua russa. "Il mio nome è Valentin Fufaev. Ho 17 anni. Sono nato e vivo a Mosca. Studio, disegno, creo. Io non esisto solo, io vivo," racconta una voce durante la sfilata. "Sono nato e vivo a Krasnoyarsk, in Siberia. Scrivo poesie e spero che un giorno i miei versi cambieranno il modo in cui le persone guardano al mondo," recita un altro. E il 16enne Leon parla di paure in cui ogni adolescente si può ritrovare: "Non sono nessuno e non so quando diventerò qualcuno. Il mio sogno è di non morire prima di avere 25 anni."

Anche l'orgoglio russo ha avuto un ruolo chiave nella tribù di Gosha. "Il mio sogno è vivere in una società senza violenze né oppressioni," confessa il 22enne Tyoma, da Vologda. "Quando osservo le persone attraverso il mirino della mia macchina fotografia, vedo quasi solo la loro stanchezza di vivere. Un giorno, vorrei poter vedere il popolo russo felice e libero," immagina il fotografo 19enne moscovita Ivan. Per gli adulatori di Gosha nati negli anni '90, la spirale di distruzione che ha avvolto il loro paese in seguito alla dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991 è quasi roba da leggenda. "Non ricordo i periodi brutti, ero solo un bambino. Ma mia madre e mia nonna mi raccontavano le loro storie; mi dicevano che la gente era sempre affamata, non aveva soldi, dovevano aspettare i buoni per poter mangiare," racconta l'Ivan skater, che ha incontrato Gosha tre anni fa ed ed ora è parte della crew di PACCBET, un brand per skater disegnato da Rubchinskiy e dallo skater professionista Tolia Titaev. "Siamo ragazzi nati negli anni '90, e forse questo ci aiuta a capire meglio il mondo in cui viviamo ora. Abbiamo una prospettiva diversa." Per Gosha, il periodo post URSS rappresenta un chiaro ricordo dell'infanzia e dell'adolescenza. L'austerità di quegli anni è diventata la sua fonte d'ispirazione principale: la nostalgia di un'era post-moderna fatta di ristrettezze e toppe sugli abiti troppo lisi gli ha permesso di dare vita a uno stile di streetwear unico.

I ricordi che emergono osservando le collezioni e gli scatti di Gosha sono diversi dalla realtà, spesso deformati e romanticizzati. (Uomo dai molti talenti, Gosha spesso si definisce "creatore d'immagini," non stilista.) "Volevo semplicemente mostrare il mio punto di vista. Non voglio insegnare qualcosa agli spettatori, voglio solo mostrare loro ciò che mi piace. E se piace anche agli altri, allora lì inizia la condivisione," spiega Gosha riferendosi alla suo stile russo-centrico. I riferimenti nelle collezioni dello stilista russo non rappresentano ideali politici di nessun genere, ma sono strettamente collegate ai tempi in cui viviamo. E su questo Gosha è sempre stato categorico. Quando abbiamo assistito alla sua sfilata a Firenze, nel giugno 2016, ha scelto una ex-fabbrica risalente ai tempi di Mussolini come location, spiegando che le architetture in stile monumentalista risalenti al periodo del fascismo gli ricordano gli edifici russi e tedeschi eretti in quegli stessi anni. "La prima volta che sono venuto qui, mi sono subito sentito a casa. È stato un conforto per i miei occhi e per il mo spirito," ha confessato poco dopo la sfilata. "Ma, allo stesso tempo, mi interessa far riflettere le persone sulla vita di quell'epoca. Non dimenticare il nostro passato è fondamentale per potersi chiedere: cos'è l'Europa oggi? Cos'è l'Italia oggi? Cos'è la Russia oggi? Non voglio rispondere. Voglio solo porre queste domande. Faccio attenzione a quello che succede intorno a me, all'aria che si respira. Le persone possono decidere autonomamente cosa apprezzano e cosa no."

Nelle desolate terre di Kaliningrad, dove le ombre di un'Europa dilaniata dalla guerra ancora giocano a rincorrersi, queste domande emergono spontaneamente. E la sfilata, illuminata dalla fredda luce che penetra dalle vetrate dell'ex Borsa Valori, emana un'aura inconfondibile di adolescenza impoverita, che è esattamente quella che traspare da Gosha stesso. Abiti sartoriali che sembrano arrivare da un negoziato vintage post sovietico, sciarpe di squadre di calcio abbellite dal logo cirillico Гоша Рубчинский e una collaborazione con Adidas prima dei Mondiali di Calcio. "Volevo unire la cultura del football inglese e lo sportswear tedesco alle nuove generazioni di skater russi," spiega Gosha. "Questo è il luogo perfetto per presentare una collaborazione tra un brand tedesco e uno russo." Amalgamare culture diverse è il mantra del suo lavoro. Cresciuto a Mosca in quegli anni '90 così duri, Gosha si è imbattuto in un magazine russo con alcuni servizi fotografici e traduzioni di articoli tratti da i-D e da The Face, aprendogli le porte di un nuovo mondo che diventerà poi la chiave del suo enorme successo: elaborare a livello sartoriale gli outfit delle nuove generazioni di skater russi, sconosciuti all'industria della moda occidentale, attraverso le pubblicazioni di lusso del settore.

Grazie a questa nuova prospettiva, nel 2008 Gosha Rubchinskiy a fondare l'omonimo brand di streetwear di lusso, ora supportato da Adrian Joffe, presidente di Comme des Garçons e Dover Street Market. Joffe non si occupa solo del brand Rubchinskiy, ma anche di tutte le linee nate tra le fila della tribù di Gosha. Tra queste c'è PACCBET, gestita dal 22enne Tolia Titaev, skater professionista che ci ha raggiunto a Kaliningrad. Ha incontrato Gosha durante un casting per la sua prima sfilata quando aveva solo 13 anni, e da allora ha sfilato in quasi tutte le, testimoniando l'evoluzione del marchio e l'aumento in termini di popolarità della cultura skate russa a cui si ispira. "Prima, non c'erano molte persone legate al mondo dello skate ansiose di venire in Russia. Adesso, tutti ci vogliono venire," dice Tolia. "Tutti vogliono copiarlo, tutti rifanno i suoi jeans e le sue scarpe, ma questa è roba nostra."

Kaliningrad è una città dall'aspetto ultraterreno, non ha le stesse vibrazioni di Mosca. "L'architettura è folle, ma la città è stata completamente distrutta dopo la guerra, non ci sono più molti edifici storici. Nessun russo verrebbe in vacanza qui," spiega Pavel Milyakov, che lavora alle stampe e alle colonne sonore di Gosha. Cresciuto a Mosca, ha vissuto a Berlino e Barcellona. "Molti dei miei amici stilisti e musicisti si sono trasferiti a Berlino perché vivere lì è più facile. Hai più opportunità di fare qualche soldo, più possibilità in generale. A Mosca è più difficile, ma io non posso vivere in nessun'altra città. Non posso vivere senza le atmosfere russe, sai, la neve e il resto. In un certo senso, mi rende più forte. A Mosca c'è un clima orribile, e poi tutti questi edifici in cemento... Ci sono anche a Berlino, ma a Mosca c'è un'aria più dura, meno confortante" dice prima di fare una pausa e concludere dicendo "forse sono semplicemente troppo sensibile." Pavel è convinto che questa sensibilità debba essere ricondotta allo zeitgeist degli anni '90 a cui tutte le persone che gravitano attorno a Gosha fanno continuamente riferimento: una "gabbia di regole" sovietica, prima che "arrivasse la libertà," come la definisce lui stesso.

"Alla fine degli anni '90, pensavamo che fosse tutto uno schifo - il comunismo, i leader, le ideologie - ma abbiamo dimenticato gli aspetti positivi di quegli anni. Era una cultura positiva, così come lo erano le persone; c'era bellezza intorno a noi. Dovremmo provare a ripensare a quell'epoca con una prospettiva nuova." Non il genere di discorsi che ci si aspetterebbe da uno skater 23enne, ma questo è il tipo di approccio che caratterizza i ragazzi della tribù di Gosha. Come fa notare Artem, "in questo mondo ci sono tante persone molto stupide e molto vecchie. E se ci sono ragazzi intelligenti e interessanti, che neanche puoi immaginare quanto, magari hanno 15 anni." Nel backstage della sfilata si vedono una moltitudine di giovani skater russi, con i loro nasi e profili importanti, le loro teste rasate e gli occhi da cuccioli, e non si può non essere colpiti dalla bellezza che accompagna i cervelli di questo movimento. Quando gli viene chiesto come seleziona i ragazzi che sfileranno sulla sua passerella, e in molti casi diventeranno suoi amici, come Artem, Ivan, Pavel, Tolia e Valentin, Gosha parla di sensibilità: "Se provo una sensazione speciale, allora lo scelgo. Non è una questione di bellezza. Ci vuole ben altro per far parte delle sfilate di Gosha."

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Fotografia Gosha Rubchinsky