cosa diciamo di noi quando decidiamo di vestirci 'da poveri'

Ovvero quando diluiamo il concetto di classe operaia, trasformandola in una subcultura di cui possiamo far parte spendendo 400 euro per dei jeans rovinati ad hoc.

di Melisa Gray-Ward
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03 luglio 2017, 11:34am

Sullo shop online della catena d'abbigliamento statunitense Nordstrom, un paio di jeans, i Barracuda Straight Leg Jeans di Prps per la precisione, sono descritti come: "capo da lavoro che ha sopportato qualche giornata di fatiche, con un rivestimento in simil-fango incrostato; chi li indossa dimostra di non aver paura di tirarsi su le maniche e sporcarsi le mani." Il prezzo? 425 dollari. Ma neanche questo è bastato a evitare che il denim in questione andasse velocemente in sold out. Chi non fosse riuscito ad accaparrarsene un paio può sempre ripiegare su jeans sporcati ad arte di vernice in offerta a 300 dollari. Usando le parole del brand, il pantalone permette a chi lo indossa di "sembrare appena uscito da uno studio d'arte."

Ovviamente, il denim dall'aspetto vissuto è un trend in voga già da qualche anno, ma questi due esempi vanno oltre. Il fondatore di Prps, Donwan Harrel, ha ammesso che la produzione del capo è direttamente ispirata all'abbigliamento da lavoro di cantieri e affini, e la domanda sorge spontanea: perché consumatori che possono spendere 400 dollari per un paio di pantaloni vogliono sembrare così disperatamente parte della classe operaia?  

Nel 1967, Roland Barthes teorizzava che i vestiti sono un linguaggio a tutti gli effetti: un insieme di simboli combinati in modo diverso da ognuno di noi per comunicare agli altri la nostra personalità. Quello che indossiamo non dice tanto di noi insomma, quanto più di ciò che noi vorremmo gli altri pensassero di noi. L'abbigliamento ci permette di passare da una classe sociale all'altra, almeno in apparenza. Nel 18esimo secolo, i giovani uomini più abbienti d'Inghilterra sceglievano di "vestirsi al di sotto" della loro classe d'appartenenza come segno di ribellione al sistema da cui in realtà traevano esclusivamente benefici. Andiamo avanti di un paio di secoli, e all'inizio dei '00 ereditiere e aspiranti tali portavano Louis Vuitton al braccio, ma abbinate a capi di fast-fashion per apparire meno legate a un certo ambiente elitario. Facendo un salto in avanti decisamente più breve, arriviamo al 2010, quando—anche a causa della crisi economica—l'ostentazione passa definitivamente di moda. 

AdWeek ha sottolineato che i brand tradizionalmente legati all'abbigliamento da lavoro, come Carhartt, Dickies's e Filsonnow, atttraggono oggi acquirenti urbani con un debole per tagli e stili pratici. L'aspetto usato, consumato, dei capi non deriva dal duro lavoro di chi li indossa, bensì dalla fatica fatta da chi quei capi li ha creati. Come riportato dall'emittente Al Jazeera, nel 2015 gli operai cinesi erano ancora costretti a customizzare il denim usando la sabbiatura, processo chimico la cui correlazione nell'insorgenza di tumori ai polmoni ha fatto sì che venisse vietato per legge. Sono quindi i lavoratori sfruttati a sobbarcarsi il vero costo del 'vestirsi da poveri', non chi sceglie di acquistare questi capi.

Va da sé che la crescente popolarità di brand "operai" abbia anche qualcosa a che fare con la funzionalità dei loro capi. Al di là del messaggio che possono trasmettere, salopette pantaloni cargo sono un inno al pragmatismo. Le loro numerose tasche, pensate in origine per contenere gli attrezzi di cui i lavoratori avevano bisogno, servono ora per smartphone e portafoglio. La rinascita di questi capi sulle passerelle e sulle strade è un indice della loro durata nel tempo. E, quando non presentanti come parte integrante di un'immaginario da classe operaia (cioè quando non ricoperti in finto fango), il sottotesto che celano è molto meno inquietante di quanto preventivato. 

The 874: an iconic workpant built for any worker. #DickiesWorkwear

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Gli addetti ai lavori hanno sottolineato i pericoli del diluire il concetto di classe operaia bollandola come scena o subcultura, specialmente quando l'unico sforzo richiesto indossa abiti da lavoro è di tipo finanziario. Ma quando una moda diventa classista? Qual è il confine tra essere d'ispirazione e diventare un fetish? Se la moda è un linguaggio non verbale, come teorizzato da Barthes, i pochi che possono permettersi di scegliere liberamente cosa indossare dovrebbero dire più chiaramente chi sono. 

Crediti


Testo Melisa Gray-Ward
Immagine in copertina di Jason Lloyd Evans per la moschino couture for spring/summer 16

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