kerstin brätsch è l'artista tedesca che unisce pittura e artigianato

Le sue opere sono caleidoscopi sensoriali che ipnotizzano l'osservatore. Per vederle non serve un aereo, perché saranno in esposizione a Roma fino a novembre.

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giu 6 2018, 3:07pm

Dettagli delle opere di in esposizione.

Durante la prima metà del XIX secolo il Palazzo Ruspoli di Roma ospitò, tra gli altri, Napoleone III e la madre Ortensia. A testimonianza del passaggio dei Bonaparte a palazzo, la famiglia dell’imperatore commissionò la decorazione di alcuni saloni con affreschi di gusto primo impero, molto in voga presso l’aristocrazia parigina del tempo e invidiatissimi dall'élite romana.

Oggi, dove 150 anni fa si svolgeva la vita della nobiltà papalina, la Fondazione Memmo di Roma ospiterà i lavori di Kerstin Brätsch, esecutrice dell’arte visuale e prontissima a mettere in discussione se stessa, il ruolo dell’arte contemporanea nella società odierna e il ruolo che l’artista ricopre di fronte al pubblico. BRÄTSCH_RUINE e KAYA_KOVO è la doppia esposizione in doppia location che tenta di esplorare e rispondere a questi interrogativi. La Casa, spazio espositivo principale, ospita _Ruine e lancia uno sguardo sul lavoro individuale di Brätsch, mentre la Stalla, eremo raccolto e nascosto, costituisce la dimora di _Kovo, produzione di Kaya, collaborazione geniale tra Brätsch e Debo Eilers, in vista di una contaminazione tra artigianato e cultura pittorica.

L’intento principale della Brätsch è quello di “destabilizzare il linguaggio pittorico” perché la sua arte è in continuo contatto con le realtà artigiane. Se per secoli di storia dell’arte il punto di vista del pittore è stato sempre unico e imprescindibile, adesso con Kerstin Brätsch diventa soggettivo. Diventa influenzabile da fattori esterni. Nei suoi Marbling Paintings, realizzati con Dirk Lange e caratterizzati dalla tecnica della marmorizzazione, tutto è soggetto agli inchiostri e ai solventi che, fatti colare su superfici liquide, creano il pattern simbolo dell’exhibition. È chiaro quindi che il concetto di fondo nell’arte di Brätsch non è tanto la sua presenza come artista-Dio, ormai ampiamente superata, ma una simbiosi completa con l’artigiano e con il concetto di gravità, repulsione e adesione.

Il mood generale è quello di un complesso processo di decadenza e ricostruzione. Persino in KAYA_KOVO, allestimento suggestivo in bilico tra la rovina e una possibile rivalutazione del passato, emerge l’importanza della composizione dopo la decomposizione. Ecco quindi, alla luce di lampade primordiali, dipinti per metà umani che evocano riti barbari, fantascienza e animismo e lo scontro violento tra la parola e la materia. Per scoprire che, dopotutto, con il tempo non ci siamo distanziati affatto da rituali bestiali e trasgressione animale.

KAYA Catacomb Mirror, Plexiglass, glass paint, epoxy, amplifier, speaker wire, transducers, 2018, KAYA e Nicolas An Xedro, © Daniele Molajoli.

KAYA Pelle / Testa di calcio, Leather, oil paint, mixed media, epoxy, aluminum, belts, 2018, KAYA, © Daniele Molajoli.

KAYA, _KOVO, installation view at Fondazione Memmo, Rome, 2018, © Daniele Molajoli.

È possibile visitare BRÄTSCH_RUINE e KAYA_KOVO dal 4 maggio all’11 novembre a Roma, presso Fondazione Memmo.

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Crediti


Immagini su gentile concessione dell'Ufficio Stampa