Quantcast
Performance Nico Vascellari, Revenge @Maxxi Courtesy FENDI

la vendetta di nico vascellari: vi raccontiamo la sua ultima, folle performance

Federica Tattoli

Ancora una volta, uno dei migliori artisti italiani contemporanei ha saputo incantare il pubblico arrivato al Museo Maxxi per 'Revenge', storia di una notte romana d'inizio estate.

Performance Nico Vascellari, Revenge @Maxxi Courtesy FENDI

REVENGE: 2007 vs. 2018
Giovedì 7 giugno 2018, sera, Roma, Museo Maxxi. Sperimento la circolarità del tempo e subito i pensieri vanno ad una giornata di 11 anni prima, a Venezia durante la 52esima Biennale di Arte Contemporanea. Il giorno si contrappone alla sera, ma le sensazioni sono le stesse: una coda e l’atto dell’attesa. Nel 2007 aspettavo un qualcosa che ignoravo. Oggi aspetto qualcosa che posso immaginare, ma che comunque non conosco.

La coda è lunga, le persone chiacchierano, qualcuno s’innervosisce, chiede, cerca di portarsi avanti e spiare nel cortile del museo attraverso le inferriate. Il sole si sta spegnendo, fa caldo ma l’aria è elettrica, preludio di pioggia. Poi il cancello si apre e tutti si dirigono velocemente verso un punto della vasta corte del museo Maxxi. Ad attrarci è un suono, un cinguettio prodotto da un uomo dalla barba bianca sul tetto di un edificio. Subito sotto si apre la rampa di un sotterraneo attorno a cui tutti si accalcano; smartphone alla mano, parlano e aspettano, ipotizzano, raccontano, cercano di interpretare quel che potrebbe accadere.

Intanto, io ripenso a quel giorno del 2007, la prima Biennale che ho seguito come art editor. Il magazine in questione era SLURP, fortunato esperimento analogico di una vita fa, realizzato tutto in bianco e nero da me e altri ragazzi. Io e il Fashion Editor [Damian Sammarco, NdA] non potevamo perderci Revenge, progetto vincitore del Premio per la Giovane Arte Italiana istituito della DARC e dal MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma). Così, seguendo il flusso umano lungo uno stretto corridoio, ci stringemmo in una stanza dove una parete era totalmente ricoperta da amplificatori, dal pavimento al soffitto. Il resto della stanza era vuoto, in penombra e il suono del feedback ci avvolgeva tutti, mentre aspettavamo.

Performance Nico Vascellari @MAXXI Musacchio & Ianniello Courtesy Fondazione MAXXI

Analogico, 2007 vs. digitale, 2018
Roma, 2018. Accanto alla rampa che si inabissa in un buio dai bagliori rossastri le persone non fanno altro che fotografare, riprendere, fotografarsi; l’urgenza di comunicarsi quasi supera quella di godersi un’esperienza che sarà solo lì e mai più, che nel futuro vivrà solo nei ricordi di chi vi ha partecipato.

Venezia, 2007. Nessuno smartphone in mano agli spettatori, ma solo la smania di catturare il momento con i propri sensi. Forse è per questo che il ricordo di quella sera è così vivido: suoni e corpi che si muovono e urtano nel buio, la voce ritmica e rituale di Nico Vascellari che è quasi solida come un corpo che investe i presenti, li attraversa e non svanisce, scolpendosi invece nelle loro menti. Questa è la performance, un’opera d’arte che vive nelle sensazioni e nei ricordi delle persone che hanno la fortuna di poterla esperire, che vive dell’intima relazione di energia che passa dal performer al fruitore.

Questi sono i pensieri che passano per la mia mente nell’attimo in cui il rumore del motore di due macchine irrompe e sovrasta il cinguettio dell’uomo barbuto. Le automobili sono chiare, abbastanza grosse, una si trova in cima alla rampa, mentre l’altra si intravede nel buio sottostante. Insieme sgasano, accelerano sempre più pronte allo scatto, partono e nella stretta rampa si scontrano. Ed è fumo e rumore e puzza di benzina, arretrano veloci per poi scontrarsi nuovamente, è una lotta tra veicoli, due stunt-man come cavalieri contemporanei alla guida di destrieri meccanici.

Performance Nico Vascellari, Revenge @Maxxi Courtesy FENDI

L'azione
Ma chi vincerà? L’azione è forte, disturbante, è un’incidente in diretta, tocca corde ancestrali come spesso i lavori di Vascellari magistralmente fanno. Le macchine, ammaccate, si placano e le persone vengono fatte scendere nel sottosuolo, dove il primo livello del garage è illuminato dalla luce rossa proveniente dai neon attaccati al soffitto, i tubi fluorescenti sono modellati come piccole stalattiti, sagome di montagne rovesciate, canini di una creatura sconosciuta. Qui i visitatori si imbattono in figure incappucciate, oscure e magnetiche, girano per lo spazio e confluiscono all’apice della seconda rampa, proprio accanto a casse e amplificatori.

Arriva, attesissimo, Nico Vascellari, il volto nascosto da una maschera totalmente ricoperta da minuscoli fiori e piccoli elementi naturali. Microfono in mano, dà inizio ad un’azione sonora e fisica, circondato dalle enigmatiche figure che si muovono costringendo il pubblico a fronteggiarli, sottrarsi, seguirli, sfuggirgli. S’innesca una danza, un rito comune, scandito dalle persone e dal suono di bastoni e voce, le sensazioni sono molteplici, curiosità, timore, tutti sono parte del lavoro in una mescolanza di energie corali e ancestrali. Questo rito dura per un tempo che non riesco a definire e termina bruscamente. Nico Vascellari e i performer si disperdono, il pubblico deve scendere la seconda rampa.

Performance Nico Vascellari, Revenge @Maxxi Courtesy FENDI

L'attesa si ripete
Ci troviamo ora un livello più sotto, accalcati, accaldati, nel buio rossastro, spaesati, coi sensi all’erta per capire cosa accadrà. Si è avvolti dal cemento ma potrebbe essere una caverna immersa in una foresta, le sensazioni non cambiano. Scesa la rampa si trova un blocco, una fila di uomini muniti di bastoni fermano le persone, urlano contro di loro; se non hai una speciale medaglia non puoi accedere. Siamo tutti bloccati sottoterra, i pochi muniti di medaglia passano, molti altri sono sconcertati e restano lì, fronteggiano il cordone umano, provano a passare, chi blandendo i guardiani a parole, chi provando a forzare fisicamente il passaggio, ma non si procede.

Ancora una volta l’attesa. Da sotto salgono suoni demoniaci, voci si rincorrono, sono Prurient, Old Tower e Ames che stanno iniziando la loro esibizione dal vivo. C'è chi decide di aspettare e chi preferisce risalire dalla pancia del Maxxi, scoprendo così che al livello -1 era in atto un'altra performance: le figure incappucciate, sostituiti i bastoni con degli specchi, danno qui vita a un altro rito e circondano l’artista steso su un tappeto di foglie. L'aria, intanto, si fa satura dell’odore di cera bruciata, unendosi a quello non ancora svanito del gas delle auto che avevano dato il la alle azioni. Cera, fumo, foglie, luci di un proiettore che illumina gli specchi, gesti e sguardi a circondare il corpo di Nico Vascellari. E poi le note di Prurient, Old Tower e Ames che risalgono dal livello -2, luci rosse e persone che guardano, si accalcano, si spostano, fotografano.

Esco e cerco la mostra, attraverso il cortile del museo e raggiungo il primo piano (questa volta “sopra terra”) e ritrovo Revenge, la parete di amplificatori è la stessa del 2007, illuminata solo dai flash di una lampadina che rotea pendendo dal soffitto. Entro nella stanza da sola, non come undici anni prima, in cui non ci si muoveva, e mi godo l’estetica del lavoro. Non riesco a quantificare il numero di amplificatori chiesti in prestito dall’artista a band underground di tutta Europa, incastonati in una parete di legno combusto. Suono, legno e fuoco, tecnologia e natura, temi ricorrenti nell’opera di Vascellari. Dagli amplificatori esce il suono caratteristico del feedback, è un lavoro bello e potente anche quando non attivato dai corpi di artista e spettatori.

Performance Nico Vascellari, Revenge @Maxxi Courtesy FENDI

Nico Vascellari, l'artista
Mentre mi godo l’opera in solitudine mi chiamano, un’altra performance è iniziata nello spiazzo. Arrivata nella corte trovo Nico Vascellari che canta. I Trust In You è un mantra che ripete circondato dai presenti. Tutti gli si fanno intorno, smartphone sempre a portata di mano, l’artista interagisce col pubblico, canta e si muove, finché non sale su un palco di legno a strapiombo sugli inferi del museo.

Ormai siamo all’aria aperta, dopo un viaggio sotterraneo in cui ci ha condotto uno dei migliori artisti italiani della sua generazione—sicuramente il miglior performer—, I Trust In You chiude la serata che ho cercato di raccontare.

Questa è la cronaca personale di un atto performativo, è ciò che io ho visto e sentito, gli altri avranno visto e colto sfumature differenti. Proprio per questo è bello esserci, vivere le performance sulla propria pelle, anche e specialmente in quest’epoca in cui tutto è filtrato dagli smartphone. Chi non era presente, comunque, potrà sentire riecheggiare nel museo Maxxi le tracce sonore di questa notte di giugno: l’installazione Revenge, sarà in mostra qui fino al 2 settembre 2018.

Performance Nico Vascellari @MAXXI Musacchio & Ianniello Courtesy Fondazione MAXXI

Segui i-D su Instagram e Facebook.

Qui vi abbiamo invece parlato di Lavascar, progetto realizzato da Nico Vascellari insieme ad altri due incredibili artisti:

Crediti


Testo Federica Tattoli
Immagini su gentile concessione dell'Ufficio Stampa