Abiti Prada.

kendrick lamar vuole cambiare il mondo e ci racconta come

In un'intervista unica, il re dell'hip-hop parla di Trump, Obama e di come tutti possiamo dare il nostro contributo. Anzi, dobbiamo.

di Touré; foto di Craig McDean; traduzione di Amanda Margiaria
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ott 16 2017, 1:31pm

Abiti Prada.

"Io… non… non lo so," dice Kendrick Lamar quando gli chiediamo di spiegarci perché Donald Trump è diventato Presidente degli Stati Uniti. Poche persone capiscono l'America come Kendrick, quindi siamo sicuri che sappia spiegarci qualcosa in più di come un miliardario famoso per i suoi reality show sia diventato oggi la figura politica più importante della nazione. È domenica pomeriggio e Kendrick è seduto in una piccola stanza nel backstage del Barclays Center di Brooklyn, a New York. Non c'è molta luce e le pareti sono grigie. Mancano poche ore al suo concerto. Ai piedi Nike Air Max argentate, che accompagnano una tuta beige con il logo TDE. L'acronimo sta per Top Dawg Entertainment, brand fondato dal rapper stesso. È rilassato, parla con tranquillità ed emana una certa intensità, perché sceglie con cura le parole, che hanno quindi un certo peso. Kendrick non è volubile, ma è profondo. È intuitivo, saggio e spesso brillante, quindi—come molti altri americani—è ancora sotto shock per le elezioni presidenziali dello scorso weekend. "Siamo tutti frastornati," dice. "È qualcosa che ha scompaginato la nostra bussola morale." Il cambiamento è quasi tangibile per Kendrick, perché Obama non era solo un presidente che rispettava e ammirava, ma anche un amico che ama la sua musica e che l'ha invitato alla Casa Bianca.

"Stavo parlando con Obama," racconta, "e la cosa più folle che ha detto è stata 'wow, com'è che tutti e due siamo finiti qui?' Mi ha lasciato a bocca aperta. Voglio dire, eravamo due uomini di colore alla Casa Bianca. Sì, siamo due persone esperte nei nostri campi di conoscenza, ma entrambi veniamo da ambienti dove si dice che nessuno di noi avrebbe mai calpestato questi pavimenti. È stato un momento surreale." Fa una pausa. Ricorda poi brevemente la nonna, deceduta durante l'adolescenza di Kendrick: avrebbe trovato incredible un Presidente nero parlare nello Studio Ovale con suo nipote. "È questo che mi fa impazzire. Essere lì e parlare con lui, percepirne l'intelligenza e vedere l'influenza che ha non solo su di me, ma su tutta la comunità. Questo mi riporta all'idea di quanto è stato fatto sinora, e di quanto ancora possiamo fare. Solo vederlo lì, in quell'ufficio, propaga l'idea che noi possiamo fare e diventare quello che vogliamo. Abbiamo l'acume e il cervello e l'intelligenza per farlo."

Sia Barack, sia Kendrick, arrivano dal niente e sono oggi leggende viventi grazie alla forza delle loro parole e al loro dono per l'arte oratoria. Si sono seduti nello Studio Ovale e hanno parlato di quanto le loro esistenze siano uniche— com'è che tutti e due siamo finiti qui?—E oggi, per quanto riguarda la Casa Bianca, sono entrambi considerati nemici dello stato. "È qualcosa che ti fotte il cervello," dice Lamar riferendosi al passare dalla visita alla Casa Bianca all'essere odiato da quella stessa istituzione.

"La differenza chiave [tra Obama e Trump] sono la morale, la dignità, i principi e il buonsenso," afferma. Obama era per l'artista una fonte d'ispirazione, ma Trump è un personaggio difficile persino da rispettare. "Come si può ammirare qualcuno che non sa come approcciare il prossimo, come parlare con gentilezza, compassione e sensibilità?" In ultima analisi, l'ascesa di Trump ha tuttavia fatto nascere qualcosa di nuovo in Kendrick. "Ha attizzato il fuoco che mi brucia dentro e che mi permette di continuare a impegnarmi al 100 percento, sempre."

E il fuoco dentro Kendrick arde davvero, perché il suo ultimo album, Damn, riesce a essere commerciale e contemporaneamente si erge a critica sociale. Ha venduto più di due milioni di copie, e in ogni recensione si leggono critici che faticano nel trovare le parole per superare i complimenti fatti all'artista in precedenza dai loro colleghi. Pitchfork definisce Damn "un'opera d'arte del rap a tutto schermo, zeppa di beat nuovi, rime furiose e uno storytelling senza equivalenti che racconta il destino di Kendrick in America." La visione di Lamar per Damn l'ha spinto a domandare ai suoi produttori: "'Cosa possiamo fare per vivere in uno spazio diverso ed essere noi stessi, ma anche per sfidarci?'" Per quanto riguarda i suoni degli album, volevamo che arrivassero davvero dal futuro, volevamo che fossero qualcosa di mai sentito prima, ma che allo stesso tempo tutti avessero già sentito. Sempre se quello che dico ha senso." A questo punto, l'universo dell'hip hop sembra aver eletto all'unanimità Kendrick Lamar come miglior rapper del mondo. Perché Kendrick potrebbe vincere una gara contro i migliori MC underground, ma non avrebbe nessun problema a sbaragliare anche i colleghi più mainstream. È il re incontrastato dell'hip-hop.

Kendrick vive una vita che ben si addice al suo titolo di re dell'hip-hop, se pensate che il modo più appropriato di vivere per il re dell'hip-hop sia passare la maggior parte del tempo in studio cercando beat e rime perfetti. "A volte riesco a estraniarmi completamente dal mondo per scrivere il verso giusto," confida. "Mi chiudo nello studio, spengo il telefono e lascio fuori tutto il resto per giornate intere. Lo faccio perché credo che sia questo il mio destino. E non posso permettere che qualcuno mi ostacoli." A differenza di molti altri rapper, quando Kendrick scrive non è mai fatto. "Voglio creare musica con la mente il più lucida possibile, è il mio modo di sapere che sono davvero io a farla, non l'alcool o le droghe!" Se l'hip-hop fosse un gioco, Kendrick sarebbe quello che vorrebbe vincerlo a tutti i costi. "L'hip-hop ha due ruoli, nella mia testa. È uno sport di contatto, ma anche qualcosa con cui devo entrare in sintonia. Crescendo, ascoltavo le battaglie tra Nas e Jay-Z, e questa è la parte competitiva per me. È il momento il cui posso diventare creativo, dire quello che voglio, nel modo che voglio e in qualunque modo io voglia. E poi c'è l'altro lato della medaglia, che è quello di riuscire a scrivere brani in cui le persone possano davvero riconoscersi e ai quali possono sentirsi intimamente legati. Sono competitivo di natura, ma un'altra mia caratteristica è quella di voler sempre parlare di temi veri, importanti."

"L'hip-hop ha due ruoli, nella mia testa. È uno sport di contatto, ma anche qualcosa con cui devo entrare in sintonia. Crescendo, ascoltavo le battaglie tra Nas e Jay-Z, e questa è la parte competitiva per me."

Quando gli chiediamo se crede di aver già scritto la rima perfetta, Kendrick ci svela che i suoi migliori versi sono quelli di Fear, 12esima canzone del suo ultimo album. "È un pezzo completamente sincero," dichiara. "Il primo verso racconta tutto ciò di cui ho avuto paura da quando ho sette anni. Il secondo si concentra su ciò che temevo a 17, e il terzo sulle mie paure a 27 anni. Quei versi sono completamente sinceri." Questa sincerità così assoluta arriva da anni di lavoro in studio, insieme a un team che è ormai una famiglia e che l'ha aiutato a rimanere umile. "Non è che tutto quello che scrivi è una bomba," commenta. "Anche se sei uno scrittore geniale, c'è sempre una parte del tuo lavoro che fa schifo. Ma la maggior parte di noi non ha qualcuno intorno a dirgli 'guarda che questo fa schifo.'" Kendrick ha degli amici che si sentono in diritto di farlo, però. Amici che gli dicono cosa non va in un brano e il cui aiuto ha davvero fatto la differenza, ammette l'artista. "Mi è capitato di scrivere versi terribili, fare rime orrende, ma almeno c'erano i miei amici e la mia famiglia a dirmi 'no, questa è spazzatura.' Grazie a loro, quando scrivo qualcosa che non è perfetto, ora ho la pelle abbastanza dura da poter tornare in studio e rifare tutto da zero. Intanto, ho sviluppato anche una capacità di sapere quando qualcosa è troppo presuntuoso. Ho imparato come sfidarmi e cercare di fare sempre del mio meglio."

Ma per Kendrick, occupare il trono su cui è oggi comodamente seduto ha significato imparare come chiudere ogni rima. È cresciuto a Compton, in California, un postaccio che ha risucchiato l'anima di molti, un angolo di mondo in cui gang, killer e cadaveri affollano la Rosecrans Avenue, la strada in cui ha vissuto fino a qualche tempo fa. La musica non era solo un rifugio sicuro per Kendrick, era l'unica ancora a cui appigliarsi per salvare la sua anima. L'adolescenza l'ha passata con l'ossessione per gli album di Snoop, Dre, Pac, Public Enemy, KRS-One, Rakim, Jay-Z e Kanye, ma anche Michael Jackson, Quincy Jones, Prince, Marvin Gaye, the Isley Brothers, Luther Vandross e Malcolm X. "Le sue idee hanno dato forma al mio approccio alla musica," dice. Leggere The Autobiography Of Malcolm X quando era ancora un adolescente ha contribuito a formare il Kendrick artista di oggi. "È stato il primo concetto che mi ha ispirato a fare musica con un determinato approccio. Dalla semplice idea di voler migliorare grazie a questo stato mentale, proprio nel modo in cui l'ha fatto Malcom." Senza la musica come obiettivo, crescendo Kendrick forse si sarebbe perso. "C'erano spesso queste persone di successo che venivano a trovarci, ci spiegavano cosa fosse giusto e cosa invece sbagliato nel mondo, ma dal nostro punto di vista tutto quello che dicevano erano solo delle grandi cazzate, perché continuavano a ripetere cose belle, ma poi noi uscivamo di lì e trovavamo qualcuno con la testa spappolata da una pallottola, quindi tutto quello che ci avevano detto fino a pochi minuti prima perdeva qualunque rilevanza. E fa crollare qualunque rapporto d'intimità. Ti fa sentire la discarica del mondo. La maggior parte dei ragazzini con cui sono cresciuto hanno ceduto a questo meccanismo. Sono stati soggiogati, hanno iniziato a dire 'sai cosa, fanculo. Fanculo tutto, da adesso farò tutto quello che devo per sopravvivere." Come è riuscito Kendrick a non cadere in questa spirale distruttiva? "Prima che mi divorasse del tutto, avevo già iniziato la mia transizione verso la musica."

Più tardi, quella sera al Barclays Center di Brooklyn, Lamar emerge dal pavimento davanti a una folla in delirio. Il concerto era sold-out, ovviamente. Ha una tuta gialla con profili neri, ricorda Bruce Lee in L'Ultimo Combattimento di Chen. Il palco è suo, lo domina in completa solitudine per la maggior parte del concerto e il pubblico è letteralmente ammaliato. Il suo corpo trasuda energia mentre si muove da un lato all'altro. Come Rakim e Nas prima di lui, Kendrick non balla. Kendrick è serio. La folla non riesce a staccare gli occhi dalla sua figura in movimento. Tra i diversi brani, Lamar è anche sui maxischermi alle sue spalle mentre recita in The Legend Of Kung Fu Kenny, un piccolo film fatto proprio da lui e ispirato ai film di kung fu degli anni '70. Qui, Lamar sembra davvero in un film di kung fu, ma non per i costumi: l'artista sa arrivare al nocciolo di questa disciplina. Le pellicole di questo filone cinematografico sono spesso ossessionate dall'idea di acquisire determinate capacità, dall'esibire le proprie competenze e dal lottare contro se stessi per poter eccellere. E questa è esattamente l'essenza di Kendrick in quanto artista: concentrarsi sull'affinamento del suo talento, dar voce alle sue capacità e spingersi sempre a migliorare. Gli chiediamo quali siano le sue parole preferite, " perspective" [prospettiva, ndt] ci risponde, "e discipline" [disciplina, ndt]. "Amo questa parola," continua, "perché mostra chi sei davvero. Ci sono così tanti vizi che possono portarci sulla strada sbagliata, specialmente nell'industria dell'intrattenimento. Siamo continuamente esposti a qualunque cosa. Tutto ciò di cui pensi di aver bisogno è lì, davanti a te. Ma quanta disciplina hai davvero una volta spente le telecamere? Come ti comporti quando le luci della ribalta non ti stanno illuminando? È questo che mi ispira. Come evitare le trappole. Ed è questo che mostra chi si è davvero. Sapersi controllare, questo è il vero potere."

Kendrick impara ogni giorno di più come controllarsi, anche grazie alle sue quotidiane sessioni di meditazione. "Ho bisogno di mezz'ora al giorno per riflettere su quello che mi sta succedendo," spiega. "Quando lavori in questa industria, è tutto così…" dice, prima di concludere la frase schioccando le dita. "Gli anni passano in fretta, perché si lavora duramente, e intanto si pianifica ancora più lavoro per i sei mesi o gli anni successivi. Per questo motivo, sento il bisogno di sedermi e pensare, riflettere." I suoi esercizi di meditazione lo aiutano a vedere tutto in prospettiva, che lui dice essere "la mia parola preferita in assoluto."

"I'm a human being, I'm a person, I have family, I have my own personal problems. But I have to give to the world. That's my responsibility. It's not just a job or entertainment for me; this is what I have to offer to the world."

Nonostante questo, Kendrick vive comunque nell'America di Trump, un'epoca in cui il razzismo è sempre più endemico, accettato e violento. All'interno dei gruppi di resistenza, alcuni hanno scelto d To Pimp A Butterfly's Alright come inno, e l'artista è perfettamente conscio del potere che questa canzone riveste. "Mi sento di dire che è uno dei miei dischi migliori, perché è riuscito a dar voce a questi ragazzi, li ha spinti a uscire là fuori e fare la differenza. Stanno uscendo e stanno proseguendo sul loro cammino. Stanno parlando, e raccontano quello che succede nelle loro comunità, nei gruppi di cui fanno parte. Vogliono far cambiare le cose."

C'è un certo senso di responsabilità in tutto questo. Se è Kendrick a portare sulle sue spalle il peso dell'intera comunità? "È una possibilità, sicuramente," ammette. "Ma sono un essere umano, una persona che ha una famiglia e i suoi problemi. E, intanto, devo fare la mia parte per il resto del mondo. Credo sia una mia responsabilità [imparare] dai miei errori [e diffondere] le mie conoscenze, la mia saggezza. Non è solo un lavoro per me, né tantomeno un modo per divertirmi. Questo è quello che ho da offrire al mondo."

Oltre all'impatto sulla cultura pop globale, anche la comunità locale di cui Kendrick fa parte sta traendo benefici dal suo successo: ha aiutato decine di amici a trovare un impiego che non fosse solo "far soldi" ma "guadagnarsi da vivere." "La YMCA [Associazione Giovanile Maschile Cristiana, ndt] aiuta in modo concreto la comunità, e lo fa dando un lavoro a questi ragazzi che altrimenti nessuno assumerebbe. Bisogna creare delle opportunità per loro, ed è quello che sto cercando di fare anch'io in prima persona. Perché una volta che lasci a loro il potere di agire, loro faranno a loro volta la stessa cosa con altri, che a loro volta passeranno questo potere ad altre persone ancora. Le persone spesso non credono che questo meccanismo possa davvero far sì che le cose cambino, ma non c'è altro modo di iniziare se non dal singolo." Anche Dr. Dre, Venus e Serena Williams fanno la loro parte nella città di Compton, dove il sindaco è una donna 35enne di nome Aja Brown che vuole vedere dei cambiamenti reali e sta lavorando duramente in questo senso. "Questa generazione ha opportunità che io non ho mai avuto," aggiunge Kendrick.

Non basta fare beneficienza, né scrivere canzoni d'impatto o twittare messaggi positivi: bisogna dare l'esempio in prima persona, dimostrare che quanto si dice è reale. "Ci sono molte persone spaventate dal resto della loro comunità, la cultura delle gang è un fenomeno ancora tristemente attuale, ma non si può più aver paura. Bisogna essere lì fisicamente, perché esserci è un messaggio di coraggio per tutte le altre persone del quartiere. La gente non aspetta che un motivo per odiarti. Ma voi non fatelo, non date loro un motivo. Quello che sta accadendo ora altro non è che una trasformazione: non abbiamo più paura del luogo in cui siamo nati e cresciuti. E questa idea deve necessariamente essere trasmessa a più persone possibili."

Molte persone inneggiano al cambiamento, ma come può davvero avvenire una rivoluzione strutturale di queste proporzioni? Alright è solo una canzone, o c'è qualcosa in più dietro i suoi versi? Lamar ci ha promesso che tutto andrà nel migliore dei modi, ma come? Come possiamo davvero star bene in un paese, in un mondo, così folle? "Torno sempre alla mia comunità," risponde Lamar. "Sì, è davvero così semplice. Perché vedo questi ragazzi crescere senza padre, li vedo che non hanno fiducia in loro stessi, non sanno di essere migliori di quell'ambiente. Quindi farmi vedere lì è l'unico modo per dargli questa fiducia. Fargli sapere che anche io vengo da quei quartieri, dimostrargli che cambiare è possibile." Kendrick Lamar sa di essere un artista che ha il potere di cambiare il mondo, e sta lavorando alacremente per farlo. "Quando me ne andrò," concluse, "voglio farlo in pace, sicuro di aver dato il mio contributo all'evoluzione della società. Proprio qui," dice, indicandosi la tempia, "nelle nostre menti."

Crediti


Testo Touré
Fotografia Craig McDean
Fashion Director Alastair McKimm

Grooming Francelle Daly per Art and Commerce. Assistenti alla fotografia Nick Brinley e Maru Teppei. Tecnico digital Nick Ong. Assistenti allo styling Sydney Rose Thomas e Madeleine Jones. Assistente grooming Ryo Yamazaki. Production Gracey Connelly e Dyonne Wasserman.

Kendrick indossa tutti abiti Prada.