un tocco alla bourgeois per la passerella di simone rocha s/s 18

Tra semplicissimi abiti bianchi e altri riccamente decorati, la stilista irlandese sembra omaggiare la grande artista Louise Bourgeois nei codici, nello stile, nei temi e nei motivi.

di Felix Petty; foto di Anabel Navarro
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18 settembre 2017, 11:40am

The End of the World, malinconico capolavoro di Skeeter Davis, suonava dagli altoparlanti durante il finale della sfilata di Simone Rocha primavera/estate 18, abbinandosi perfettamente alla collezione della giovane stilista irlandese. Il mix di pesantezza emotiva e minimalismo sentimentale della Davis completavano con eleganza la linea scelta da Simone per questa stagione.

C'è qualcosa che ricorda l'artista Louise Bourgeois nei codici, nello stile, nei temi e nei motivi di Simone: quell'enfasi sul punto in cui due idee opposte s'incontrano, il continuo avanti e indietro tra forza e fragilità, un tocco a volte sinistro ma di rara bellezza, maestoso eppure accogliente. Anche il modo in cui la stilista reinterpreta la femminilità attraverso gli abiti (gonne, tulle, stampe floreali, ricami, perle e pizzi), dando nuova forza al concetto stesso di donna. Simone descrive questa nuova figura femminile con intelligenza, ma anche con una certa leggerezza. Le modelle sono strette tra le file di sedie nelle sale dalle pareti rivestite in legno del Middle Temple, circondate da severi ritratti, busti e vetrate, loro femminilità ancor più enfatizzata dalla fredda regalità della location.

Proprio lì si nascondevano gli accenni a Louise Bourgeois, specialmente nei ricami di questa stagione, che come piccole saette si diramavano sugli abiti bianchi dai contorni umani con gioielli rosso sangue abbinati. Erano anche sugli inviti, e nelle prime righe del report. "Red Dolls" (bambole rosse), le ha definite Simone, proprio come quelle che da bambini ritagliavamo da fogli di carta ripiegati più e più volte.

Il tocco umano del ricamo, tema caro alla Bourgeois stessa, riesce a dare un tocco femminista a ogni look. Una delle basi dell'essenza sartoriale viene così caricata di un simbolismo tale da far vacillare gli spettatori. C'è qualcosa di rassicurante nel ricamo, nella sua semplicità. Ma allo stesso modo, il suo crearsi attraverso la ripetizione dello stesso gesto può far impazzire o diventare una cura. Queste sono le associazioni che la mano di Simone ha portato a galla, grazie alle figure umane ricamate in spirali infinite attorno agli abiti.

Sono questi piccoli, spiazzanti momenti che fanno da ancora al generale potere estetico della sfilata di Simone: del resto, non esistono ombre senza luce. Quindi sì, i vestiti sono incredibilmente belli, meravigliosi e colpiscono lo spettatore mentre li osserva, semplicissimi abiti bianchi e pezzi riccamente decorati, quasi barocchi. Questa è la grande capacità della stilista: unire codici ed idee così diversi tra loro (tulle, ricami, stampe floreali, tessuti impalpabili). Descriverli non rende loro giustizia.

Louise Bourgeois usava gli abiti nelle sue opere d'arte per mostrarci il tessuto di cui era fatta lei stessa, in tutto il suo horror freudiano, in tutta la sua gloria, dualità, paradosso e molteplicità. Quale modo migliore per arrivare al nucleo del mondo di Simone?

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