chi è sagg, l'artista napoletana che unisce sesso, femminismo e meme

SAGG NAPOLI è lontana anni luce dallo stereotipo di donna partenopea che vive in funzione della famiglia. L'abbiamo incontrata per farci spiegare come si parla di femminismo e di Napoli nel 2018.

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03 maggio 2018, 8:38am

Partenope Vive è il progetto fotografico che ritrae creativi e icone del panorama napoletano contemporaneo. Ispirandosi alla leggenda di Partenope—sirena della mitologia greca divenuta nel corso dei secoli figura allegorica della città—il lavoro vuole raccontare i diversi volti di una Napoli aperta, creativa e spregiudicata. Unendo il medium fotografico a interviste singole, Partenope Vive narra le storie dei personaggi partenopei e della città che li ha resi possibili. Trasformando etichette come ‘diverso’ ed ‘eccentrico’ in punti di forza che descrivono le loro personalità, i protagonisti di questo reportage editoriale hanno identità in bilico tra realtà e costruzione, tra persona e personaggio, tra vita e immaginazione. Come Partenope, la città di Napoli vive attraverso le loro esistenze.

Dopo Dramna, il nostro viaggio nella Napoli che ancora non conoscete prosegue con SAGG NAPOLI, artista digitale che con il suo lavoro vuole scardinare gli stereotipi sulla donna napoletana.

Nell’immaginario contemporaneo Napoli è spesso rappresentata da gruppetti di amici che impennano su scooter metallizzati in piazzetta o ragazzini che sfrecciano per strada ‘n’gopp o mezzo’, rigorosamente senza casco. Si può dire che questo immaginario è stereotipato, ma è anche vero che o’ mezzo—eterno simbolo d’indipendenza adolescenziale e di street culture—è parte integrata della vita quotidiana nella città Partenopea. "A Napoli lo scooter è l'estensione delle gambe," mi dice infatti Sofia Ginevra Gianní quando le chiedo se il motorino per lei è davvero un simbolo della cultura urbana napoletana. Non a caso, lei stessa ha utilizzato degli scooter durante la performance SAGG Demonstration che ha realizzato nel 2016 nei Quartieri Spagnoli (di cui ci aveva già parlato qui).

Anche conosciuta con lo pseudonimo di SAGG NAPOLI, Sofia è un'artista partenopea di base a Londra che potremmo definire come esperta e interprete della cultura contemporanea cittadina. Molti dei suoi lavori performativi e delle sue installazioni parlano, infatti, della "South Aesthetic," come la definisce lei stessa, cioè di quell’insieme di elementi visivi che caratterizzano l’estetica meridionale pop che rende Napoli famosa nel mondo.

Sofia prende quindi i simboli, i costumi e le gestualità della sua città e li accentua, li mischia con linguaggi post-internet e li codifica per poterli poi decontestualizzare dalla vita di tutti i giorni e trasporli all’interno di un contesto più ampio: quello del mondo artistico e digitale. In un periodo in cui Netflix ha romanzato all’ennesima potenza la realtà criminale con Gomorra e Liberato è riuscito a portare i suoni neomelodici fino alle orecchie più raffinate d’Italia, la riflessione che Sofia fa di Napoli rimane molto più complessa, digitale, ma contemporaneamente onesta e autoironica.

Sottoculture a parte, il messaggio visivo di Sofia è fortemente femminile e femminista. Appena mettiamo da parte i discorsi sui motorini, SAGG mi racconta le storie della vedova Politi, di Maria Lorenza Longo e di Matilde Serao, fondatrici rispettivamente del primo hotel, del primo ospedale moderno e del principale giornale cittadino di Napoli. Sono storie di donne forti e indipendenti, che contrastano la narrativa stereotipata per cui la donna del Sud sarebbe spesso relegata al ruolo di madre e moglie.

Ma è soprattuto dai meme autoprodotti che posta sul suo profilo Instagram che si coglie il femminismo di Sofia. Meme che promuovono, tra le altre cose, la liberazione del corpo e della sessualità femminile dagli stigma e dai taboo che ancora lo perseguitano. "Per esperienza personale, penso che gli uomini non siano abituati a essere contestati durante l’atto sessuale," mi spiega quando iniziamo a parlare di sessualità e della paura che ancora troppi uomini hanno nei confronti delle donne che, come lei, non limitano la propria identità per gratificare una mascolinità basata su una repressione continua della donna. "Alcuni uomini etero non capiscono che la donna subisce una pressione sessuale enorme, da sempre. Siamo noi a dover spesso fingere di provare piacere per 'gratificare' il partner. Agli uomini non piace essere confrontati sulle loro prestazioni sessuali, lo vivono come un rigetto. Al contrario, la donna ha dovuto convivere con questa pressione per secoli e secoli." Ed è tra discorsi su sessualità, autoironia e sull’ossessione che abbiamo entrambe su come i mezzi di comunicazione odierni influenzino le relazioni sociali che non posso non chiedere a Sofia di cantarmi il ritornello di una canzone d'amore ai tempi di Whatsapp. E mi risponde così:

Se visualizzi i miei messaggi e non rispondi,
Ti mando al Cardarelli
Se visualizzi i mei messaggi e non rispondi
Ti strappo tutti i capelli

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Qui trovi il primo episodio di Partenope Vive, in cui abbiamo incontrato Dramna, alter ego in maschera e performer delle notti queer napoletane.

Crediti


Testo di Sofia Gallarate
Fotografia di Vincenzo D'Ambrosio
Direzione Artistica di Simone Furlan
Styling di Riccardo Maria Chiacchio