la storia del punk e del pop inglese raccontata dai più grandi fotografi

An Ideal For Living raccoglie le immagini che documentano i cambiamenti culturali del Regno Unito nell'età contemporanea.

di Felix Petty
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16 agosto 2016, 9:40am

Bagga (Bevin Fagan) Hackney, East London, 1979 © Syd Shelton

Poche immagini risultano più perfette dei due scatti di Derek Rodgers a Tuinol Barry, l'iconico punk con la frase dei Sex Pistols "We are the flowers in your dustbin" tatuata a chiare lettere sulla fronte. In una delle foto Derek lo ritrae con i capelli rasati, un piercing al naso, le labbra corrucciate. La sua espressione è un misto tra sconfitta e rassegnazione, un nichilista riluttante. Qualche anno dopo l'ha scattato di nuovo, con i capelli cresciuti e spettinati ma che lasciano il tatuaggio provocatorio ben in vista, uno t-shirt di Bowie appena visibile sotto la giacca in jeans.

Il tempo trascorso tra uno scatto e l'altro aveva segnato profondamente il Regno Unito dell'epoca e si era assistito ad una rinascita dell'undeground. Per le strade i fiori stavano sbocciando nuovamente tra le crepe. Le foto di Derek catturano un periodo in cui si poteva percepire l'energia e la rabbia dei giovani, privi di speranza, pronti a scagliarsi contro i principi della società, pronti ad iniziare una rivoluzione che avrebbe lasciato il segno, proprio come il tatuaggio di Tuinol Barry.

Tuinol Barry, Kings Road, London, 1983 © Derek Ridgers 

Queste foto andranno a comporre una piccola fetta della mostra ora in corso alla Beetle + Huxley Gallery di Londra dal titolo An Ideal For Living, una collezione dei lavori di oltre 20 fotografi realizzati nel corso di 80 anni, i quali documentano come è cambiata l'identità e la cultura britannica nel corso del tempo. Dal trionfo dell'Impero, al periodo freddo e austero degli anni '50, la drammatica rinascita degli anni '60 con la Swinging London, i turbolenti anni '70, gli anni della Thatcher, le divisioni sociali e le spaccature degli anni '80, l'ascesa di Blair e il rassicurante neo-liberalismo del New Labour, fino all'esplosione del Britpop alla fine degli anni '90: tutto ciò continua ad influenzare il mondo che ci è stato consegnato oggi. 

Come spiega la curatrice della mostra, Flora La Thangue, "Le foto della mostra mostrano che la classe è, e sempre sarà, una performance." Ciò è evidente nelle prime immagini della mostra, con lavori di Bill Brandt e E.O. Hope: rispettivamente foto di domestiche e un bambino carico di valigie che aspetta il treno a Paddington. Entrambi gli scatti mostrano una rottura all'interno del tessuto sociale britannico dell'Età edoardiana, in cui ognuno ricopriva un ruolo preciso. Eppure è anche un qualcosa di irreale, una performance, appunto, "La foto di Brandt delle domestiche era stata scattata a casa di suo zio," spiega Flora. Il ragazzo di Hoppe sembra anch'esso messo in posa, troppo perfetto, troppo conscio di essere immortalato.

Mill Girls, Elland, Yorkshire, 1965 © John Bulmer 

Queste immagini sono state studiate, ma al tempo stesso documentano l'appartenenza ad una classe in quanto performance, una rigida aderenza ai riti e ai codici della propria cerchia di appartenenza. "Dagli anni '30 in poi i fotografi hanno cercato di documentare il modo in cui gruppi di persone accomunati dalla stessa classe, etnia, religione o età abbiano costruito un'identità comune," dice Flora. "La teatralità dell'identità di classe si può notare nelle foto di Bill Brandt come anche nelle immagini della classe operaia di Colin Jones nel Nord dell'Inghilterra, e negli scatti di Frank Habicht della Swinging London degli anni '60."

Ed è proprio affrontando gli anni '60 che la mostra prende vita. Ritroviamo foto della Teddy Boy, la sottocultura giovanile che spianò la strada alla ribellione degli anni '60, ed è proprio in quegli anni, in cui le identità culturali diventano meno palpabili, più flessibili ed elastiche, che il ruolo dei fotografi diventa più importante. L'immaginazione si espande, e così anche le possibilità della performance.

Time gentlemen please: London Stock Exchange, 1960, © Frank Habicht

Gli anni '60 sono stati una sorta di grande parco giochi per il Paese, un'epoca in cui coesistevano diverse tribù. Alcune rappresentavano il vecchio e altre il nuovo (un chiaro esempio di questo è lo scatto di Frank Habitat raffigurante due giovani ragazze in minigonna che parlano con un banchiere vestito di tutto punto), prima di venire investite dagli anni '70, in cui il sogno ha dovuto fare i conti con la realtà. Gli anni '70 sono stati un'epoca di ribellione, manifestatasi con l'ondata punk alla fine del decennio, la risposta nichilista di una generazione che si era sentita trattata come la spazzatura del Regno Unito. L'immigrazione da parte dei popoli delle colonie dell'Impero aveva portato con se nuove culture, dando vita ai mod negli anni '60 e agli skins nei '70, una reazione violenta ai cambiamenti che stavano attraversando la società. "L'urgenza di ribellarsi diventa, ironicamente, un tema comune che ritroviamo nelle foto di molti fotografi della mostra," racconta Flora. La ribellione sta ovviamente alla base della cultura giovanile, una reazione al mondo creato dai genitori. Ma ci sono due riserve: la prima sono le foto di Jürgen Schadeberg dei ricchi studenti dell'Università di Cambridge, la seconda è invece la rappresentazione di Charlie Philipp della comunità di colore del Regno Unito dell'epoca. Sono coloro contro cui ci si ribellava, coloro che cercavano disperatamente il loro posto nella società. An Ideal For Living pone degli interrogativi validi ancora oggi, questioni che la storia non ha portato ancora via con se. 

May Ball, Cambridge, 1983 © Jurgen Schadeberg 

I paesaggi del Galles di James Morris mostrano l'effetto che i cambiamenti all'interno della struttura sociale hanno suoi luoghi. Le foto di Epsom di Peter Dench catturano coloro che sono riusciti a preservare alcuni riti del vecchio mondo tra automobili e Union Jack, mentre Martin Parr ha immortalato la vita della classe operaia e i suoi rituali quotidiani, in parte presenti ancora oggi.

Le classi cambiano, le identità si plasmano, ma certe cose rimangono immutate. An Ideal For Living riesce a cogliere le sfumature tra un'epoca e l'altra, l'impatto delle ondate migratorie, i cambiamenti economici, l'evoluzione delle sottoculture: prende certi momenti e sembra quasi farci notare che, più le cose cambiano, più rimangono le stesse.

Blaenau Ffestiniog, Gwynedd Wales, 2008 © James Morris 

Picnic in the car park on Derby Day at Epson Downs Racecourse, June 2001 © Peter Dench 

New Brighton. From The Last Resort. 1983-85 copyright Martin Parr / Magnum Photos 

No loss of face, Earl's Court, London c 1960 © Frank Habicht 

And the crowd went crazy: Stones concert, Hyde Park, 1969 © Frank Habicht

George and his son, Marlin, Acklam Road, 1972, © Charlie Phillips 

beetlesandhuxley.com

Crediti


Testo Felix Petty
Immagini su gentile concessione di Beetles + Huxley 

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