suzy menkes, la regina del giornalismo di moda

Più di un'icona, Suzy Menkes è fonte di ispirazione, con più energia e forza di quanti si ritrovano ad avere metà dei suoi anni.

di i-D Staff
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28 agosto 2015, 2:56pm

Paolo Roversi

È domenica a Parigi durante le sfilate primavera/estate 10 e Suzy Menkes non ha materiale da archiviare e incontrarci oggi per pranzo è una sorpresa rara. La sua preoccupazione prima ancora di mettersi a sedere al Café Marly, che domina il giardino interno del Louvre, è che il suo autista abbia il pranzo e Jessica Michaul, il suo braccio destro per gli ultimi undici anni, vada alla sfilata di Tao Kurihara più tardi quel pomeriggio, che coincide con uno show a cui dovrà essere presente presso il Carrousel du Louvre. L'importanza di Suzy Menkes nel mondo della moda è stata riconosciuta grazie a un OBE in Inghilterra e la Légion d'honneur in Francia. Le sue recensioni sull'International Herald Tribune sono le prime letture davanti a un caffè la mattina per tutti coloro che lavorano nell'industria ed è universalmente noto nell'ambiente che nessuna sfilata comincia finché Suzy non è tranquillamente seduta al suo posto in prima fila. Una laurea in Inglese e una in Storia e Letteratura Inglese alla Cambridge University, Suzy ha cominciato la sua carriera come Junior Fashion Reporter del Times. È stata presto promossa a Fashion Editor prima di passare a The Independent, The Evening Standard, The Daily Express e poi all'International Herald Tribune nel 1988 - dove da allora continua a lavorare, e che le ha permesso di affermare il suo nome come una delle più rispettabili firme del suo tempo. Suzy descrive se stessa come "energica, impaziente, romantica, entusiasta e innamorata della sua famiglia." Abbiamo parlato con Ms Menkes per conoscere qualcosa di più riguardo alla donna che si nasconde dietro a quelle parole. 

Cosa viene prima, la parola o la moda? 
Vanno di pari passo. Mia madre conserva un giornale che feci all'età di cinque anni, una sorta di rivista accartocciata con una donna e il suo bel vestito in copertina. Per me è naturale che vadano insieme.

Dove sei cresciuta? 
Appena fuori Brighton, in un paese chiamato Rottingdean. Uno dei miei primi ricordi di Brighton è legato al Brighton Pavilion. Ho visto al Brighton Pavilion tutto quello che amavo. Il glamour, il colore, l'esotico, l'India, tutto realizzato in una seta estremamente lussuosa. Sapevo già che il mio destino non sarebbe stato in una città di mare.

Che cosa ti ha portato al giornalismo di moda? 
I miei primi istinti erano legati alla moda. Quando avevo diciotto anni, prima di andare all'Università di Cambridge, sono andata a studiare a Parigi, che è sempre stato il mio sogno. Non si trattava di una St. Martin di Parigi; questa era una scuola estremamente severa che insegnava a realizzare modelli. Non ho più toccato un pezzo di toile dopo essere uscita dai sei mesi passati là. Prima creavamo di tutto con carta di riso in miniatura e dovevamo farlo al meglio. Il mio momento peggiore è stato quando siamo passati al toile. Ho lavorato in modo veramente intenso per realizzare una gonna a pieghe, che aveva un sacco di cuciture. La mia insegnante, che era una vera e propria strega, mi chiamò davanti a tutta la classe, pensai che volesse congratularsi con me, invece fece a pezzi il mio lavoro. Andai subito in bagno e scoppiai a piangere. Tornai con gli occhi rossi e le chiesi cosa ci fosse di sbagliato nel mio lavoro e rispose "ri-misuralo". Così ho cominciato a ri-misurarla e mi disse che la quarta cucitura era di un millimetro fuori linea. "Devi capire che se tutte e otto fossero state fuori, saresti stata fuori dall'intero modello: devi essere precisa." Così ho pensato che sarebbe stato meglio essere una giornalista di moda perché non sarei mai dovuta essere così precisa!

Quando è stata la prima volta che sei stata via di casa? 
Era quando andavo da sola con le mie sorelle in visita da mia nonna a Bruxelles. Andare a Parigi è stata un'esperienza straordinaria. 

Qual è il tuo background?
La mia formazione non riguarda propriamente la moda, anzi è l'opposto. Le basi culturali della mia famiglia erano veramente cosmopolite; mio padre veniva da Dunkirk nel Belgio e poi sposò mia madre. Venne ucciso mentre faceva il pilota, così ci spostammo per restare con i genitori materni nel loro paese, che non era proprio in linea con mia madre. Lei era un'elegante donna di città. Così mi ritrovai nel luogo in cui la moda non esisteva. Anche quando arrivarono gli anni '60 io ero in campagna e non potei coglierli. 

Andavi a fare shopping a Londra negli anni '60? 
Sì, certo, per me è cambiato tutto quando sono arrivata a Cambridge nel periodo tra il 1963 e il '66. Mia madre a quel punto si era spostata a Londra e la vita rifiorì. Tutto si è subito aperto perché il mondo intero si stava schiudendo. L'Inghilterra era una società oppressa e fredda; è stato emozionanti viverci mentre le barriere venivano abbattute. Questo è il motivo per cui ho sempre sentito un'affinità con i giovani giapponesi quando c'è stata la prima spaccatura nella loro società così rigida. A quel tempo, mia sorella e io eravamo considerate incredibilmente - quale parola potrei usare? - 'esotiche'. Eravamo viste in questo modo perché parlavamo francese in modo elementare e andavano a visitare i nostri parenti che vivevano a Bruxelles, mentre la maggior parte dei componenti della mia classe dell'epoca non era mai stata fuori dall'Inghilterra. 

Qual è stata la prima sfilata a cui sei andata? 
Quando mia madre programmò per me il viaggio a Parigi, abitavo con questa meravigliosa donna e la sua famiglia in Saint-Cloud. Era un'aristocratica russa che non se la passava molto bene e dava ospitalità agli studenti. L'idea era che venivamo considerate delle vere e proprie signorine. Mi ha portato allo show di Nina Ricci e quella è stata la mia prima sfilata di moda.

È stato emozionante? 
Elettrizzante! Era molto diverso all'epoca, avevi qualcuno che leggeva ad alta voce le liste per la passerella e queste giovani ragazze sedevano in prima fila. Sono orgogliosa di aver fatto questa esperienza. Quando ho cominciato col mondo della moda alla fine degli anni '60, non ho vergogna di ammetterlo, andavo a una sfilata di Chanel e vedevo tutte le Mademoiselle sedere sulle scale, e pensavo "Quanto è noioso?" mentre tutto stava proseguendo attraversando gli anni '60. Si trattava della grande ondata del prêt-a-porter  e Parigi ne era il centro. Tuttavia, sono orgogliosa di aver visto la fine di questa parte istituzionale della couture. Quando sono andata alla sfilata di Nina Ricci recentemente ho avuto un momento proustiano, appena mi sono seduta nella stessa sala dove avevo assistito alla prima sfilata della mia vita. Sembrava essersi un po' abbassata e sicuramente appariva meno grandiosa, non c'erano più giovani ragazze sedute, ma la stanza era la stessa. 

Pensi che le cose siano cambiate in meglio? 
Non ho mai capito perché tutti debbano essere così negativi riguardo alla moda. La moda era per pochissimi e in un certo senso penso che l'intero significato della couture e di creare abiti per determinati clienti fosse un bene, nel senso che dava possibilità di mettere alla prova veramente le fantasie dei designer. Sono fortemente convinta che la moda sia un'arte applicata e non un'arte in senso stretto; per me va bene se le persone vogliono mostrare i loro abiti appendendoli sulle pareti. Nell'ultima serie delle incredibili scarpe con zeppa degli anni '70, ho in effetti comprato un paio di Terry de Havillands con cui non sarei mai riuscita a camminare e così le ho messe sulla mensola del caminetto. Così la moda può essere arte! Conservo tutte le mie cose e pago una fortuna in magazzini, dovrei forse liberarmene?

Quella sarebbe una mostra grandiosa. Quali sono stati i tuoi momenti più memorabili? 
I miei momenti da ricordare sono gli stessi di chiunque altro, tranne il fatto che oggi sono praticamente la persona più vecchia in circolazione e che i miei ricordi sono diventati fatti storici. André Courrèges era qualcosa di straordinario. Nasceva da un background nella couture, portò le incredibili forme della geometria per trasformarle in prêt-a-porter. Certamente oggi non sembra più una cosa straordinaria, ma quando lo stesso Courrèges (non i modelli) apparve indossando abiti sportivi e scarpe sportive, che all'epoca erano dette "da ginnastica", è stata una rivoluzione. Hubert De Givenchy indossò le tute bianche da lavoro, un po' quello che fa Margiela adesso, ma questa è la situazione quando si parla di rivoluzioni, è solo quando le vedi che comprendi che si tratta di rivoluzioni. Lo noto quando vedo persone fare un'ottima ricerca per scrivere un libro che tratti di moda negli anni '60 e '70 - quando le vivi direttamente è diverso. Conoscere momenti grandiosi come lo spettacolo teatrale di Ossie Clark con tutti i Beatles e le loro ragazze in prima fila, penso siano l'equivalente delle mogli dei calciatori oggi.  L'intero periodo di Ossie ha cambiato tutto, compresa la silhouette anni '70. Non devo spiegare a nessuno del mondo della moda che cosa rappresentino questi momenti, perché sono diventati leggendari... come le prime collezioni di Yves Saint Laurent. È impossibile da capire oggi, quando durante questa stagione abbiamo visto reggiseni in bella vista, petti in bella vista, qualsiasi cosa. Lo shock è stato quando Yves Saint Laurent ha mandato in passerella la camicetta in chiffon nero trasparente, molto più che togliere il fiato. È stata un'incredibile accettazione dell'evoluzione in campo sessuale e della diversa attitudine delle donne nei confronti dei loro corpi.  Questi sono tutti i tipi di volte attraverso i quali guardare il mondo della moda e per i quali viviamo. Sicuramente non viviamo solo per qualche sfilata con abiti che camminano da una parte all'altra della passerella. Cerco e faccio finta di allontanarli dalla mia mente!

Hai visto la mostra su Madeleine Vionnet a Parigi?
Assolutamente stimolante! Veramente meravigliosa. Una delle cose che dirò di me stessa è che siccome ho studiato a Parigi, capisco che cosa sia e come venga realizzato un taglio di sbieco e lei era una donna grandiosa in molti sensi.  È il sogno di ogni stilista quello di inventare un classico; gli abiti di Vionnet sono veramente belli nel loro modo di capire il corpo femminile. Non avresti potuto vivere gli anni '60 senza essere una femminista, se non lo sei stata, allora per me sei patetica. 

Quanto è importante la diversità sulla passerella? 
Trovo veramente difficile prendere posizioni politiche in relazione alla moda. Non dovrebbero esserci motivi di leadership quando le persone scelgono abiti o fotografi. Penso che il cambiamento stia avvenendo in modo molto naturale nelle città con culture diverse, come Londra per esempio. È sfortunatamente ancora un problema in America a causa della difficile polarizzazione del Paese. Speriamo che le cose cambino, ma quando a New York mettono una donna afro-americana in passerella sembra sempre una dichiarazione. Perché?! Io non lo capisco. Questo penso sia un problema, ma è un problema dell'America e non del mondo della moda. Mi sta molto a cuore l'utilizzo di ragazze minorenni. Ragazze molto giovani, i cui corpi di natura simili a cerbiatti pre o post adolescenziali vengono messi in vetrina dal mondo della moda. Sono rimasta recentemente scioccata quando ho visto quanto fossero magre le modelle in Italia. Pensa a tutte le lamentele che ci sono state a riguardo, e a come sarebbe dovuto cambiare ma così non è stato. Trovo anche molto strano che così tanti stilisti stiano utilizzando le curve degli abiti (che dovrebbero essere dei corpi delle modelle) per creare una forma femminile normale. Lo trovo abbastanza assurdo.  

Cosa pensi del futuro delle passerelle? 
Trovo personalmente molta insoddisfazione nel vedere abiti solo nei film, come fossero fotografie. È per me un grande mistero il fatto che il grandioso Style.com non faccia foto anche da dietro. Succede così tanto nella parte posteriore di un vestito. Il futuro della moda sembra essere appeso alle stoffe. Quando vediamo persone come Alber (Elbaz) usare una serie di materiali così straordinari, o Haider Ackerman che se ne serve in modo assolutamente fantastico, il bisogno di toccare e capire le stoffe è molto maggiore. Se avessimo scaricato le sfilate a favore di video esplicativi, allora avremmo molto lavoro da fare su questi, dovrebbe esserci molto più zoom. 

La tecnologia ti esalta? 
La tecnologia è esaltante. Penso che sia grandioso che la moda oggi sia raggiungibile da ogni parte del mondo. La moda dovrebbe essere a disposizione di tutti, soprattutto in un modo globale. Certamente per quanto riguarda il mio lavoro è abbastanza difficile, con il fenomeno dei blogger ad esempio. Tutti possono avere un blog e tutti possono avere un'opinione. Ma tradizionalmente bisogna sempre fare riferimento a un pensiero consapevole o di esperienza. Così se è interessante sapere che cosa gli altri pensano del film di Tom Ford, ciò che è realmente interessante è conoscere che cosa i critici, che possono contestualizzarlo, pensino. Molto persone hanno un pazzesco istinto per la moda, e i blog possono portare alla luce scrittori molto bravi, così in questo senso il fenomeno è molto positivo. 

C'è differenza tra moda e stile. Chi ritieni abbia uno stile interessante? 
Ritengo che una delle donne con più natural stile che io conosca sia una signora che vende erbe in un mercato della Francia, dove abbiamo una casa. I miei figli la chiamano scherzando "'The Spice Girl"! Ha probabilmente 50 anni e indossa sempre abiti che sono meravigliosamente armonici insieme senza alcuno sforzo. Sono sempre stata troppo timida per chiederle se avesse colorato lei stessa i vestiti con le erbe del suo giardino. Senza gambe pelose e Birkenstock ai piedi ma sempre molto, molto chic. Penso che potresti trovare una cosa del genere in Francia come in qualunque altra parte. 

Come riesci a ritagliarti del tempo per la tua famiglia? 
Metto sempre la mia famiglia al primo posto. È sempre stato difficile, soprattutto adesso che mia madre è ancora più in là con l'eta, ma sono molto fortunata ad avere una carriera e una famiglia. Anche se spesso devo fare sforzi fisici ancora maggiori rispetto a quanto potrei fare. L'altro giorno ho dovuto prendere l'ultimo volo da Milano per tornare alle nostre vacanze giudaiche il giorno successivo. Sono stata con la mia famiglia per un giorno intero, poi al sorgere dell'alba sono salita su terribile treno per Parigi. Questi sono gli sforzi fisici che devo fare. Ma è semplice la scelta tra stare con i miei cari o essere sullo yacht di Valentino - non che me l'abbia mai chiesto! 

Hai recentemente tenuto una conferenza in India; L'India ti ha fatto aprire gli occhi? 
Sono stata in India molte volte. Soprattutto quando mio marito era ancora in vita, eravamo entrambi innamorati dell'India, e io lo sono ancora oggi. Ho fatto dieci conferenze in tutto, ma l'argomento trattato in India, "Lusso Sostenibile", mi era particolarmente a cuore. Ho trovato fantastico che nel decennio scorso l'industria alimentare sia stata trasformata da "uomini di potere". Le persone dicono "voglio sapere da dove vengono le mie mele, voglio che questo cibo cresca come si deve, non voglio che i miei polli siano maltrattati". Chiedono (e lo chiedo anch'io) che qualcuno faccia qualcosa e qualcuno l'ha fatto realmente. Così perché in un'industria come quella della moda, soprattutto considerando la sezione lusso, perché non si prendono questi il "lusso" di pensare a certe cose? Mentre le persone potrebbero dire "Oh, spero che questi non siano cose realizzate da lavoratori pagati pochissimo..." nessuno del settore sembra chiederselo. I prezzi da Primark mi fanno davvero preoccupare. Non ho fatto ricerca su questo, quindi non posso fare commenti chiari, ma se Primark vende una abito a un prezzo poco più alto di un cappuccino e un croissant, per me c'è qualcosa su cui è necessario discutere seriamente. Tutti gli scarti che circondano il mondo della moda sono un'altra questione che sarebbe necessario guardare. Spero, forse avrò ragione, che la conferenza in India darà un impulso alle persone. Il PPR ha sostenuto quello straordinario film Home riguardante come stiamo distruggendo il pianeta. Ma penso che ancora molto possa essere fatto, abbiamo bisogno anche di guardare ai negozi stessi. E tutti questi architetti che stanno costruendo i loro monumenti per il futuro, lasciamo che si assicurino che quelli che vengono costruiti con attenzione siano strutture sostenibili. Burberry ne è un buon esempio. Penso che Christopher Bailey, che è preparatissimo dal punto di vista della tecnologia, ha veramente capito la questione. So che è difficile se vivi a Parigi in un luogo dorato che hai abitato per anni, ma sicuramente quando si tratta di costruire nuove boutique come Balenciaga a LA sia grandioso se vengono fatte in modo sostenibile con un pensiero che si nasconde dietro al lusso. 

Hai un grande senso dell'umorismo. Cos'è che ti fa ridere? 
Tutti pensano che io sia tanto triste a causa di questo mio volto severo quando sono tranquilla. Ma quando penso a una scadenza in diciassette minuti di tempo (o nel caso di Lanvin, sette minuti dopo la fine dello show) non lo vedrai tanto gioioso! Ho un'ironia inglese e questo è il motivo per cui ci sono molte cose che mi fanno ridere. Molto spesso puoi vedermi in prima fila assalita da uno spasmo di ilarità ma cerco di contenermi, non avendo gli occhiali di Anna Wintour con cui nascondermi, mi copro con le note del programma e le persone non possono vedermi tremare dal ridere. Mi ricordo mentre leggevo uno degli articoli di Craig Brown su Private Eye e al solo pensiero mi viene ancora da ridere... quindi sono le parole che possono farmi questo effetto.

Hai degli aggettivi preferiti? 
Se cerchi su Google i miei pezzi, troverai le parole che sono solita ripetere. Qualcuno mi ha detto che "sinuoso" è una parola che ricorre sempre nel mio vocabolario. 

Quando si scrivono molte recensioni come tu stessa fai, non si è tentati di inventare parole? Noi creiamo un sacco di parole qua su i-D. 
Questa è una grande idea, ma sfortunatamente con le dame che abbiamo a dirigere un'istituzione come il New York Times, posso assicurarti che la cosa ricadrebbe su di me come una tonnellata di mattoni. A volte invento parole ma per sbaglio ma poi loro le modificano immediatamente.

Da quanto tempo avete una casa ad Ardeche?
Penso per trent'anni. È molto, molto importante nella mia vita. Non potrei andarci se la Principessa Caroline andasse a fare spesa al supermercato e se tutti gli adetti del mondo della moda ti salutassero, è quello di cui ho bisogno quando voglio andare via ed è un posto meraviglioso dove leggere. Specialmente una volta terminate le sfilate. Dico sempre di voler sentire il silenzio ma ovviamente non è del tutto silenzioso. Ci sono rumori, qualcuno anche un po' spaventoso, che arrivano dal bosco vicino. 

Hai mai voluto lasciare una sfilata a causa della colonna sonora? 
Sono uscita una sola volta in effetti, anche se sarei voluta andarmene dall'ultima sfilata di Cavalli perché avevo l'emicrania da due giorni. Mia madre aveva un udito molto, molto sensibile e si ruppe uno dei suoi timbri a causa di un suono eccessivamente rumoroso e uno dei miei nipoti l'ha ereditato da me. Soffro molto insieme alle mie orecchie quando la musica è troppo alta. Anche quando ero più giovane non riuscivo a sopportare suoni troppo alti. 

Non ti ho mai visto coprirti le orecchie? 
Oh, l'ho fatto, sono sicura che ci sono miei foto mentre lo faccio in ogni posto! Solitamente uso un po' di Kleenex e lo metto nelle mie orecchie e poi mi succede che un'ora dopo nessuno mi ricordi di averlo ancora nelle mi orecchie! Queste orribili cose bianche di emergenza. 

Cosa ti piace fare quando ti rilassi? 
Sono molto appassionata d'arte. Una delle cose più belle che fortunatamente riesco a fare quando viaggio tra i vari show è andare a visitare i musei se c'è un buco. Per esempio, quando ero a New York e stavo andando con un amico a prendere una tazza di caffè tra le sfilate, superammo il Whitney Museum di Arte Americana e leggemmo il cartello che riportava la scritta "Georgia O'Keeffe: Abstraction" e io dissi "entriamo". Era un'anteprima per la stampa di questo show meraviglioso che mi sollevò il cuore e mi fece tremare. Sicuramente quella non fu lunga abbastanza ma ci ho messo molto tempo a cercare differenti tipologie d'arte. 

Cos'altro ti piace fare? 
Il mio lavoro è abbastanza pieno ma voglio ovviamente fare anche cose piacevoli per me stessa. Nessuno ha mai pubblicato le foto di me mentre ballo sulle benches di Lady Gaga con Marc Jacobs alla festa di Marc Jacobs a New York questo settembre. Sono tornata a casa alle una e sono rimasta sveglia fino alle 3 o 4 di mattina per scrivere la mia storia e poi mi sono alzata alle 9:15 e sono andata alla sfilata e mi sono sentita veramente a pezzi.

Chi ha inventato il tuo ciuffo? 
Qualcuno chiamato Pauline Beard dalla John Frieda a London. Tutti hanno detto che era stato Alexandre de Paris a creare il mio chignon durante il mio periodo di esordio ma non è stato così. All'epoca, usavo due fermagli per tenere i miei capelli lontani dalla mia faccia. Anche se avevo la frangia e così anche prima, non mi stava molto bene, così Pauline prese uno dei ciuffi e lo reinventò per me. Le persone mi dicono che dovrei cambiare ma posso farmi i miei capelli mentre scendo dalle scale e io faccio parte di una generazione wash 'n' wear quando si tratta di capelli e abiti. Mi spiace essere una guastafeste, ma ho già vacillato a causa di scarpe a cui ero stata costretta ed è stata dura per qualcuno che ha attraversato la rivoluzione femminile. Non sono fatta per indossare cose imposte e nemmeno per avere una pettinatura che non potrei sopportare. 

Il tuo stile è immediatamente riconoscibile grazie al tuo look di capelli, il che può sicuramente aiutare quando devi entrare a una sfilata e ti trovi dietro a dieci fan. 
Sono sempre contenta quando vengo fatta entrare ma non mi sento a mio agio quando vengo spinta avanti dagli altri mentre nello stesso momento ci sono colleghi che fanno un importante lavoro, ma i privilegi dell'élite resistono con molta forza nel mondo della moda.  

Sono colpita dal fatto che scrivi recensioni direttamente mentre ti trovi in prima fila. Hai mai usato un blocco da scrittore?  
L'unico momento in cui non posso essere libera di scrivere è quando non sto dicendo la verità. Quando mi sento costretta in un verso o in un altro. Non mi è mai piaciuto scrivere un articolo negativo su un designer quando è solo all'inizio. Questa situazione rappresenta qualcosa di nuovo, non è mai stato così prima, e quando così giovani designer arrivano a lavorare in queste grandi case di moda allora penso perché far fuori qualcuno se si tratta del suo primo show? Non è giusto. Anche quando so che uno stilista sta attraversando un periodo personale molto difficile preferisco essere più gentile, anche se questo non è spesso così difficile da scrivere. Succede quando uno è incapace di affrontare la realtà delle cose che qualcuno sta cercando di dirgli.

Quanto il tuo modo di scrivere è cambiato negli anni? 
Non ho mai cercato né nascosto quello che stavo dicendo, ma recentemente ho trovato persone che sembravano trovare più interessante quando esponevo una serie di pensieri piuttosto che un semplice articolo. Forse agli stilisti questo non piace molto, ma per esempio considerando Balmain e Balenciaga sono intellettualmente legata a Balenciaga peché trovo tutto il lavoro molto interessante e innovativo e non sono per natura in linea con Balmain, anche so da dove Christophe Decarnin proviene e lo ammiro per aver reso la volgarità spettacolarmente bella. Ma quando stavo paragonando i due brand non volevo farlo in modo assoluto, amo il primo e amo-non amo il seocno perché penso che i blogger facciano questo tutto il tempo, mentre il contenuto riguardava che cosa pensassi ed era interessata. Quello che mi ha scioccato è stato vedere la reazione del pubblico su Internet, beh, basta dirlo in maniera più rozza che seni e sederi sono ancor più riflessivi, un lavoro creativo.

Beh, The Sun vende più copie del The Guardian.
Esatto, non so perché questo dovrebbe sorprendermi! 

Crediti


Testo Terry e Tricia Jones

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