Theodore and Katherine, 8x10" unique tintype, Montauk, NY ©2015

joni sternbach fotografa i surfisti di tutto il mondo

Nella serie 'Surfland' Joni Sternbach immortala le maggiori comunità di surfisti servendosi di una tecnica fotografica della metà dell'800. i-D ha incontrato la fotografa per parlare dell'evoluzione di questa cultura e del perché è necessario...

di Emily Manning
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17 novembre 2016, 9:00pm

Theodore and Katherine, 8x10" unique tintype, Montauk, NY ©2015

Il surf è stato per secoli un elemento cruciale della tradizione polinesiana. Persino Mark Twain, durante la sua visita alle isole Hawaii nel 1866, ha descritto ciò che lo circondava come "una grande comitiva di nativi nudi, di ambo i sessi e di tutte le età, che si divertono con il passatempo nazionale." Le tecniche delle quali la fotografa Joni Sternbach si serve per scattare i surfisti di oggi risalgono proprio allo stesso periodo, il XIX secolo. La serie Surfland di Sternbach ritrae le comunità di cavalcatori delle onde "di ambo i sessi e di tutte le età" che vanno dalla California alla Cornovaglia, dalla Baia di Byron alla Francia. Per creare queste immagini uniche nel loro genere, Sternbach utilizza la tecnica del collodio umido sviluppata nel 1850, scattando surfisti di tutti i tipi in momenti di quiete. La serie -- un mix affascinante tra la storia e la cultura delle nuove generazioni -- è valsa a Sternbach il secondo premio al Taylor Wessing Photographic Portrait Prize. Abbiamo incontrato Sternbach che ci ha parlato del surf a New York City e del perché non esiste un Pianeta B.

Rasmus and Kyuss King, 8x10" unique tintype, NSW, Australia. © 2011

In quanto newyorkese, come ti sei avvicinata al mondo del surf?
Credo sia perché sono nata nel Bronx che le gite in spiaggia sono diventate tanto importanti per me. L'oceano era il luogo in cui io e la mia famiglia ci recavamo per visitare mia nonna in estate -- nel cottage che affittava a Rockaway e poi a Long Beach. Non esisteva una cultura del surf quando ero piccola, quindi nuotavamo nell'oceano e ci godavamo la sabbia, il sole, l'estate. Oggi invece ho trovato una comunità surf attiva in ogni luogo che ho visitato.

Tom, Bodhi, Jack, 2-10x8" unique tintype, Trevose Head, Cornwall, UK ©2014

Parlami della tua serie Surfland. Cosa ti ha ispirato a iniziare e quali sono le idee di base?
La serie Surfland è un'evoluzione naturale di una serie di progetti sul paesaggio ai quali ho lavorato a Ditch Plains a Montauk. La prima serie, Ocean Details, è ciò ce mi ha portata a passare così tanti anni a fotografare l'oceano. Dopo tante ricerche, ho trovato la scogliera perfetta. Mi sono posizionata lì con la mia fotocamera a grande formato e il mio teleobbiettivo per scattare un piccolo segmento della superficie dell'acqua. Non avrei immaginato che i freddi mesi invernali durante i quali ho iniziato la serie fossero anche uno di quei momenti dell'anno in cui i surfisti si ritrovano per cavalcare le onde. Quando il clima è diventato leggermente più mite e le onde hanno iniziato a crescere, sono improvvisamente accorse tutte queste persone, proprio al centro della mia inquadratura. Mi ci sono voluti anni interi per smettere di evitarli. Poi finalmente sono giunta alla conclusione che condividavamo lo stesso ambiente e che era importante dar loro attenzione. L'idea di base di tutto il progetto è semplicemente quella di fotografare surfisti veri: principianti ed esperti, di qualsiasi età, etnia e sesso. Si tratta di un autentico documento sulla sottocultura dei surfers internazionale.

Water Connection 11x14 unique tintype, Campus Point, Goleta, CA ©2015

Cosa ti affascina delle tecniche tradizionali e in che modo contribuiscono a plasmare i tuoi lavori?
Lavorare con macchine fotografiche di grande formato è un modo bellissimo per scattare. Scatto principalmente in 8x10 e per questo ho a disposizione un enorme schermo per vedere le immagini, anche se sono al contrario! La tecnica a collodio umido con la quale lavoro risale alla metà dell'800. Un ferrotipo è una stampa diretta su una lastra di metallo annerita. Mi interesso di queste tecniche storiche da molti anni ormai e ne ho sperimentate diverse. La natura di questo progetto e la tecnica a collodio umido stanno sorprendentemente bene insieme. Non ci si potrebbe mai immaginare che una tecnica antica possa riuscire a documentare una cultura contemporanea in un modo tanto perfetto, unico. Ogni foto è impressa a mano sul posto e sviluppata nella mia camera oscura portatile immediatamente dopo esser stata scattata. L'intero processo avviene in un luogo pubblico, quindi sia io che i miei soggetti abbiamo la possibilità di vedere le immagini alla luce del sole subito dopo che sono state trattate. È la parte più esaltante di tutto il processo. Si tratta di uno strumento che affascina praticamente tutti e che fa in modo che ogni singola immagine assuma un valore collettivo. Fotografo i surfisti in momenti di quiete e la lentezza del processo non fa altro che incrementare la loro esperienza mentre posano.

Kenneth, 8x10" unique tintype, Montauk, NY ©2013

È molto bello vedere i legami famigliari tra le persone che scatti; molte delle sottoculture legate allo sport sono quasi esclusivamente riservate ai giovani. Che punti d'incontro trovano un surfista più anziano e uno più giovane e cosa imparano l'uno dall'altro?
Il surf unisce tutti, dai più giovani ai meno giovani, e per questo credo sia un modo in cui le famiglie riescono a passare del tempo insieme divertendosi. Il surf è nella nostra cultura da così tanti decenni e riesce a portare insieme gli esperti e i giovani che cercano ancora quella speciale connessione con la natura. La più bella cosa che gli adulti insegnano ai giovani è il loro profondo amore per l'oceano.

Joel, 8x10" unique tintype, Guethary, France ©2015

Hai scattato parti diverse degli Stati Uniti che hanno una forte tradizione surfista, ma anche la Francia, l'Australia, la Gran Bretagna. Quali sono X che unisce i surfisti oltre i limiti geografici?
Il legame più profondo che connette i surfisti sono il loro profondo amore e il rispetto per l'oceano. Viaggiare in luoghi tanto diversi e scatare fotografie ha unito le perosne in un modo che non mi sarei mai potuta immaginare. Per alcuni immortalo una comunità in azione, per altri questo progetto sembra riuscire a portare insieme intere comunità.

Sky, 11x14 unique tintype, Camous Point, Goleta, CA ©2015

Per quanto questa serie si occupi di persone, ha a che fare anche con l'ambiente e la relazione tra persone e paesaggio circostante. Gli americani hanno appena eletto un presidente che non crede nel riscaldamento globale. Quali sono secondo te i problemi ambientali ai quali dovremmo prestare attenzione e cosa possiamo fare per salvaguardare i nostri oceani?
Quando ho iniziato a lavorare nei pressi dell'oceano, mi concentravo principalmente sull'interpretazione creativa e formale dell'acqua. Ora sono estremamente consapevole del paesaggio dal punto di vista politco e di quanto si tratti una risorsa a rischio. Attirare l'attenzione del pubblico sull'oceano e l'acqua in generale diventa più importante giorno dopo giorno, man mano che si aggravano le condizioni dell'ambiente. Esistono fantastiche Organizzazioni Non Governative come quella di Sylvia Earle, Mission Blue, e la Cousteau Society, che mantengono puliti i nostri oceani.

Thea and Max, 11x14 unique tintype, Santa Cruz, CA ©2016

Che messaggio speri di trasmettere con Surfland?
Spero che le persone interpretino questi lavori come l'incarnazione della libertà e dello spirito d'avventura, così intrinsechi nella psiche umana.

@jstersurf

Dane, 11x14 unique tintype, Zuma Brach, Malibu, CA ©2016

Ghost surfer, 8x10" unique tintype, Rockaway, NY ©2015

Crediti


Testo Emily Manning
Foto © Joni Sternbach

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