la settimana della moda uomo di new york è stata un successo?


Con la chiusura della NYMFW, Jeremy Lewis di Gemento Zine analizza per voi che cosa ha funzionato e che cosa no.

di Jeremy Lewis
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20 luglio 2015, 11:25am

Negli ultimi anni il mercato globale dell'abbigliamento maschile è esploso e la comunità di stilisti newyorkesi è cresciuta a pari passo con esso. Tradizionalmente esposto a New York in contemporanea alle collezioni femminili, i designer di moda maschile hanno sempre avuto minore attenzione, promuovendo le loro collezioni con costosissime passerelle e presentazioni dopo le sfilate europee e solo quando gli acquisti per la stagione erano già volti al termine. Settimana scorsa è stata inaugurata la prima edizione della Settimana della moda maschile di New York, una nuova iniziativa promossa dal CFDA per posizionare il menswear americano sullo stesso piano di quello delle altri capitali della moda. Ora che l'evento è volto al termine ci poniamo la fatidica domanda: ne è valsa la pena?

Gran parte della cultura maschile newyorkese viene definita dalle grandi corporazioni (The Philip Van Heusen, the Kellwoods, the Perry Ellis Internationals) che producono principalmente abiti per il mercato di massa. Grazie alla vastità dei loro fondi e la notevole influenza acquisita, questi hanno definito quegli atteggiamenti che hanno contraddistinto collezioni non sufficientemente meritevoli di un viaggio attraverso l'Atlantico. Ma la loro influenza sulla NYMFW non è passata inosservata - e la maggior parte degli stilisti che hanno mostrato le loro creazioni sono stati più che facili da dimenticare - ma avere del tempo a disposizione ha dato la possibilità di mettere in luce il talento di alcuni selezionatissimi designer non solo senza la distrazione delle collezioni donna ma con un interesse senza precedenti fa parte di editori e compratori stranieri. 

Public School

Non ci sono stilisti capaci di definire l'attuale condizione della moda maschile di New York quanto Maxwell Osborne e Dao-Yi Chow di Public School. Definiti da Anna Wintur come i designer da tenere d'occhio e recentemente ingaggiati per supervisionare DKNY, sono i cocchi del menswear cittadino - specialmente dopo aver presentato una delicata collezione ispirata alla strada e all'atletica. Urbano, stilizzato e completamente accessibile, Public School è il barometro perfetto delle tendenze del momento: ingaggiando il guru del menswear americano Nick Wooster e l'icona di stile newyorkese Waris Ahluwalia come modelli per la loro presentazione, il duo non ha fatto nient'altro che riaffermare il loro ruolo sulla scena locale. Questi stilisti non sbagliano un colpo.

Steven Cox e Daniel Silver si sono aperti la strada per il successo producendo negli ultimi 12 anni abbigliamento maschile sotto il nome Duckie Brown e le loro collezioni, ad alto contenuto sia di abilità che di concetto, non sembravano avere il riconoscimento che meritavano. Una volta avuti tutti gli occhi puntati su di loro è stato semplicemente emozionante vedere la coppia presentare quella che a oggi è una delle loro collezioni più forti: l'abilità nella gestione del volume e delle proporzioni era finalmente sotto i riflettori. E non si sono trattenuti. Hanno presentato pantaloni taglio largo con esagerate coulisse abbinate a tuniche oversize e top dalle linee sensuali, intelligenti e direzionali. Le loro forti silhouette cariche di quella visione totalmente autentica, hanno caratterizzato quello che era lo show necessario per condurre la NYMFW al suo punto d'arrivo.

Qual è, quindi, il nuovo look di New York? Daisuke Obana di N. Hoolywood e Tim Coppens sembrano aiutare a dare una risposta. Ognuna delle loro collezioni era grondante di modernità e radicata in uno specifico linguaggio sportivo, offrendo una visione piuttosto interessante del futuro menswear americano: funzionale, pratico, estremo nel suo lusso discreto. Entrambi gli stilisti hanno utilizzato tessuti incredibili, materiali tecnici militari o tradizionali sete e raffinato cotone, aggiornando gli standard dello street style con felpe e pantaloni da ginnastica con dettagli che derivano più dal design che dall'abbigliamento. Obana si è diretta verso il minimal mentre Coppens ha virato verso il pop ma entrambi i designer hanno senza dubbio offerto interessanti scorci sul futuro stile newyorkese.

Robert Geller

Più di 10 anni fa, quando Hedi Slimane si stava ancora facendo un nome, Alexandre Plohkov e Robert Geller erano partner nonché unici araldi dell'avanguardia del menswear di NY col brand di culto Cloak. Il duo si è poi separato ma è stato emozionante vederli sfilare entrambi dopo che molti dei loro colleghi hanno chiuso i battenti. Geller ha presentato una delle sue migliori collezioni di sempre, sostenendo una linea fluida e mantenendo la sua visione romantica e provocatoria con una facilità senza precedenti. Plohkov era in splendida forma, riprendendo la sua visione cupa con una maggiore chiarezza, guadagnata forse dopo aver collaborato con Versace e Uniqlo, e la sua estetica vagamente nomade seppure pulita e raffinata è stata riconoscibile come mai prima d'ora. Entrambi gli stilisti sono stati utili promemoria di quanto sia importante che a New York esista uno spirito progressista.

Siki Im

Sim Im ha presentato quella che al momento è la sua collezione più coraggiosa. Conosciuto per la sua sartorialità, questa linea è stata più trasandata che decostruita. Lo stilista si è rilassato, lasciandosi andare e inserendo una nuova libertà nel suo lavoro con irriverenza e studiata ambiguità, omaggio alla gioventù, catturando l'attenzione di almeno un editore. Im ha avuto un'iniziale difficoltà nell'essere accettato nel panorama newyorkese, fatto che ha apertamente denunciato aprendo la sfilata con una cover live di New York I Love But You're Bringing Me Down di LCD Soundystem. Finita la presentazione c'è da chiedersi se qualcuno degli editor locali abbia colto il messaggio - mentre correvano a vedere John Varvatos.

Quindi, la NYMFW è stata un successo? Credo che lo sapremo solo se gli editori e i compratori europei torneranno per vedere anche la prossima stagione oppure grazie a un aumento nel settore dovuto alla nuova visibilità acquisita. In ogni caso, se vogliamo che la NYMFW prosperi allora sarà necessario che diventi in grado di offrire qualcosa che nessun altra capitale delle moda può offrire ed è necessario che alzi la voce e si faccia ascoltare dal pubblico internazionale. Con etichette come Jack Spade e Band of Outsider che cessano l'attività è più chiaro che mai che lo stile classico per cui New York è famosa non è più sufficiente e una nuova identità deve essere forgiata. Questo è un momento fantastico per essere uno stilista di menswear a New York. 

Crediti


Testo Jeremy Lewis
Foto Kate Owen

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