come diventare un giornalista di moda di successo

Tim Blanks ci svela i retroscena di una vita da fashion editor, reporter e presentatore.

di i-D Staff
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04 febbraio 2016, 11:20am

In un settore in cui di certo non mancano teste vuote, vipere e figure moleste, è davvero un piacere vedere una personalità come Tim Banks diventare qualcuno. Tim Banks è un uomo intelligente, amabile e che, anche quando si comporta da diva, riesce a farlo in un modo adorabilmente scherzoso. Il critico di moda ha potuto contare su un tempismo impeccabile nel corso della sua intera carriera, muovendosi a braccetto con lo spirito del suo tempo mentre spaziava dalla carta stampata, alla TV fino al web. Nel ruolo di critico delle sfilate per Style.com (come lo definisce Blanks: "il miglior lavoro che abbia mai avuto in vita mia"), si è affermato grazie a uno stile di scrittura che è stato imitato, ma mai eguagliato, da altri. Il tenero neozelandese dalle camicie a maniche corte e amante delle stampe vistose ora lavora per Business of Fashion, dove si occupa di recensioni più o meno lunghe e elaborati pezzi d'opinione sullo stato dell'industria della moda.

Blanks, perciò, sembra proprio essere la persona perfetta per un programma sulla scrittura di Mastered, sito che offre una grande varietà di corsi tenuti da grandi nomi dell'industria come Virgil Abloh, Sam McKnight, Val Garland e Nick Knight. Blanks potrà difficilmente insegnare ai propri studenti ciò che davvero l'ha portato dov'è ora: iscriversi precocemente all'università di Auckland a 15 anni e passare del tempo "completamente fatto di anfetamine e vestito come Ziggy Stardust," vivere con Jerry Hall a LA e lavorare su colori e costumi del leggendario cartone animato anni '80, l'Ispettore Gadget. E pensare che tutto questo è accaduto prima che mettesse piede nell'industria della moda e iniziasse a scrivere davvero. Però siamo sicuri che otterrà risultati brillanti condividendo con gli studenti non solo la sua esperienza personale e i suoi contatti, ma anche la sua gentilezza e buon cuore. "Non penso che questo corso si tratti di un vero e proprio insegnamento," spiega tenendo in mano un calice di vino bianco frizzante. "Penso che lo scopo di questo progetto sia più che altro comunicare e rassicurare, per quanto strano possa sembrare." La vita dello scrittore è dura e non ti porta ad ottenere lavori con guadagni stellari come i fotografi e gli stylist di spicco. Così, Tim Blanks rassicura i giornalisti freelance con parole semplici, ma preziose.

Il corso, che inizierà in primavera (le iscrizioni sono aperte ora), potrà contare sulla collaborazione di testate di spicco come Interview, V Magazine e AnOther e Tim, più che un classico docente, sarà una figura pronta a venire in contro alle esigenze dei suoi allievi. "Ognuno dei partecipanti scrive già. Non è la tipica situazione da classe scolastica, con insegnante e studenti. Lo descriverei più come una tavola rotonda, in cui io imparerò almeno tanto quanto loro."

Come e quando hai iniziato la tua carriera nell'industria della moda?
Editavo la rubrica dedicata alla moda di Toronto Live. Il programma è diventato nazionale alla fine degli anni '80. Quando ho iniziato a fare lo scrittore, non si poteva nemmeno parlare di una vera e propria industria della moda. Non esisteva il prêt-à-porter o qualcosa di simile. Abbiamo proposto Fashion File alla CBC, una rete televisiva canadese, quando hanno lanciato un servizio d'informazione 24 ore su 24.

Di cosa ti occupavi prima di quel momento?
Mi occupavo dei colori e della direzione artistica dei costumi per l'Ispettore Gadget! Prima di questo ho fatto un sacco di lavori strani, come lavorare per Brian Ferry a LA. Facevo un po' tutto e un po' niente a dire il vero.

Quando c'è stata la svolta?
Fashion File è stata una di quelle cose che capitano proprio nel luogo e nel momento giusto. A ripensarci, quasi mi sembra assurdo. Si è trattato di un caso. Io lavoravo per la rivista di moda e CBC stava cercando un riempitivo per 24 ore di programmazione. Cercavano qualcosa a basso costo e fu proprio quello che proponemmo loro: un riempitivo a basso costo sulla moda. Fashion File era costituito da segmenti di cinque minuti che venivano trasmessi ogni giorno, ripetuti nell'arco dell'intera giornata e che nel weekend venivano accorporati in un unico programma della durata di mezzora. Quella mezzora veniva venduta a livello internazionale e in poco tempo è diventato il programma internazionale di maggior successo della CBC.

Come sei finito a lavorare in così tanti media diversi?
In modo del tutto casuale. È stato folle. Potrei parlare per ore di cosa significhi trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Dal magazine, la TV via cavo, attraverso il mondo digitale per arrivare a quello ultra digitale. Ma ciò che vorrei dire a riguardo e che dovrebbe venir accolto come una sorta di stimolo, un incoraggiamento per le persone che vorrebbero iscriversi al corso, è che alla fine tutto gravita attorno alla bravura nella scrittura. Niente di ciò è accaduto perché ero in grado di usare un Pc o cose simili. Tutte queste occasioni si sono aperte di fronte a me solo e semplicemente perché sapevo scrivere, nel senso più vero del termine. Mettevo insieme le parole, raccontavo una storia e credo sia proprio questo che il mondo vuole, per quanto tecnologico possa essere diventato. Le persone hanno sentito il bisogno di sentirsi raccontare storie già dall'alba dei tempi. Questo non è cambiato. Il vecchio e il nuovo possono convivere pacificamente.

Quelli erano tempi in cui la moda non era davvero accessibile.
Beh, si parla dell'89-92, quindi l'epoca del fenomeno top model. Anche per questo il programma ha avuto tanto successo a livello internazionale. Era diventato l'unico mezzo per informarsi sulla moda in tantissimi Paesi diversi e la CBC lo odiava. Loro preferivano seriosi programmi letterari, o quelli sulla vita sessuale del topo campagnolo o su una giornata di sci con Gandhi…queste cose insomma.

Com'è stato passare dai magazine ai video?
Anita Roddick mi ha chiamato a lavorare per il Body Shop, così nel '90 sono tornato in Inghilterra, appena dopo aver iniziato l'avventura di Fashion File. Ho lasciato il lavoro al magazine a Toronto, ma ho proseguito la mia avventura con Fashion File mentre lavoravo per Body Shop. Così, per i primi dieci anni, la mia vita si è divisa tra queste due realtà. Mi piaceva perché c'era il lavoro fruttuoso, produttivo e c'era la moda. Queste due cose andavano stranamente d'accordo. Per quanto riguarda il video, all'inizio è stato molto difficile abituarmi a stare in piedi, immobile di fronte alla folla mentre di fronte a te ci sono 1000 persone che aspettano l'inizio del programma. Mi divertivo così tanto con quello che facevo e non ho mai sentito il bisogno di mettere paletti del tipo "Non faccio questo. Questo lo faccio." Era lo stesso atteggiamento con cui ho iniziato a scrivere da freelance. All'inizio scrivevo per la rivista dei treni Virgin. Ero senza vergogna. Quando chiedevo ai giovani studenti di giornalismo cosa avrebbero voluto fare e mi rispondevano cose tipo 'Vorrei scrivere per Vanity Fair.' Beh, non è proprio così che funziona. 'Ah ma mamma conosce l'editor.' OK, capito. Sì, allora scriverai per Vanity Fair.

Qual è la cosa che preferisci del lavorare nella moda?
Le persone. Io sono una persona curiosa di natura e il mondo della moda è pane per i miei denti. Dalle modelle 15enni appena scese da un cammello in Uzbekistan fino a Karl Lagerfeld: non puoi trovare un simile campionario umano da nessun'altra parte. Grazie alla moda, ho visto cose che altre persone non possono vedere. Qualche settimana fa mentre mi trovavo a Roma per una sfilata di Chanel, abbiamo fatto un tour della parte segreta della città e abbiamo potuto visitare luoghi a cui le persone non hanno normalmente accesso. Federico Marchetti ha organizzato una cena nella libreria di Leonardo, dove hanno dato l'opportunità di vedere i diari dell'artista. Beh, è decisamente una cosa che non capita a tutti. Erano libri scritti di suo pugno! Se non mi muovessi in questo settore non potrei mai fare esperienze del genere.

E qual è la parte peggiore?
Non c'è abbastanza tempo. Non si tratta neanche del numero delle sfilate, ma del caos e della disorganizzazione. È come se un demone perverso avesse pianificato il tutto in modo da darti giusto il tempo necessario per scribacchiare qualche appunto tra una sfilata e una presentazione, ma non abbastanza da finire. In questo periodo dell'anno le giornate sono corte e non posso lavorare in macchina. È tutto così buio, così strano che non posso nemmeno leggere ciò che ho scritto nel mio quadernetto. Va a finire che qualsiasi cosa, indipendentemente da quanto ti impegni perché non sia così, viene rimandata alla fine della giornata, tu finisci per iniziare a lavorare alle 9 di sera e non finire prima delle 3 di mattina. Il giorno dopo è di nuovo ora di svegliarsi presto e così via. Ci sono sempre stati problemi di tempo in questo settore, ma ora la situazione è decisamente peggiorata.

Qual è il cambiamento maggiore nell'industria al quale hai assistito?
La velocità. Ho sempre potuto contare di un periodo di pausa tra il vedere qualcosa e scrivere il pezzo a riguardo. Si tratta di un lusso che non ci è più concesso. Ora tutti vivono nel momento. Potrebbe anche essere una cosa bellissima se ci pensi, sentire il mondo che scorre, che finisce intorno a te. Il mondo sta finendo e questo lo sappiamo tutti, ma noi ci stiamo solo avvicinando alla fine alla velocità della luce, come se ci piacesse questa corsa sulle montagne russe verso l'oblio.

Hai trovato modi alternativi per riuscire a smaltire tutto questo?
Sbronzarsi! I vecchi rimedi sono sempre i migliori.

Quali sono le tue regole di vita?
Sono così diverse rispetto a 5, 10, 15 anni fa. Prima la vera domanda era: "Se si parla di sesso, droga e rock'n'roll, in che ordine le metti?" Ora non è più così. Bisogna imparare ad essere pazienti. Potrà anche sembrare un cliché, ma ogni momento è una benedizione. Pensare a cosa c'è oltre alla vita è terrificante. Quindi avere pazienza, apprezzare ogni istante e prendersi molto, moltissimo tempo per sé.

Sei sempre stato un tipo che riesce a trarre il meglio dalla solitudine?
Sì, sono bravo in questo. Andare a mangiare nei ristoranti è un mio hobby. Vado in posti costosissimi e mi godo una meravigliosa serata tutta per me.

Quindi se qualcuno vede Tim Blanks cenare tutto da solo, non dovrebbe fargli pena?
No, è una scelta. Se qualcuno mi vede stare da solo c'è una buona possibilità che io me ne sia fuggito dalle persone con cui ero!

Se non lavorassi nella moda dove saresti ora?
Farei qualcosa di incredibilmente pigro! No dai, seriamente. Credo mi occuperei di qualcosa di simile, ma sempre con le parole. Magari non lo farei altrettanto spesso o diligentemente, ma sì, ci sarebbero sempre le parole.

Finisci la frase: la moda fa…
…di me un uomo molto, molto felice.

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