un viaggio fotografico nel mediterraneo degli anni ’70 con claude nori

Le assolate immagini del lungomare mediterraneo vi faranno venir voglia di essere in vacanza.

di Sarah Moroz
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27 luglio 2015, 12:55pm

Gli scatti del fotografo francese Claude Nori incarnano a pieno la spensieratezza, la nostalgia e la malinconia tipiche dell'estate. Il suo sguardo si concentra sui giovani e il loro desiderio di ambienti soleggiati (Stromboli, Rimini e le città costiere francesi), immortalandoli nelle loro vacanze tra il 1970 e il 1980. Che stiano giocando a ping-pong nella sabbia o che si stiano avidamente gustando un gelato, questi adolescenti spensierati dalle cosce brune e le spalle scoperte, mostrano la rilassatezza nella sua forma più attraente. La piccola retrospettiva di Nori in mostra alla Polka Galérie di Parigi, The Adventure of a Photographer, prende il nome da una famosa storia di Italo Calvino nella quale il protagonista, Antonino, è ossessionato dalla fotografia. Nori ci ha parlato di come dare movimento alla staticità e di cosa significhi flirtare con la fotocamera.

Utilizzi sia il bianco-e-nero che il colore, in che modo decidi quale scegliere?
Il metodo di espressione che preferisco è il bianco-e-nero e lavoro principalmente con quello. Lo trovo più poetico e si avvicina di più al Neorealismo italiano degli anni '60 e '70 che io adoro. Il colore è per quando voglio rappresentare le cose in maniera diversa. Negli anni '70 stampavo con Kodachrome, mentre ora c'è questa sorta di ritorno alle vecchie pratiche.

Al momento hai un'esposizione al Polka, eppure hai anche pubblicato i tuoi scatti sotto forma di libro tramite la tua casa editrice, Editions ContrejourPensi che il tuo lavoro possa esprimersi in maniera diversa a seconda del medium utilizzato?
Credo di esprimermi meglio con i libri; sono uno spazio privilegiato. Nel 1975 non riuscivo a trovare un editore che mi pubblicasse nel modo che volevo, quindi feci una bozza. Ora lavoro secondo il mio ritmo, facendo immagini a pagina doppia con testi autobiografici o riferimenti ad altri fotografi: il ruolo è simile a quello di un cineasta.

Il nome della tua esibizione è ispirato a un racconto di Calvino, L'Avventura di un Fotografo, che vede protagonista un uomo ossessionato dal suo lavoro: credi che questa sia una qualità essenziale per l'essere un fotografo?
Sì, certo. Per un fotografo della mia generazione, gli anni '70, era importante creare una rottura tra noi e la fotografia che ci ha preceduto; puramente professionale, da reporter. Alcuni di noi dicevano che volevamo esprimerci attraverso la fotografia, che volevamo vivere attraverso la fotografia. Era un modo per viaggiare, incontrare persone, comunicare attraverso le nostre vite. La fotografia è un modo di guardare il mondo.

Ti concentri sui giovani, principalmente soggetti femminili. Nell'introduzione alla tua mostra c'è un riferimento al "flirtare con la fotocamera": che cosa volevi dire?
Qualche anno fa ho pubblicato un libro chiamato La Géométrie du FlirtEra compreso nel panorama della fotografia in termini di scelte estetiche e formali, io cerco di trasmettere questo. Affrontare le persone in termini di avventure sentimentali. Esco per una passeggiata e inizio questa danza - per approcciare, per sedurre. Faccio questo ulteriore passo che mi distingue dai vecchi fotografi umanisti, che si limitavano a scattare e ad andarsene. Da qui questo "flirtare con la telecamera" che è una parte importante del mio lavoro e di cui non mi vergogno.

Quindi riguarda il modo in cui ti approcci ai tuoi soggetti?
Riguarda l'approccio, l'estetica - incapsulare il momento come fosse un film. Puoi sentire che qualcosa è successo. Non puoi fingerli quei momenti di vita vera e i loro scenari. Gli scatti sono gli anni '70-'80 e allora ero giovane ed era più facile. Mi piace quella sensazione quando guardi una fotografia e capisci che non è solo un personaggio, quando noti che c'è qualcun altro sullo sfondo o nell'angolo dell'immagine. Per esempio in La ragazza sulla Vespa c'è un passante sulla sinistra mentre in La ragazza appoggiata alla decappottabile si vede una mano che tiene una sigaretta, tagliata dal bordo dell'immagine. In un certo senso, stavo facendo dei film realizzando delle immagini statiche.

Non sempre conoscevi in anticipo i soggetti che ritraevi, si può dire che era più l'immaginazione e la seduzione che la realtà di chi ti stava di fronte?
Per la maggior parte sì. Andavo a passeggiare in spiaggia, nelle zone che preferivo, quando le persone erano in vacanza. Adoro i locali: la spiaggia e i paesaggi da favola e i balli. Generalmente erano donne che non conoscevo, le guardavo e mi riempivo di meraviglia e non solo perché erano bellissime ma perché il momento stesso era bellissimo: era la configurazione di diversi momenti. Non solo incarnavano qualcosa ma la luce era perfetta, il décor era splendido, le pose erano particolari. Ci sono anche ritratti di donne con cui sono uscito, con cui ho avuto storie d'amore e che ho fotografato perché le amavo. 

Crediti


Testo Sarah Moroz
Tutte immagini su cortese concessione di Claude Nori and Polka Galérie, Parigi

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