è solo rock and roll, ma a james jagger piace

Il figlio di Mick ci parla degli eccessi degli anni '70 nella nuova serie TV Vinyl, in cui recita nei panni di una rockstar disillusa dall'industria della musica.

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mar 11 2016, 10:15am

Trattandosi del figlio di Jerry Hall e Mick Jagger, non ci sorprende vedere che James Jagger sfoggi un look da urlo proprio come i genitori. Labbra carnose e zigomi in evidenza che fanno da cornice al suo sguardo tenebroso - le caratteristiche perfette per un attore. Lo ritroviamo infatti nell'ultima serie di HBO, Vinyl, prodotta da Jagger Senior e Martin Scorsese con la partecipazione di Juno Temple, dove James recita il ruolo di una rockstar con tendenze non troppo dissimili da quelle del padre e del resto dei Rolling Stones durante il loro periodo d'oro.

Vinyl è la serie di HBO creata da Martin Scorsese e Mick Jagger, dove reciti la parte del cantante snob della band punk altrettanto snob The Nasty Bits. Eri preoccupato all'idea di fare la parte della rock star, essendo il figlio di Mick Jagger?
Ho trovato più difficile entrare nella mentalità di questo personaggio che negli anni '70 aveva serie difficoltà - ha che fare con l'industria della musica da così tanto che oramai è sfinito, annoiato. È arrivato al punto da diventare un hater, mettiamola così. È davvero un hater. Eppure farebbe di tutto pur di farcela... Non è il tipo di persona con cui vorresti lavorare però. Ammazzerebbe anche suo figlio per fare carriera.

Ti sei studiato i Rolling Stones di quel periodo per girare la serie?
Sì, beh, ho fatto tanta ricerca. C'è un musicista che si chiama Jack Ruby che è molto simile al personaggio - un tipo di New York proto-punk davvero incazzato. L'unico motivo per cui nessuno lo conosce è che la sua musica era terribile: faceva roba chiassosa ed è morto giovane. Ma i veri punk rocker sanno chi è... Era la roba più punk rock di sempre, ma era orribile, ecco perché non ha avuto un seguito.

È stato interessante leggere aneddoti e nuove storie riguardo a ciò che accadeva al tempo. La gente ha una visione molto positiva degli anni '70, specialmente a NY - una sorta di utopia artistica dove esisteva la libertà vera. In realtà io credo fosse un po' una merda, c'era tanta criminalità e problemi con la droga. La gente era infelice - Nixon era Presidente al tempo ed era esploso lo scandalo Watergate. L'America non stava molto bene con se stessa, ecco perché sono sorte tutte queste controculture. C'era un senso di sfiducia nei confronti della società in generale. Il mio personaggio ha a che fare con la scena punk, ma allo stesso tempo c'era la scena disco... Era un periodo emozionante per la musica - credo non lo fosse se non eri in quell'industria. La moda era terribile: andavano le grafiche a zigzag e tutti impazzivano per il poliestere - 'abbiamo creato questo materiale in nylon fantastico, ci faremo dei reggiseni!'

Qual è il tuo rapporto con la musica?
Mi piace suonare la chitarra e il piano, sono sempre stato appassionato di musica. [Nella vita reale fa parte della band punk Turbogeist.] È qualcosa che c'è sempre stato nella mia vita. La ascolto quando mi sento giù. Credo che la musica sia qualcosa di profondamente umano - ha un ritmo che fa parte della nostra anima, del nostro essere. È una delle cose più importanti della vita. Puoi fare a meno di molte altre cose. Se dovessi vivere nel silenzio o solo parlare con la gente per un po' impazzirei.

Martin Scorsese e Mick Jagger sono amici e si ammirano a vicenda. Se c'era una coppia in grado di girare una serie sulla musica quella coppia sono loro. 
Yeah... È un progetto che avevano in cantiere da molto - doveva essere un film già 10 anni fa. Ricordo di aver letto il copione di un film almeno 8 anni fa. Credo si adatti meglio alla televisione, puoi mostrare molte più cose nel corso del tempo. Con questa stagione abbiamo affrontato alcuni episodi riguardanti l'industria a quel tempo, ma credo che nella prossima parleranno della nascita dell'hip hop e tutte quelle cose che stavano accadendo all'epoca. È uno sguardo su un periodo storico interessante - siamo partiti dal 1974 e arriviamo al 1980, sono 6 anni. Ma in certi casi si tratta proprio di tutto un altro pianeta.

Lavorare con Scorsese, oltre che con tuo padre, è stato doppiamente stressante?
No, no, per nulla. Martin Scorsese ha una personalità squisita. Mi ha fatto sentire a mio agio ancora prima di iniziare a girare. Ero nervoso all'idea di incontrarlo e in realtà dopo un paio di audizioni è successo. Credo si trattasse puramente di un test di personalità: 'Sei una testa di cazzo? Non voglio lavorare con te se lo sei.' Sudavo, ero nervosissimo - Sono un suo grande fan ed ero super spaventato. Ma è il suo modo di fare - ha un tocco magico, che mi ha reso subito a mio agio. E fortunatamente mio padre non era sempre lì. Non dovevo vederlo ogni mattina, era spesso via per lavoro. Ma è stato un grande aiuto per me, anche solo averlo attorno. Quando giravo una scena e non capivo un riferimento lui era d'aiuto.

Cosa possiamo imparare sull'industria della musica degli anni '70 con Vinyl?
L'industria della musica era diventata abbastanza pretenziosa al tempo. C'era il glam rock e tutto stava diventando teatrale, si prestava meno attenzione alla musica. È un tema che attraversa tutta la serie - il personaggio di Bobby [Canavale] non crede più nella musica, vuole ritrovare ciò che lo aveva entusiasmato all'inizio. Ed è questo che Kit, il mio personaggio, cerca di far vedere: non hanno importanza gli effetti speciali, ciò che conta è la musica. Quella vera, viscerale, che sprona la gente a muoversi, combattere, scopare, odiare. Si tratta di far reagire le persone.

Quando hai capito crescendo che tuo padre è una rock star?
Non credo di aver mai avuto un'epifania. Ricordo che alle elementari andavo a questi concerti assurdi. E poi quando non hai ancora il senso della prospettiva non hai idea di cosa sia normale e cosa no. Ero un bambino...Era semplicemente mio padre, che mi sgridava se facevo il cattivo. Spesso mi hanno chiesto, 'com'è essere il figlio di Mick Jagger? Beh, non ne ho idea cazzo! È l'unica cosa che so. È la mia vita perciò non ho il senso della prospettiva. Certo, ora da adulto sono fiero di essere suo figlio e dei suoi traguardi... ma crescendo non mi importava. Mi interessava di più giocare con il flipper nel backstage che guardare i concerti. Era la mia cosa preferita.

Vinyl è trasmessa su Sky Atlantic.

Crediti


Testo Craig McLean