Fotografia di Finn Constantine

racconti di ciò che accade alle sfilate, ma che nessuno ti racconta mai

"Bisogna essere preparati al traffico, alla gente che si cambia d'abito sul sedile della tua auto, alle telefonate deliranti e a molto, molto altro."

di Matthew Whitehouse
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20 settembre 2018, 3:37pm

Fotografia di Finn Constantine

Sono le 6:36 del mattino quando il sole inizia a colpire i ragazzi della security che si trovano all'esterno di un enorme magazzino dismesso. Tutti indossano completi eleganti e chiacchierano tranquilli. Tra poco più di due ore ci sarà la prima sfilata della Fashion Week, e mentre all'interno gli addetti ai lavori si occupano degli ultimissimi ritocchi, nello spazio antistante l'ingresso si chiacchiera delle precedenti edizioni.

"Ma vi ricordate quella Burberry di un paio di stagioni fa?" chiede qualcuno, quasi raccontasse un episodio avvenuto in trincea. "Certo che sì!" rispondono gli altri. "E quella volta che tutti volevano entrare dall'ingresso sbagliato?" ricorda qualcun altro. "Era stato un incubo."

Nei prossimi quattro giorni, in città arriveranno migliaia di ospiti da oltre 50 paesi diversi per assistere alle 56 sfilate in calendario. Per non parlare di tutti gli eventi, presentazioni, cocktail party e inaugurazioni fuori dall'agenda ufficiale. È quello che viene definito un big business, ma per chi lavora dietro le quinte, come l'addetto alla sicurezza Hicham Demnati, si tratta di ordinaria amministrazione. "È interessante," mi dice. "Ma alla fine è un lavoro come un altro."

"È un casino, però molto organizzato," continua. "La logistica è incredibile." Hicham arriva dal Marocco, ed è solo uno dei tantissimi lavoratori stranieri che contribuiscono alla perfetta riuscita della Fashion Week. Come lui, una buona percentuale di designer, stylist, fotografi e giornalisti non sono nati qui.

Si bevono gli ultimi caffè, si gettano le sigarette e poi si ritorna al lavoro. "Hai il tuo badge, tesoro?" si sente chiedere un ragazzo piuttosto nervoso, probabilmente alla sua prima esperienza alla Settimana della Moda. "Non ti preoccupare," lo rassicurano. "Oggi ci sarà da divertirsi."

Nei loro atelier, laboratori e showroom, intanto, gli stilisti lavorano a ritmi forsennati insieme ai loro team per rendere perfette le collezioni che poche ore dopo vedremo in passerella. Sono da poco passate le 7 del mattino, i walkie talkie vengono appesi alle cinture e gli aspirapolvere continuano a fare un rumore infernale ("continua a passarlo finché non arriva la gente," sentiamo qualcuno dire). Incontro il duo di designer dietro Art School, Eden Loweth e Tom Barrat. Stanno controllando ogni dettaglio, supervisionando qualsiasi minuzia. "Siamo qui da prima dell'alba, c'è un sacco da fare," mi dicono candidamente. Poco più in là, Josephine Jones sta stirando accuratamente l'abito che indosserà in passerella. "Stai attento," commenta Eden quando mi vede osservare incuriosito la scena. "È una tipa pericolosa."

Intorno, tutti si muovono indaffarati. C'è chi riempie il frigo di bottigliette d'acqua, chi si occupa di sistemare deodoranti e assorbenti in bagno. Alla reception, i baristi si preparano a un weekend di fuoco in cui faranno più caffè di quelli preparati nell'ultimo mese. Will, un membro dello staff, non è così preoccupato però. "Nell'ora di punta i bar sono sempre un casino," mi ricorda scrollando le spalle, mentre pulisce per l'ennesima volta il bancone. "Non importa se siamo in Fashion Week o meno."

A pochi metri di distanza, ogni sedia viene numerata e le luci posizionate per la prima sfilata. Sono le 7.45 ora, e lo stilista 28enne Richard Malone controlla che tutto venga eseguito seguendo le indicazioni fornite. In sottofondo c'è Mariah Carey che canta Fantasy. "Sono più tranquillo di ieri," confessa ridendo, anche se a me non sembra poi così rilassato.

Durante la sua sfilata presenterà 30 look diversi per una sorta di donna contemporanea decisa e indipendente, ma ora l'attenzione è tutta sulla posizione da cui verranno scattate le immagini durante lo show. "Lavoro con Richard dai tempi di Fashion East," mi racconta il fotografo Chris Yates. "Ho visto tutta la sua evoluzione come stilista da vicinissimo."

Per la maggior parte delle persone, le foto di Chris saranno l'unico veicolo per osservare i capi creati da Richard Malone. Le modelle iniziano le prove, il designer chiacchiera fitto fitto con la stylist e Chris, intanto, si sposta da un angolo all'altro della location per trovare il punto giusto da cui scattare l'immagine perfetta da mandare alla stampa. "La pressione non è poca: ci viene chiesto di scattare, postprodurre e inviare gli scatti nel minor tempo possibile," mi spiega. Il suo segreto? "Avere sempre una banana e dell'acqua nello zaino."

Passa un'altra ora e gli ospiti cominciano ad accalcarsi all'ingresso. Dagli altoparlanti arriva Boom, Boom, Boom, Boom!! dei Vengaboys e tutti si scambiano convenevoli di circostanza. "Hai già visto Tizio e Caio?", "Dopo che eventi ti fai?" e ancora "Credo di averti già visti, ma non ricordo dove!". Si commenta il sitting, ma anche la forma stessa della seduta. "È come se dovessero farti sedere, ma non volessero vederti davvero seduto," dice qualcuno dietro di me. Poi le luci si accendono e la sfilata ha finalmente inizio.

Fuori, lo chaffeur aspetta pazientemente il ritorno del suo passeggero. Si chiama Shaun Boyer, e come da tradizione guida una Mercedes nera con i vetri oscurati. Intorno a lui è tutto una girandola di paparazzi e influencer. Arriva una celebrità, o sedicente tale. Scende dall'auto, si fa scattare qualche foto e poi risale in macchina, diretta chissà dove. "Cementa il suo nuovo status di fashionista," scriveranno i giornali a tale proposito il giorno dopo. Shaun lavora alla Fashion Week da tre stagioni. "Gli unici momenti critici sono quelli in cui i clienti vogliono andare a troppe sfilate a troppa poca distanza temporale l'una dall'altra," commenta.

Uno degli stereotipi più duraturi della moda è legato all'immaginario de Il Diavolo Veste Prada: capi egoisti, perfidi e gelidi che sfruttano stagisti e sottoposti mettendo a dura prova la loro psiche. "Non ho lavorato alla Fashion Week per anni proprio perché credevo che quei preconcetti corrispondessero alla realtà," ammette. "Ma in realtà sono tutti molto carini. Queste persone amano il loro lavoro. Basta essere all'altezza delle loro aspettative. Bisogna essere preparati al traffico, ai casini, a gente che si cambia d'abito sul sedile della tua auto, alle telefonate deliranti e a tutto il resto."

Poco dopo le 10 Richard Malone emerge dal backstage e fa il suo ingresso in passerella. Lascia che gli scattino qualche foto, sorride e gli si legge sul viso la soddisfazione di avercela fatta, anche questa volta. "È un tipo geniale, non credi?" mi domanda una donna di mezza età dal forte accento irlandese. "Ma non potrei pensarla diversamente, dopotutto sono sua madre!"

Richard e la mamma spariscono camminando a braccetto. Gli ospiti si alzano, si salutano e si affrettano verso l'uscita. Una sfilata è fatta. Ne mancano solo altre 55.

Crediti


Fotografia di Finn Constantine

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

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