Fotografia di Mitchell Sams

prada s/s 19 trasforma in abiti tutta la complessità dell'essere donna

Miuccia, come ci capisci tu nessuno mai.

|
set 21 2018, 11:15am

Fotografia di Mitchell Sams

Giovedì ore 18. Fondazione Prada, luogo di culto per tutti i seguaci del pradesimo, religione che venera Sua Signora Miuccia Prada. I devoti si sono accomodati su sedie gonfiabili in un mix di neon, nylon e stampe, com'è tipico della maison. Tutti aspettavano la nuova rivoluzione di Miuccia, e le aspettative non sono state deluse.

In questa stagione, lavorando sulla popolarità del nylon Prada e rilanciando l'amata Linea Rossa, Miuccia Prada ha invitato una serie di donne creative di caratura internazionale a collaborare con il brand, realizzando una serie di accessori e oggetti con l'iconico tessuto Pocono. Un trio di importanti architetti femminili—Cini Boeri, Elizabeth Diller e Kazuyo Sejima—ha disegnato pezzi unici che ci hanno accompagnato in un viaggio alla scoperta della femminilità contemporanea. Dalla borsa combinata di Boeri all'abito a sacco di Diller, passando per le forme scultoree e giocose di Sejima, l'ultimo capitolo di Prada Invites aggiunge un nuovo strato di complessità a quella che è stata la collezione più frammentaria di Miuccia da anni, ma senza appesantirla.

"Le eccessive semplificazioni di oggi mi preoccupano," ha commentato Miuccia Prada al termine della sfilata. "Vogliamo davvero che la moda sia un hashtag? Proprio come la politica, dove tutto procede per slogan. Se continui a sottrarre i contenuti e semplificare, a un certo punto non avrai più nulla da dire." Il mondo è governato da slogan senza senso, come "prima gli italiani" o "aiutiamoli a casa loro", ma anche "make America great again". Ma per Miuccia tutto ciò non ha senso, e si è servita della sua piattaforma d'elezione per cambiare le cose.

Perché? Perché Miuccia Prada è sempre stata più di un designer. È pensatrice, un'anticonformista, una donna che sfida convenzioni e norme. Prima di rilevare l’azienda di famiglia e rivoluzionare non solo l’azienda, ma anche l’industria della moda tutta, l’intellettuale più saggia della moda ha completato il suo dottorato in scienze politiche. Avrebbe potuto lasciare il mondo accademico per lavorare nell’azienda di pelletteria dei suoi genitori già alla fine degli anni ’70, ma la sua passione non l’ha mai abbandonata, spingendola ad analizzare le relazioni tra abito, genere e potere. Dall'introduzione del concetto di ugly chic negli anni '90 come una rifiuto all'unidimensionalità della moda milanese all'idea di unire in una sola sfilata l’abbigliamento uomo e donna, Miuccia rivoluziona da decenni l’estetica e il sistema moda stesso.

Per la primavera/estate 19, gli opposti sono stati giustapposti: i pantaloncini da ciclista accanto agli abiti da bambolina, le scollature provocanti vicino ai colletti signorili, al cashmere e a caste gonne. "Rompendo le regole classiche, volevo esplorare il desiderio di libertà, di liberazione e di fantasia, contrapponendolo poi all’estremo conservatorismo che vediamo all'orizzonte. È un gioco di dualità, là fuori come nel mondo della moda."

Segui i-D su Instagram e Facebook.

Curiosi di sapere cosa succede dietro le quinte?

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.