quando le hostess avevano divise sexy, ed estremamente misogine

I bei vecchi tempi in cui erano maschilismo e glamour a farla da padrone sulle compagnie aeree.

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ott 4 2018, 5:00am

Questo articolo è originariamente apparso su Amuse, la piattaforma di VICE dedicata a viaggi, esperienze e lusso.

Non ricordo di aver mai aspettato con gioia un decollo. Ma, avendo un padre che vive in Canada, mi capita piuttosto spesso di fare lunghi voli transoceanici. Come succede a molti altri viaggiatori abituali, la mia vita era fatta di infinite ore sospesa a mezz'aria. Tutti accalcati in minuscole scatole di metallo volanti, mangiavamo pessimo cibo servito da hostess e steward in completi di poliestere dalla pessima fattura.

Ogni minuto lì sopra era una tortura, mentre una domanda continuava a girarmi per il cervello: come può l'aviazione internazionale, uno dei miracoli ingegneristici più all'avanguardia della storia moderna, vestire in modo così ordinario il proprio staff? Nel giro di qualche decina di anni, il viaggio in aereo è passato da avventura all'insegna del glamour a faccenda quotidiana, o quasi.

"Pavoneggiandosi lungo il corridoio, alle hostess veniva chiesto di fare un semi-spogliarello in volo."

Sembra che la generazione dei baby boomer di cui fa parte mio padre (e probabilmente anche il vostro) e quella post-bellica, a cui appartengono invece i nostri nonni, in volo potessero godersi ottimi cocktail e sigari. I viaggiatori indossavano completi eleganti, e le hostess indossavano vestiti decisamente succinti. Vista con gli occhi di oggi, questa situazione da country club per soli uomini sembra un sogno per misogini. E un incubo per chiunque altro.

L'immagine che abbiamo dei voli negli anni '60 è simile a quella creata in Mad Man: un ricordo di come ai vecchi tempi alle donne erano riservati solo alcune professioni. Quella di hostess, ad esempio, diventò una tela bianca su cui un'industria dominata da uomini ha dipinto il modo in cui le donne dovevano vestirsi. Non sorprende quindi che la prima Barbie lavoratrice indossasse proprio abiti da hostess.

Una hostess della compagnia Braniff International nel 1965, vestito Emilio Pucci. Immagine su gentile concessione di Fiell Archive.

Nonostante le enormi proporzioni della componente sessista, gli abiti delle hostess non erano esclusivamente un'espressione del patriarcato. Gli anni '60 e '70 sono anche i decenni in cui questa professione si è trasformata in un iconico immaginario. Glamour, sexy e libero. Un modello a cui le adolescenti potevano aspirare.

Essere una millennial donna non mi impedisce comunque di lasciarmi sedurre dal fascino dell'epoca d'oro dell'aviazione. E così mi ritrovo ad analizzare nel dettaglio quelle uniformi, studiando l'evoluzione dell'estetica su cui si basano e ripensando a quegli anni come a un'era della moda in cui poesia sartoriale e tecnologia spaziale andavano a braccetto.

Quindi, ecco qui una collezione di alcune delle migliori uniformi da hostess dello scorso secolo, insieme a un'analisi di cosa quegli abiti significassero a livello sociale.

Braniff Airlines. Disegnata da Emilio Pucci nel 1965: The Air Strip

Sulla sinistra, foto via Alamy / Sulla destra, foto su gentile concessione di Fiell Archive.

Nel 1965, l'oggi defunta Braniff Airlines fece la coraggiosa mossa di chiedere ad Emilio Pucci di disegnare le sue nuove uniformi. Coraggiosa perché ai tempi Pucci era un designer dirompente, e la collezione che creò ricordava un viaggio nel futuro composto da più blocchi di colore. Il sistema modulare di capi da abbinare a proprio piacimento permetteva alle hostess di avere abiti adeguati ai diversi climi, ma c'è un piccolo dettaglio che è meglio non tralasciare: pavoneggiandosi lungo il corridoio, alle hostess veniva chiesto di fare un semi-spogliarello in volo.

Vera ciliegina sulla torta, l'iconica bolla in plastica come evidente omaggio ad astronauti e ingegneri spaziali. Inoltre, tolta la bellezza di questo accessorio, c'era anche uno scopo pratico: proteggere le elaborate acconciature che le hostess erano obbligate a farsi ogni santa mattina.

Braniff Airlines. Disegnata da Emilio Pucci nel 1967

Immagine su gentile concessione di Getty Images

La collezione Air Strip inaugurò una lunga e proficua collaborazione tra Pucci e la Braniff, perché le uniformi andavano costantemente aggiornate per restare al passo con i tempi dettati dalla moda. Non si trattava infatti solo di abiti, ma di dare forma all'immagine di sé che la compagnia voleva proiettare all'esterno.

E così, nel 1967, seguendo fedelmente lo zeitgeist dei tempi, Pucci inserì nelle uniformi un elemento psichedelico. Rielaborando il modernismo multilivello della collezione Air Strip, creò completi dalle stampe caleidoscopiche ispirate alla nascente Pop Art. Ovviamente, i caschi spaziali rimasero, ma furono aggiornati secondo le all'epoca vigenti norme allucinogene.

Olympic Airways. Disegnata da Pierre Cardin nel 1969

Immagine su gentile concessione di Getty Images

Arriviamo al 1969, anno in cui l'uomo sbarca sulla Luna e anno in cui la Grecia cerca di stare al passo con i tempi chiedendo a Pierre Cardin di disegnare le uniformi della sua compagnia di bandiera, la Olympic Airways, conosciuta in tutto il mondo per il lusso dei suoi voli. Un esempio: in prima classe, le hostess cantavano serenate ai passeggeri su un pianoforte portatile. E anche in economy non si stava poi così male, visto che i piatti su cui venivano serviti i pasti erano placcati in oro.

Ecco perché la scelta di Cardin risultò all'epoca sorprendentemente elegante e minimal. La mantellina in PVC era assolutamente funzionale per i viaggi sotto la pioggia, ma contemporaneamente era un inno neanche troppo nascosto ai nuovi film di fantascienza. La cuffietta bianca e blu, invece, dava alle hostess un'aria da robot, ma ricordava anche i copricapi indossati dai protagonisti delle epopee greche.

Pacific Southwest Airlines. Targhette prodotte tra il 1972 e il 1976

Immagine su gentile concessione del SFO Museum

Di tutte le compagnie americane attive nella seconda metà del Novecento, quella che più si affido a un marketing sessista e misogino fu sicuramente la Pacific Southwest, grazie a campagne pubblicitarie che oggi farebbero rabbrividire chiunque. Arrivarono persino a vendere i posti centrali come più ambiti perché è da lì che i viaggiatori avrebbero goduto della "miglior visuale" sulle hostess. Altra prova, le targhette prodotte dall'azienda tra il 1972 e il 1976.

In pieno stile anni '70, le hostess indossavano all'epoca stivali in vinile arancioni sotto il ginocchio e abiti a triangolo con blocchi di colore rosa. Peccato che il tessuto utilizzato (poliestere) fosse così infiammabile che le hostess tornavano regolarmente a casa con buchi di sigaretta sui loro vestiti.

Southwest Airlines of Texas – 1973

Immagine su gentile concessione di Airline Style di Keith Lovegrove, pubblicato da Laurence King

E arriviamo qui al meglio: la Southwest Airlines of Texas, che perpetrò l'idea di abiti sexy per lo staff molto più a lungo di qualunque altra compagnia aerea. E con "abiti sexy" intendiamo stivali con il tacco, pantaloncini praticamente invisibili e cintura a sottolineare il punto vita.

Secondo l'allora Amministratore Delegato dell'azienda Herb Kelleher, il cliente ideale della compagnia era un bevitore accanito, americano e possibilmente rubicondo a cui poter servire whisky su whisky. Perché le donne non volano, no?

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