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      arte Gloria Maria Cappelletti 5 maggio 2015

      luca cipelletti ci spiega il museo della merda

      L’architetto milanese ci racconta di ecosostenibilita’, stronzi fossili e un nuovo Rinascimento.

      luca cipelletti ci spiega il museo della merda luca cipelletti ci spiega il museo della merda luca cipelletti ci spiega il museo della merda

      Negli ultimi mesi abbiamo parlato molto di #GenerationZ e l'alba di una nuova era che ci costringe ad un pensiero non più laterale, ma frontale, uno scontro culturale che grazie al network sta imponendo stili di vita più coerenti ed eco sostenibili.

      L'etica ambientale è la base di pensiero attivo da cui non possiamo più prescindere se vogliamo evitare l'autodistruzione e gli effetti della moderna civilizzazione che minacciano la sostenibilità ecologica mondiale.

      Spostiamo quindi la nostra attenzione dall'egocentrismo che si focalizza sui valori umani per pensare alla natura in senso vasto e globale. Stiamo parlando di una nuova visione ecologica che deve radicarsi oltre l'immediata preoccupazione della protezione dell'ambiente per noi. Banalmente, preservare i parchi non è necessario solo perché possiamo andarci a passeggiare, ma perché gli alberi hanno diritto di vivere.

      In questo panorama culturale si è inaugurato il Museo della Merda, voluto dall'imprenditore Gianantonio Locatelli, e co-curato dall'architetto Luca Cipelletti. Il Museo ha sede nell'Azienda Agricola di Castelbosco, nei pressi di Piacenza, impresa dedicata all'allevamento di bovini per la produzione di latte per il Grana Padano. Oltre al latte, i nostri amici animali producono ovviamente quintali di sterco, che viene trasformato in concime per i campi, energia, e materiale grezzo per l'edilizia, che è stato presentato per la prima volta a The Shit Show presso POMO galerie durante lo scorso Salone del Mobile milanese.

      Abbiamo incontrato Cipelletti per conoscerlo meglio, indagare la sua visione di eterno ritorno DOP in costante trasformazione e capire come abbia potuto musealizzare la merda.

      Pensi che la crisi ecologica sia il prodotto di un'arroganza antropocentrica?

      Non è un caso che ci sia un forte dibattito sull'era di Antropocene, ossia per la prima volta un'era geologica è stabilita dall'essere umano e non da agenti esterni. D'altronde l'attività umana e il sistema economico globale stanno distruggendo la Terra. In Germania c'è un meraviglioso progetto di Armin Linke e Anselm Franke che tratta di questi temi, e che esalta gli aspetti positivi di chi si sta attivando per cambiare il sistema. L'Azienda Agricola di Castelbosco e il Museo della Merda sono stati inseriti in questo progetto che si intitola Anthropocene Observatory. Per fortuna sembra che stia finendo il periodo di egocentrismo assoluto che ha dominato dagli anni '80. Personalmente è da tempo che sto sviluppando un lavoro basato sulla conversazione e sulla condivisione, non ho la pretesa di risolvere tutto da solo. Mi piace lavorare in team, ad esempio i progetti realizzati con Arthur Arbesser nel contesto moda, e con David Tremlett per studi di architettura e arte, oppure Alberto Pasetti e il lighting design. L'egocentrismo sta rovinando non solo il pianeta, ma anche noi stessi. Oggi c'è bisogno di condivisione per rendere sostenibile il sistema e non sopprimere la linfa vitale della curiosità verso noi stessi, gli altri e il mondo.

      Con il Museo della Merda hai sollevato un velo di maya? Cosa hai trovato?

      La cosa straordinaria è che ho scoperto che la merda è enciclopedica. Inizialmente abbiamo pensato di progettare un museo-azienda per raccontare come questa macchina industriale produca energia, concime e materiale edile, riciclando la merda di 2.500 bovini. Poi abbiamo capito che volevamo fare un museo sulla merda e tutte le sue sfaccettature; così oggi nelle 10 sale dedicate raccontiamo la storia della merda dall'antico Egitto a Spoerri, passando per Plinio; presentiamo installazioni di bio-luce, troviamo una cloaca antica e molto di più, parliamo di arte, scienza e tecnologia. I progetti che possiamo realizzare in questo ambito sono infiniti.

      Il logo del Museo della Merda è un tributo allo scarabeo stercorario, divinità antica egizia e insetto raccoglitore di sterco che orienta il suo cammino seguendo  la Via Lattea. Tu che cosa raccogli sul tuo cammino e come ti orienti nel marasma del quotidiano?

      La storia dello scarabeo è molto interessante. Nell' antico Egitto era la divinità.Khepri, il dio con la testa a forma di scarabeo e la pallina di merda sul copricapo stava a simboleggiare il sole, quindi energia, esattamente quello di cui stiamo parlando. Alcuni anni fa degli scienziati hanno vinto un premio Nobel con un esperimento in cui mascheravano degli scarabei, impedendogli di vedere, e hanno scoperto che comunque questi continuavano a seguire la Via Lattea. Questo esperimento ha un che di mistico. Per quanto riguarda il mio cammino quotidiano, nel marasma di così tante informazioni inutili, credo che ci siano poche stelle davvero interessanti da seguire. La vita è fatta di incontri, è come se noi guidassimo un po' al buio, attratti da stelle distanti. Ci costruiamo un nostro sistema di stelle, un po' come internet, creiamo un insieme di connessioni, molto casuale e poco scientifico, ma è l'unica possibilità che abbiamo.

      Parlare di merda sembra essere un tabù. Sigmund Freud sostenne che il tabù era il prezzo che l'umanità doveva pagare per la sua evoluzione culturale e scientifica. Cosa ne pensi? Siamo pronti per scoprire qualcosa di nuovo su noi stessi?

      Oggi i tabù sono infranti costantemente, viviamo in una società in cui tutto deve essere permesso. È paradossale che non fosse ancora stata sdoganata la merda. E ancora non è permesso parlare di merda, ad esempio a tavola, anche se è normale parlare di sesso e pornografia. Bisogna rompere questo tabù, forse l'abbiamo fatto noi per primi. Abbiamo rotto un tabù in modo non volgare, restituendo alla merda il suo valore, senza false provocazioni.

      Sei mai stato sorpreso da un'opera d'arte?

      In questo periodo sono particolarmente interessato a opere d'arte che dialogano con la scienza. Questi lavori mi destabilizzano positivamente, perché mi fanno pensare. Due artisti che m'ispirano sono Anne e Patrick Poirier, con i quali sto seguendo il progetto del cimitero di Gorgonzola, una necropoli contemporanea. Mi interessano molto anche le foto di Carlo Valsecchi esposte al Museo della Merda, sono un dialogo sottile tra queste le due dimensioni, arte e scienza.

      Cosa lega la merda all'architettura e al design?

      In India la merda è sempre stata usata nell'architettura, le popolazioni nomadi usavano la merda, soprattutto quella di capra, per coibentare. La capanna villanoviana era costruita con mattoni trapezoidali di merda. Essendo facilmente reperibile la merda è sempre stata usata. Durante il Salone del Mobile abbiamo presentato The Shit Show per divulgare un composto residuo che è inodore e assorbente. Nello specifico ho presentato un mattone di merda, un punto di partenza per stimolare i designer a creare qualcosa. La risposta è stata straordinaria e stiamo entrando in conversazione con diversi creativi.

      Sicuramente ci saranno degli aneddoti divertenti sulla merda, vuoi condividere con noi la battuta stupida che ti ha fatto ridere di più?

      Al di là delle battute più facili, ho una storia esilarante da raccontare. Stavo cercando il coprolite più grande del mondo, ovvero uno stronzo fossile gigante. Sono arrivato in contatto con un "dealer" che tratta fossili da tutto il mondo. Vende fossili al kg e me ne ha proposti molti di ogni forma e genere. Questo scambio di email è' cosi assurdo. Certo gli ho detto che il valore di un coprolite non può essere trattato al kg!

      Ci sono state reazioni negative al Museo della Merda?

      Alcuni hanno criticato il museo prima che fosse inaugurato, persone che non hanno fatto nessun tipo di ricerca e non sapevano neanche cosa avremmo esposto. Un'altra critica è stata sul fatto che secondo alcuni abbiamo strumentalizzato la parola merda per ottenere un effetto virale di comunicazione. Noi banalmente chiamiamo le cose con il loro nome. Nel linguaggio comune parliamo di merda non di sterco. Se questo ha un effetto virale tanto meglio.

      C'è qualche artista che vorresti invitare al museo?

      Il museo è in continua trasformazione. Siamo aperti a collaborazioni intelligenti sul tema della trasformazione e sostenibilità. Ci interessano collaborazioni come quella con Roberto Coda Zabetta, che ha creato 8 tele e i colori sono stati realizzati mescolando merda liquida e pigmenti. Questi dipinti raccontano la presenza del metano in ogni pianeta del nostro sistema solare e ne esponiamo uno ogni 24 giorni. Questo genere di collaborazione è sicuramente interessante perché crea un dialogo tra sistemi.

      Hai qualche fissazione, ossessione, un pensiero urgente?

      Vorrei comunicare l'idea che siamo individui, non rockstar. Il mio messaggio sottolinea la necessità e il valore della parola condivisione, da soli non siamo in grado di risolvere niente. Anche la creatività deve essere sviluppata in condivisione. Sono stufo del concetto di divismo, è cosi finto e anni '80.

      Stai lavorando ad altri nuovi progetti?

      Sto lavorando all'ampliamento del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, a cui tengo molto perché è uno studio generale che comprende scienza, tecnologia e arte. Sto iniziando anche un progetto nel Sud d'Italia che non posso ancora svelare. Inoltre sto seguendo uno studio sulle detraproiezioni.

      Interessante, cosa sono le detraproiezioni? Degli ologrammi?

      No, sono delle sequenze di proiezioni nel vuoto. Un gioco di prospettive e percezioni multiple. È esattamente questo quello a cui tengo di più, sovvertire i punti di vista. 

      Grazie Luca, sovvertiamoci pure, soprattutto con Buñuel!

      museodellamerda.org

      Crediti

      Testo di Gloria Maria Cappelletti

      Foto Ritratto di Danilo Scarpati

      Foto Installazioni per gentile concessione Museo della Merda, Castelbosco

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      Tematiche:arte, cultura, museo della merda, shit museum, luca cipelletti, castelbosco, pomo galerie, design, architettura, activist issue, generation z, arthur arbesser, gloria maria cappelletti

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