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      moda Alessio de Navasques 16 marzo 2017

      i-Q: luca finotti

      Abbiamo incontrato il regista Luca Finotti per parlare del suo ultimo progetto per Nike Lab e di come si sta evolvendo il concetto di amore.

      i-Q: luca finotti i-Q: luca finotti i-Q: luca finotti

      Un racconto corale, come un caleidoscopio di emozioni, luci e colori per un film che vuole abbattere ogni distanza attraverso l'amore. Immagini scomposte e grafiche in un crossing di segni per immaginare cosa sia l'amore al giorno d'oggi, tra diversità, fluidità e rapporti digitali. Il giovane ma già apprezzatissimo regista Luca Finotti ci trasporta in un'onirica periferia urbana dove un campo da basket diventa metafora della vita. Già molto noto per aver diretto diversi film, diventati poi virali, per Giorgio Armani, Dolce & Gabbana, Givenchy by Riccardo Tisci, Moschino, Jeremy Scott, e tanti altri, Finotti ci ha raccontato come quest'ultimo "We Believe in The Power of Love", sia nato come un'esperienza creativa condivisa. Un gruppo eterogeneo di talents tra fotografia, video e moda, italiani e non solo, per un progetto che continua ad andare avanti su social. Il lancio della nuova Dunk della Nike, disegnata da Riccardo Tisci, diventa l'occasione per raccontare la forza delle condivisione e dell'amore in tutte le sue forme.

      Cosa ha reso quest'esperienza speciale, diverse dalle altre?
      Il bello di lavorare con Nike è stato la libertà assoluta che mi hanno dato. L'idea era quella di lanciare un progetto su Milano, con un gruppo nuovo di creativi. Ho avuto la possibilità di fare scouting di nuovi talenti: videomaker, backstage e fotografi trovati anche online. Li ho invitati tutti sul set con la libertà di esprimersi per creare contenuti da lanciare in rete. Sono stati realmente coinvolti tutti ed è stata data loro la possibilità concreta di esprimersi.

      Qual è stato il processo creativo? Come sei riuscito a mettere insieme tante realtà diverse?
      Condividendo il progetto con tutti, anche con i modelli, a cui abbiamo chiesto di raccontare le loro storie postando immagini. Il sito di "We Believe in the Power of Love" è in continuo aggiornamento, non è altro che un Trumblr. Io, proprio come gli altri creativi della mia generazione, ho fatto tantissima ricerca sulle piattaforme social. Non abbiamo raccontato solo il set, ma tutto quello che era "around the set", attraverso tutti i mezzi possibili. Più di 200 ragazzi coinvolti avevano la possibilità di condividere tutto quello che volevano. Non abbiamo usato la loro immagine, ma erano loro stessi a trasmettere e comunicare la storia. È stato come un esperimento sociale più che un vero e proprio set programmato.


      Da dove è nata l'idea del film?
      Di solito quando costruisco le scene di un film calcolo tutto al dettaglio, mentre questa volta ho cercato di ricostruire una mia esperienza di quando da bambino giocavo a basket. Mi ricordo che a me la palla non la passavano mai e avrei voluto avere un allenatore che dicesse, come ho detto io, di far partecipare tutti. Vedere queste partite in cui c'erano ragazzi con personalità e culture molto diverse tra loro, era come vedere degli eroi che potevano aiutarsi a costruire insieme questo video. Il progetto è stato lanciato il 17 Febbraio, come omaggio a Riccardo Tisci, dato che è il suo numero preferito. Era stato proprio lui a pubblicare "I believe in the power of love" nello show che fece a New York, come grido italiano. Io ho voluto rispondere con questo questo film, per tutto quello che ci ha insegnato nella lotta alle diversità. Pensiamo solo a come ha lavorato con Lea T, che è diventata una musa ed un icona.

      Cos'è per te l'amore oggi?
      Credo che in questo momento l'amore sia il tema più caldo. È come se l'amore venga percepito in due modi diversi: c'è chi rimane legato ad uno schema di relazioni tradizionali, e c'è chi invece decide di aprire la propria concezione di amore verso altri orizzonti. Le nuove tecnologie hanno portato forme di amore che prima erano impensabili: adesso magari conosci qualcuno su internet e ti innamori di lui prima di vederlo. Tutto questo sta portando ad una trasformazione radicale della percezione dei nostri sentimenti e rapporti. Puoi seguire la vita di qualcuno che non è con te, virtualmente, anche se è lontano. Questi nuovi strumenti sono da una parte positivi e dall'altro negativi. Devi decidere se amare condividendo con tutti, mettendoti al servizio degli altri o vivere una tua esperienza in solitario, magari sul tuo telefono. Quello che sta succedendo nel mondo sta portando a riflettere tanto su questo argomento, pensiamo anche alla campagna di David Lachapelle per Diesel "No walls make love". L'amore diventa sempre di più un simbolo di speranza e forza.

      Come hai iniziato? Cosa consiglieresti a chi voglia seguire il tuo percorso?
      Ho iniziato con la curiosità, il coraggio di imparare e la voglia di tentare. Mentre studiavo economia ho cercato di assimilare tutto quello che poteva essermi utile, facendo tanti lavori diversi per capire il sistema moda, prima di arrivare a quello che è il vero e proprio mondo del video di moda. Per iniziare la prima cosa è crederci ed essere consapevoli che ci sarà tanto da lavorare. Io ho avuto la fortuna sin dall'inizio di essere l'imprenditore di me stesso, anche attraverso l'uso dei social media, di cui sono riuscito a capire il potenziale da subito. Ho capito che poteva essere più forte pubblicare un contenuto online, che mandare un curriculum. Io consiglio a tutti un'esperienza all'estero perché semplicemente ti fa vedere la vita da un altro punto di vista e ti fa capire come mercato lavorativo più è etereogeneo, più è stimolante. La cosa da ricordare è che nessuno è mai arrivato, ed ogni giorno è fatto per imparare.

      Crediti

      Testo Alessio de Navasques
      Foto Mauro Fiorito

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      Tematiche:new wave milano, moda, luca finotti, nike

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