Fotografia di Valerio Nico

Valerio Nico e Pietro d'Azzo creano un sogno che avremmo potuto avere da bambini

C'è qualcosa che lega "Monsters & Co", Sottsass e luci da soffitto: è il lavoro di Valerio Nico e Pietro d'Azzo.

di Amanda Margiaria
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05 dicembre 2019, 11:49am

Fotografia di Valerio Nico

I punti di intersezione tra la moda e l'arte sono innumerevoli, labili e spesse volte impliciti. Ma quando si parla di un brand come Comme Des Garçons non si hanno dubbi sul fatto che entrambi questi mondi convivano, si alimentino e si nutrano uno dell'altro secondo modalità coscienti e sempre, intenzionalmente, molto ricercate. Proprio per questo solamente il duo composto dal fotografo Valerio Nico e dallo stylist Pietro d'Azzo poteva essere l'accoppiata ideale per portare avanti un dialogo imprescindibile nella storia del brand e nel heritage dell'identità visiva e culturale di Comme. Questa coppia di creativi basati a Milano ha infatti un'estetica comune, o meglio, un approccio e una sensibilità visiva che li lega, e che li rende unici nel loro genere. Ispirati dai lavori dei rinomati designer italiani degli anni '80, dal film di animazione della Pixar di Pete Docter Monsters & Co. e da illustratori come Oscar Rana, e implementando questi e altri riferimenti con un'ossessione famelica per la ricerca di armonie e contrasti cromatici, Valerio e Pietro hanno dato così sfogo alla loro creatività compressa nei ricordi, nell'immaginazione e nelle visioni che avrebbero potuto avere da bambini.

Fotografia moda Valerio Nico Pietro d'azza fashion stories

Presentatevi in non più di tre righe.
V: Sono Valerio Nico, Classe ’95. Dopo aver terminato gli studi in fotografia ho iniziato a lavorare come fotografo freelance. Il mio approccio alla fotografia consiste in una continua e incessante sperimentazione che erige la luce e le sue distorsioni a veri e propri protagonisti visivi e concettuali.
P: Sono Pietro d’Azzo, nato in Svizzera, poi trasferito a Milano. Qui sto per concludere i miei studi in styling e direzione creativa. Ho vissuto a Berlino, una città estremamente libera (ma al contempo complessa e ricca di storia) che ha cambiato molto il mio modo di vedere le cose.

La prima cosa che ho notato del vostro lavoro è la forte impronta pittorica. Lo studio della composizione, le forme, la sospensione della figura nell'atemporalità... Perché avete deciso di andare in questa direzione?
V: Una composizione pulita in cui le figure sono inserite in maniera bilanciata dà al lavoro un’armonia in cui le opere d’arte, i look e i personaggi combaciano perfettamente. Un altro aspetto influente nella realizzazione è il casting. I due protagonisti hanno un’immagine non convenzionale e conferiscono al servizio un’attitudine innocente.
P: La direzione presa è dipesa dalla grande influenza che il movimento di design Memphis ha avuto sulla mia estetica. Le forme dei mobili di Peter Shire, i pattern disegnati da Nathalie du Pasquier e gli abbinamenti di forme e colori presenti nei mobili di Ettore Sottsass mi hanno guidato nella composizione delle immagini e negli abbinamenti tra i colori dei vestiti e degli elementi di arredo.

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Entrambi rielaborate in modo personale il tema del gioco, la ludicità e la fanciullezza in ciò che fate. Quali (o chi) sono le vostre ispirazioni?
V: Nel mio immaginario infantile hanno ricoperto un ruolo fondamentale nelle mie ispirazioni a livello compositivo e cromatico, oltre ai colossal della Pixar, i cartoni animati prodotti dalla Cartoon Network Studios, primo tra tutti Gli Amici Immaginari di Casa Foster. Altre influenze sono stati i flip book di Mou Hitotsu No Kenkyujo e il lavoro di illustratori come Oscar Rana.
P: Le mie principali ispirazioni provengono dai cartoni animati di Walt Disney dalle pellicole di Wes Anderson. Nella moda, dall’immaginario creato da Francesco Risso per Marni.

In che modo tali ispirazioni diventano poi parte del vostro processo creativo?
V: Gli aspetti svianti, di stranezza e ambiguità, che posso ritrovare all’interno dei mondi citati prima mi hanno guidato nello sviluppo di questo progetto.
P: Trovo che questi personaggi a cui mi ispiro abbiano in comune un approccio non convenzionale rispetto ai propri campi, che li porta spesso a interpretare in maniera infantile e ludica dei concetti complessi ed articolati, rendendoli così molto più efficaci e potenti.

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Spesso far dialogare campi artistici diversi crea caos, più che esaltare la creatività. Qui è l'esatto opposto: gli oggetti di design elevano i capi, permettendo alla narrazione di espandersi, svilupparsi e, in definitiva, spingere l'osservatore alla riflessione. Come siete riusciti in questo?
V: Lo studio della composizione credo che abbia permesso di creare un’armonia finale in ogni singolo scatto nonostante i numerosi elementi presenti all’interno della storia. Ciò che ha contribuito a creare questa armonia è il luogo in cui abbiamo scelto di scattare. Le ricercate forme delle finestre, la carta da parati e le diverse tipologie di parquet permettono di far convivere tutti i campi creativi armonicamente.
P: Credo che l’armonia sia creata dall’unione di processi creativi simili sviluppati in ambiti diversi. L’equilibrio all’interno del servizio non penso sia dipeso da una similitudine fra gli oggetti ed i vestiti, ma dal fatto che tutti gli elementi introdotti abbiano una filosofia di approccio all’espressione creativa non convenzionale.

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Chi dei due è l'appassionato di product design anni '50/'60/'70 che ha voluto gli oggetti di Sottsass, Castiglioni e Pesce in questo editoriale? E perché lo avete voluto associare a look CDG?
P: Mi piacciono particolarmente queste figure per via della trasgressione che caratterizza il loro lavoro. Trovo che l’abbinamento fra queste due realtà funzioni bene perché entrambe sono state pionieristiche all’interno del proprio settore. Tutti e due sono andati oltre a ciò che si era visto prima del loro lavoro, per questo ho deciso di sviluppare un progetto che dimostrasse la qualità intramontabile dell’immaginario da loro creato e da come ancora possa essere reinterpretato.

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So che la storia, in realtà, è ispirata al film di Pete Docter, Monsters & Co. mi spiegate meglio lo sviluppo creativo di questo concept?
V: Sono sempre stato affascinato dal mondo dei mostri e dalla diversità che rappresentano. Credo che il regista sia riuscito a esprimere un concetto di diversità unendo l’aspetto iper-colorato e giocoso dato dai disegni con una storia dal messaggio forte.
P: Il cartone animato è la chiara rappresentazione di un concetto potente espresso in maniera infantile, questo è stato il punto di partenza che ha unito tutti gli elementi presenti all’interno del progetto.

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Un libro, un film e una fotografia che portereste con voi sulla famosa isola deserta?
V: Things Are Queer di Duane Michaels, Lo specchio di Tarkovskij, una foto di quando avevo 3 anni al mare con i miei genitori e mio fratello.
P: Hanno tutti Ragione di Paolo Sorrentino, The State We're In di Wolfgang Tillmans, Le Avventure di Peter Pan.

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Qual è la prima cosa che fate la mattina appena svegli? E l'ultima prima di andare a dormire?
V: Riordino, penso.
P: Leggo.

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Sono curiosa: come convivete con l'idea che ormai tutto (o quasi) è già stato fatto, e l'arte spesso non è che una reiterazione di concetti già visti e/o sentiti?
V e P: Siamo consapevoli della difficoltà di creare nuovi concetti nell’arte, crediamo nella possibilità di abbinare due idee esistenti mai accostate prima che possano creare insieme qualcosa di nuovo.

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Crediti

Fotografia di Valerio Nico
Styling di Pietro d'Azzo
Intervista di Amanda Margiaria
Modelli Annika D. L. Steinhilber e Nicolás Giraldo Bolívar

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