come gli indimenticabili outfit di "fight club" hanno sconvolto lo status quo

A 20 anni esatti dall'uscita al cinema di "Fight Club", vogliamo ricordarvi che Brad Pitti indossava giacche di pelle vintage molto, ma molto prima di voi.

di Marie Lodi
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16 ottobre 2019, 11:31am

Fight Club uscì esattamente vent'anni fa, subissato da una marea di critiche e controversie. Troppo violento. Troppo scioccante. Troppo tutto. Basato sull'omonimo romanzo di Chuck Palahniuk, fu definito dal The New York Times "il film cult definitivo della nostra epoca." A curarne la regia fu David Fincher, che portò sullo schermo una riflessione sexy, tagliente e brutale dell'alienazione capitalista, vista attraverso la lente dell'ipermascolinità. Il critico cinematografico Roger Ebert lo descrisse addirittura come un "porno in chiave machista."

E ancora oggi, dopo due decenni, si tratta di un prodotto culturale controverso, di cui tuttavia è impossibile negare il fascino stilistico e tematico.

Quando fu scelto per interpretare il misterioso personaggio del Narratore, Edward Norton era conosciuto principalmente per il suo ruolo nell'altrettanto iconico American History X. Da neo-nazi redento a impiegato zombie che soffre d'insonnia cronica il passo è breve. E così, in Fight Club, dopo che il medico si rifiuta di prescrivergli sonniferi o tranquillanti, la figura di Norton trova conforto nel frequentare gruppi di sostegno, anche se non ha un tumore ai testicoli né altre malattie incurabili come le persone che incontra. Per lui, è l'unica cura alle sue notti senza sonno.

A scombinare i piani del Narratore sono Marla Singer—interpretata dall'eccelsa Helena Bonham Carter, che inizia a invadere il suo territorio e incasinargli la vita— e l'eccentrico venditore di sapone Tyler Durden, interpretato da Brad Pitt. I due incontri lo spingono a sostituire i gruppi di sostegno con sanguinose notti nel fight club di uno scantinato, adottando un nuovo, radicale stile di vita.

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E se oggi alcuni critici applaudono il film per le sue simboliche previsioni di molteplici eventi dell'ultimo decennio, dalla crisi finanziaria al diffondersi dei gruppi d'estrema destra, Fight Club ha avuto un forte impatto sugli spettatori già nel momento in cui è stato concepito, specialmente per quanto riguarda il modo in cui ha replicato il concept di un vero fight club sullo schermo. Persino Adam Driver ha ammesso di aver preso parte a uno di questi club durante l'adolescenza. Insomma, forse questo film non avrà sbancato il botteghino, ma ha sicuramente influenzato i ragazzi di quella generazione.

Questa mania imitativa si estende anche allo styling dei vari personaggi di Fight Club. Il look di Tyler era la quintessenza del bad-boy garbato, anche se con qualche sprazzo d'eccentricità. Sì, c'è la giacca di pelle d'ordinanza, ma invece che nel classico nero, Tyler ha optato per una versione in rosso vermiglio. Michael Kaplan, il costumista del film, che fu anche il genio dietro gli outfit del Blade Runner originale e degli ultimi Star Wars, ha spiegato in modo interessante la scelta di questo colore: voleva che fosse della "stessa tinta del sangue secco," così da rappresentare anche a livello di look la forte violenza presente in tutto il film. Inoltre, Tyler doveva essere facilmente distinguibile dal Narratore anche dal punto di vista sartoriale, che indossava invece semplici pantaloni a tinta unita e camice altrettanto anonime.

Kaplan, inoltre, era un memento visivo di quanto Tyler fosse spiantato e del fatto che vivesse fondamentalmente a scrocco. "Ho deciso che sarebbe diventato uno di quelli che riesce sempre a trovare robe fighe nei negozi di seconda mano, perché anche io sono così e so come si possono trovare," ha dichiarato. Ma siccome i personaggi principali richiedono diversi cambi d'abito durante un film, a Kaplan è venuta l'idea di risolvere la cosa attraverso le giacche, usando vecchi scampoli in pelle degli anni '70. "Abbiamo disegnato i capispalla e poi li abbiamo realizzati dopo aver creato tutti gli altri look, e siamo riusciti a farli sembrare abiti usati rompendo qualche bottone, scucendo alcuni orli e macchiandoli apposta qua e là. Abbiamo fatto il possibile per trasformare quei tessuti in giacche che nessuno voleva più indossare," ha spiegato.

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La sicurezza intrinseca nel personaggio di Tyler, che vive isolato e ai vertici della società, è espressa dalle texture particolari e dalle grafiche sgargianti. Indossa una pelliccia lunga, camice Hawaiane, canotte stampate con le copertine di giornaletti porno (che Kaplan afferma “aver causato dei problemi di censura all’avvocato dello studio”), e una maglietta tagliata e ricamata con foglie d’acero. Tutte cose che il Narratore non avrebbe mai avuto il fegato di indossare. Anche la vestaglia che Tyler indossa in casa è uno slogan di ribellione: una vestaglietta di ciniglia lilla ricamata con illustrazioni di un tazzine da caffè. Il vestiario di Tyler è così tanto ambito che basta una piccola ricerca su Google per trovare repliche di quasi ogni suo outfit. (Puoi anche comprare la vestaglia originale del film, per solo 200$).

Se Tyler Durden ha davvero ispirato gli uomini degli anni ‘90 a osare, indossando giacche di pelle rosse e pantaloni da postino, non è un fatto che ci sconvolge poi più di tanto, considerando che ogni ragazza che conosco voleva invece assomigliare a Marla Singer. Quando incontriamo Marla, è quasi come se si materializzasse da una nuvola di fumo di sigarette. In una pellicceria nera, ha l’aspetto di un Muppet macabro; una manic pixie dream girl per un set gotico. Era considerata la ragazza più cool di quel momento. Ma Kaplan non pensava che avesse una alta, e nemmeno bassa, considerazione di sé. “Non penso che Marla creda di essere cool (o non cool),” ha affermato in un intervista con Clothes on Film. “Non credo che abbia proprio nessuna percezione di sé. È determinata, e in un qualche modo può essere considerata una sopravvissuta.”

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Bonham Carter, che all’inizio ha avuto qualche difficoltà a entrare nel personaggio, ha chiesto a Kaplan dei consigli, e lui le ha detto, “Pensa a Judy Garland, per questo millennio.” A questo fa riferimento la scena in cui Marla cerca di indursi un’overdose di Xanax; indossa un vestito di paillette blu, il quale Kaplan ha affermato essere un tributo alla leggendaria cantante.

A fare da contrasto al vestiario più che sgargiante di Tyler, Kaplan ha optato per delle sfumature e colori molto scuri per quello di Marla. Il suo look era un prodotto di negozi vintage e di seconda mano, nulla era nuovo di zecca, a parte una giacca Rick Owens. In una scena, Marla racconta al Narratore la storia che sta dietro al vestito che sta indossando: un vestito da sposa rosa, completamente stracciato, che aveva comprato per un dollaro in un negozio dell’usato. “È un vestito da sposa,” dice in quella scena. “Qualcuno lo ha amato intensamente per un giorno, e poi lo ha buttato, come un albero di Natale. Così speciale. E poi, bam, è al ciglio di una strada.”

Devo ammetterlo, riguardare questo film mi ha acceso il desiderio di possedere una pelliccia alla Marla Singer, ma non posso fare a meno di pensare al celebre monologo di Tyler Durden. “Siamo consumatori. Siamo il sottoprodotto di uno stile di vita che ci ossessiona,” la voce di Brad Pitt echeggia nella mia testa mentre silenziosamente clicco il tasto “aggiungi al carrello."

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Crediti

Testo di Marie Lodi

Questo articolo è originariamente apparso su i-D US.

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