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abbiamo parlato con gli invernomuto di riti, slime e cyberpunk

di Marta Stella
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19 novembre 2014, 5:55pm

Tassili Calatroni

Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi dal 2003 sono conosciuti come il duo artistico chiamato Invernomuto. La Marsèlleria di Milano gli ha da poco dedicato una personale, aperta fino al 29 novembre, che ripercorre gli ultimi tre anni del loro lavoro, "una sorta di un triangolo tra Vernasca, Etiopia e Giamaica". La mostra infatti non ha un titolo unico ma è divisa volutamente in tre parti - come i tre piani dello spazio che la ospita - e si visita dal basso verso l'alto. "Ci interessava capire come una cosa successa in un piccolo paese possa avere ancora dei riverberi altrove. Volevamo tracciare delle traiettorie globali legate alla storia del colonialismo italiano, al rastafarianesimo e alla tradizione della provincia italiana."

Così prima della loro performance notturna di ieri sera (se non eravate lì, controllate l'hashtag #invernomuto su Instagram) siamo scesi con loro al piano -1, il locale delle caldaie trasformato in "un ambiente realizzato con rivestimenti e luci per le coltivazioni indoor, in particolare per la coltivazione della marijuana", per poi risalire sotto una copia della grotta di Lourdes in cera e finire davanti a un video con Lee "Scratch" Perry per parlare con loro di riti, slime e cyberpunk.

Vi siete conosciuti in treno nel 2003, un romantico incontro tra pendolari. Raccontateci qualcosa di più...
Simone T: Siamo tutti e due di Vernasca, in provincia di Piacenza. Io mi sono iscritto all'Accademia di Brera nel 2001, al Dipartimento Multimediale, e Simone l'anno dopo. Tra l'altro quello era un gran bel momento per studiare a Brera, c'era molta energia tra gli studenti ma anche tra i docenti. C'erano Andrea Lissoni, Paolo Rosa, Marina Pugliese. Il clima era bellissimo. Io e Simone ci conoscevamo di vista, ci vedevamo ogni tanto in pullman ma non ci frequentavamo. Lui era un b-boy, mentre io ero uno dei pochi punk della zona. Potrai facilmente immaginare il motivo per cui chiaramente tra di noi non ci fosse alcuna comunicazione. Poi ci siamo trovati per forza di cose fare entrambi i pendolari, perché non potevamo permetterci di vivere a Milano. Quindi questo avanti-e-indietro in treno insieme ha reso attiva la nostra conoscenza, l'ha trasformata in amicizia e l'ha canalizzata in qualcosa di concreto. Ed eccoci qui.

In realtà avete iniziato come editori indipendenti...
Simone+Simone: Sì, tutto è partito con un progetto editoriale. Con Ffwd Magazine, una rivista dove noi eravamo a metà tra impaginatori ed editori. Creavamo un diagolo con gli artisti dando un input iniziale, e questa idea di network è stata da sempre la base del nostro modo di lavorare. In fondo anche noi due insieme siamo un network. Così si lavora sulla diminuzione dell'ego. L'ultimo numero è uscito due/tre anni fa, ma non è detto che in futuro non ne faremo altri.

Perché Invernomuto?
Simone+Simone: Quando ci siamo conosciuti stavamo entrambi leggendo Neuromante di William Gibson, il manifesto del cyberpunk. Un romanzo evocativo che ci ha affascinato. E poi parlava di inverno e di paesaggio, che è stato da subito al centro del nostro lavoro.

Quindi eravate quei tipi fanatici che passano il tempo in treno a discutere di un solo argomento, in questo caso il cyberpunk?
Simone+Simone: No dai, non eravamo così tanto appassionati di cyberpunk. Ma ci ha affascinato il discorso che Gibson faceva sulle interfacce e sulla percezione della realtà, specialmente in quegli anni in cui si discuteva molto di nuovi media. Del cyberpunk apprezziamo le previsioni più visionarie e più legate all'immaginario, come quelle di Ballard. Diciamo che se togli la patina più shock e tecnofila, molte di quelle previsioni sono molto interessanti e vengono declinate anche oggi da noi in modo forse impercettibile. Però non siamo feticisti del digitale, non ci interessa.

Siete riusciti a portare Lee "Scratch" Perry a Vernasca per rievocare il fantasma di Haile Selassie. Come siete riusciti a convincerlo a fare il maestro di cerimonia per voi?
Simone B: Lui è un personaggio incredibile, uno dei primi produttori di Bob Marley e un mostro sacro della storia della musica. Negli anni '80 ha incendiato il suo studio di registrazione dopo aver registrato un disco di una band rastafariana perché credeva che gli avessero infestato lo studio con spiriti maligni. Così da quel giorno ha lasciato la Giamaica e si è trasferito in Europa. Riuscire a convincerlo non è stato semplice. Lui suona ancora, e il canale provilegiato per noi è stata l'agenzia italiana di booking che gli organizza i concerti. Poi però abbiamo dovuto trattare con la persona più difficile, ovvero la moglie che oggi è la sua manager. All'inizio è stato abbastanza complicato fare passare il nostro messaggio. Così siamo andati a prenderlo a casa, vicino a Zurigo, per portarlo con noi a Vernasca. È stato un viaggio incredibile. Lui ci chiedeva di spiegargli cosa volessimo fare e nel mentre scriveva, appuntava una sorta di traccia che poi è diventata il testo che recita durante la cerimonia nel nostro video. Non smette mai di riprendersi con la webcam del pc. Non lo diresti, ma ha un rapporto assurdo con se stesso e con la tecnologia. La sua è un'omelia costante. È un personaggio assolutamente imprevedibile, è come se fosse un alieno. È una figura abbastanza contradditoria e difficile da classificare.

È da poco finita Artissima a Torino e il weekend prima tutto il popolo dell'arte era a Londra per Frieze. In un momento in cui le gallerie diventano sempre di più degli spazi virtuali, quanto sono ancora importanti le fiere per un artista secondo voi?
Simone+Simone: La fiera in sé non è tanto importante per un l'artista, ma è fondamentale per far funzionare tutta la "macchina". È un po' il momento di sfogo per tutto il mercato. Noi ad esempio al momento non lavoriamo con nessuna galleria. Abbiamo avuto diverse esperienze che sono finite dopo una mostra e negli ultimi tempi abbiamo lavorato più che altro con musei e istituzioni. Però sentiamo che è come se mancasse un anello della catena. Diciamo che siamo ancora alla ricerca della nostra galleria, quella giusta deve ancora arrivare.

Qui alla Marsèlleria avete organizzato una performance notturna aperta per i visitatori fino all'alba. Qual è la vostra notte più assurda che avete passato insieme?
Simone+Simone: Una volta abbiamo fatto una performance a casa del collezionista Massimo Lauro, una persona fantastica. Ci ha chiesto di lavorare in una vasca che un tempo veniva usata per lavare le damigiane di vino, in una villa in un luogo pazzesco. Così abbiamo costruito una piattaforma con sotto una piscina piena di slime. Sopra c'era Mudboy che suonava - ha fatto un piccolo live di dieci minuti - poi la botola si doveva aprire, lui doveva cadere dentro immerso nello slime e poi uscire scappando tutto ricoperto di materiale verde. Questa era la performance, e da qui è successo di tutto. Subito dopo un nostro amico è stato spinto dentro la piscina e una volta uscito è stato malissimo. Abbiamo dovuto portarlo in un albergo, l'albergo non c'era e siamo siamo finiti in una camera con altra gente. Una notte assurda che non finiva mai. Come se non bastasse, all'entrata della villa c'era un'opera di Fischli & Weiss molto quotata che un nostro amico ha scambiato per una semplice candela. Immagina la nostra faccia quando abbiamo visto che voleva accenderla. Fortunatamente proprio quello che era caduto nello slime con un soffio in pochi secondi ha risolto tutto!

invernomuto.info

vimeo.com/invernomuto

Crediti


Testo Marta Stella
Foto Tassili Calatroni

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