10 cose che dovete sapere su gabriele colangelo

Abbiamo fatto quattro chiacchere con uno dei designer italiani più interessanti del settore, direttore creativo del brand Giada e fondatore della sua omonima linea femminile.

di Cecilia Broschi
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17 novembre 2016, 10:11am

Foto Tassili Calatroni

Nato e cresciuto in Italia, il designer Gabriele Colangelo non è sempre stato affascinato dal mondo della moda, tanto da intraprendere studi umanistici all'università. Scoperto poi il suo talento ha partecipato e vinto diversi concorsi tra cui Who's On Next. Oggi è direttore creativo del brand Giada e continua la scalata al successo grazie alla sua linea, Gabriele Colangelo, che dal 2008 ha proposto sul mercato prodotti originali e confezionati alla perfezione. Noi di i-D non ci siamo persi l'occasione di incontrarlo nella sede Giada a Milano per sapere qualcosa in più su di lui.

Da piccolo voleva fare il professore di latino e greco.
"Ho frequentato il liceo classico e il corso di lettere antiche all'università. Sono sempre stato abbastanza bravo a disegnare e ad un certo punto ho capito che questa sarebbe stata la mia strada, ho vinto una borsa di studio della Camera della Moda per un corso di designer che dava l'opportunità di fare uno stage, sono poi piaciuto all'azienda ITR e ho iniziato a lavorare per loro."

Per lui fare esperienza è alla base di questo lavoro.
"Lavorando da Versace Jeans ho potuto conoscere diverse sfacettature di questo lavoro, dalla parte creativa a quella commerciale. Ho imparato ad essere versatile, penso che questa sia una delle cose più importante per un giovane designer, in quanto ha il compito di reinterpretare lo stile di altri attraverso i propri filtri senza stravolgerne la natura. Da Cavalli invece, dove ho lavorato per un anno circa, ho imparato delle tecniche di stampa che non conoscevo che sono alla base del mio lavoro di oggi. Sono state esperienza differenti tra di loro che però mi hanno dato la possibilità di imparare."

La linea Gabriele Colangelo e il lavoro per il brand Giada sono legati da dei codici estetici ben definiti.
"Entrambe le linee condividono pulizia, minimalismo, cura per la qualità e per il dettaglio anche se sono due progetti completamente diversi. Gabriele Colangelo da vita ad un prodotto più sperimentale mentre Giada essendo un brand commercialmente già affermato deve soddisfare delle esigenze particolari."

Minimal per lui significa...
"Secondo me il minimalismo esalta la forma, la qualità del materiale e l'eleganza."

Il suo rapporto con l'arte aiuta il suo processo di progettazione.
"Lo scorso marzo mentre ero a New York per scattare la campagna pubblicitaria di Giada sono stato colpito particolarmente dai lavori di Barnett Newman al Metropolitan Museum. Mi sono fatto ispirare dalle linee di colore sulle sue tele e dalla geometria imperfetta che si veniva a creare. Ho voluto reinterpretare quest'idea nei capi della collezione Giada mantenendo la fluidità e allo stesso tempo riuscendo a dare al tatto una sensazione tridimensionale."

Secondo lui il lusso è...
"Essendo la nostra un'estetica dei mezzi toni il lusso sta nel dettaglio, nella ricerca del particolare o nella lavorazione speciale. Nella collezione Giada ci sono dei capi couture che riesci ad apprezzare a pieno se li guardi da vicino."

Dell'unire le sfilate uomo e donna pensa che...
"Credo che questo processo possa essere una razionalizzazione di costi molto importante per il mondo della moda. Considerando il numero di eventi che si svolgono per la presentazione delle collezioni, sia per i buyers che per le case di moda, i costi sono molto alti. Presentando le collezioni insieme è possibile concentrare i buyers e la stampa davanti ad un'unica presentazione." 

Non sostiene il concetto See Now, Buy Now.
"Non ne sono un sostenitore in quanto penso che il processo di elaborazione di collezione, se fatto bene, necessiti di tempi lunghi. Preferivo quando tra una collezione e l'altra trascorrevano sei mesi e non c'era tutta questa sovraesposizione di prodotto. L'emozione di scoprire una collezione sei mesi dopo la sfilata era più intensa. Oggi invece c'è il rischio di proporre un'idea e di vederla in qualche negozio di mass market subito dopo. Così la tua collezione quando arriva nei negozi è già vecchia. E questo è frustrante per chi l'ha pensata."

Secondo lui per dare vita ad una declinazione maschile il brand deve avere un'estetica già ben affermata.
"In molti mi hanno chiesto se avevo in mente di dare vita ad una collezione maschile sia per Gabriele Colangelo che per Giada, onestamente ci ho pensato ma non penso che ora sia il momento giusto. Penso che Gabriele Colangelo sia un prodotto troppo di nicchia al momento mentre Giada è affermato come marchio femminile, ad oggi una collezione maschile non è nei miei programmi."

È cresciuto tra pellicce pregiate.
"Sono nato e cresciuto nell'azienda di pellicceria di mio padre, penso che sia un'arte di altissimo artigianato, la maggior parte delle lavorazioni sono manuali e per questo ho sempre apprezzato il suo lavoro. Le pellicce vere mi piacciono, non amo le imitazioni, io piuttosto lavoro con il tessuto anche se d'altra parte capisco che ci siano designer che abbracciano una filosofia diversa, credo che ognuno debba prendere le proprie scelte..."

giada.com

Crediti


Testo Cecilia Broschi
Foto Tassili Calatroni

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