ed fornieles, tra filosofia e arte digitale

Come uscire dalla “filter bubble”? Ci risponde Ed Fornieles con la sua prima personale in Italia nello spazio Basement Roma che ci rende sensibili alla logica delle simulazioni immersive.

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dic 14 2016, 9:40am

Avete mai pensato che siamo in una bolla virtuale in cui le nostre preferenze sono calcolate da un softwear sulla base di quello che guardiano sulle piattaforme social? Ce lo racconta l'artista inglese di base a Montréal, Ed Fornieles, con la sua prima personale in Italia nello spazio Basement Roma diretto da Cura magazine. Considerato una delle figure giovani più interessanti della scena artistica internazionale, Ed opera all'interno della logica delle simulazioni immersive, inscenando dei cambiamenti attraverso la costruzione di ambienti e di eventi. Usa un'ampia varietà di media - internet, scultura, performance, social media - per riflettere sulle sovrastrutture che dominano la nostra vita contemporanea con un approccio formale a internet e alla cultura pop. L'abbiamo incontrato a Roma dove ci ha parlato del suo ultimo lavoro Truth Table. Un'installazione di VR Virtual Reality dove il fruitore vive digitalmente una serie di iterazioni sessuali in un gioco in cui le possibili variabili del partner cambiano in continuazione, sovvertendo le logiche della filter bubble. Un'esperienza onirica dove si rompono le regole della razionalità verso un dimensione virtuale che permette incontri che nella vita sarebbero impossibili.

Che formazione hai avuto?
Inizialmente studiavo filosofia religiosa, ma poi ho deciso che preferivo 'fare' piuttosto che 'analizzare'. Quindi mi sono avvicinato all'arte, che è un terreno ibrido, un punto di incontro tra molte discipline.

Il tuo lavoro è trasversale. Quali sono i tuoi riferimenti tra filosofia, letteratura, arte e cultura contemporanea in generale?
Come dicevo prima, l'arte è una dimensione ibrida. Per quel che riguarda i miei riferimenti, attingo da risorse diverse, forme e tecniche di varie discipline, che possono essere decontestualizzate ed applicate alla produzione dei miei lavori. Al momento sono molto interessato alle 'simulazioni', un terreno di sperimentazione comune al sistema militare, medicina, videogiochi e politica, che ha la capacità di modellare e plasmare futuri ipotetici.

Che rapporto hai con quella che viene definita "digital art". Pensi di farne parte?
La maggior parte delle persone interagisce con iI computer ogni giorno. Sono piattaforme utili e potenzialmente potenti per quel che riguarda la produzione artistica.

Nel tuo lavoro sei interessato all'universo della vita quotidiana tra riti collettivi e abitudini legate alle nostre vite digitali. Cosa ti interessa e come lo indaghi col tuo lavoro?
Ho iniziato da ciò che piaceva alla gente, ciò che è popolare è potente per definizione, si afferma nel mondo più di altre espressioni simili. Il mio interesse primario è questo, come le culture e le identità siano rappresentate e cambino nel tempo, un processo che spesso passa inosservato o che viene ignorato.

Le tue opere raccontano di sovrastrutture e ossessioni della vita contemporanea. Come nasce il tuo processo artistico attraverso così tanti codici e mezzi espressivi diversi?
Ho iniziato a pensare al lavoro di ogni artista come il tentativo di creare un mondo connesso, rappresentando la realtà con un linguaggio familiare e alieno allo stesso tempo. Per la maggior parte dei progetti il processo coinvolge la ricerca, l'immersione e poi un momento di prova, mettendo insieme immagini, azioni o qualsiasi altra cosa riesca a trovare per vedere se si tengono insieme.

Com'è nato "Truth Table"?
Ero interessato a capire quali fossero gli effetti dell'applicare una variabile nella stessa misura. In Truth Table l'osservatore si trova in un ambiente virtuale nel quale vive esperienze sessuali diverse. Dopo qualche secondo il genere, la razza, l'aspetto fisico e l'età, di chi vive l'esperienza ma anche del partner, cambiano. Ogni gusto e forma diversa è rappresentata allo stesso modo, creando un mondo immaginario iper liberale.

Pensi che VR Virtual Reality cambierà realmente le nostre vite? Anche le nostre relazioni amorose, sessuali e affettive?
Non ne ho idea, per ogni tipo di tecnologia vedo la possibilità che si affermi o che si distrugga. Sul suo effetto complessivo non saprei davvero cosa dire.

"Truth Table" è in qualche modo anche una critica verso la prevedibilità delle nostre esperienze virtuali dove gusti e preferenze sono già catalogati in base alle nostre visualizzazioni, mentre nella vita reale c'è sempre quel "X" incognita che può ribaltare tutto, cosa volevi trasmettere con quest'ultimo lavoro?
Sicuramente uno scopo era quello di distruggere una "filter bubble", nella quale I gusti, le opinioni e le possibilità si riducevano, dato che siamo sempre meno esposti a possibili variabili. La bolla, tuttavia, supera il senso digitale del termine. La "filter bubble" è in qualche modo culturalmente e biologicamente innata in noi, l'utilizzo delle stesse variabili è un tentativo di dimostrarlo.

Che ricaduta avrà la VR sull'arte contemporanea?
Ci sarà VR nell'arte contemporanea, questo lo posso affermare con certezza.

Progetti per il futuro?
Ho in mente di creare una simulazione di guerra, che sarà combattuta da gruppi della milizia di tutto il mondo. La prima battaglia sarà a New York, nella quale due comandi guideranno una truppa di soldati virtuali per diverse settimane e terranno Manhattan al sicuro. Al momento stiamo lavorando alle regole di simulazione, reclutando militari ed ex militari ai quali piacerebbe avere un posizione di commando, se una simile battaglia dovesse avvenire davvero.

Crediti


Testo Alessio de Navasques
Foto su gentile concessione di Basement Roma