il ritratto di dorian è in oro nero

Il designer di Malibu 1992 ci racconta dell'estetica di Dubai, del suo incontro con Gianni Versace e di lacrime che luccicano al buio.

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24 giugno 2015, 5:50pm

Dorian e Paolo Forchetti, foto Tassili Calatroni

Viviamo nell'era del petrolio, quindi è giusto ci sia un designer che ne tragga ispirazione. Potremmo azzardare un parallelo con Pasolini, che mentre scriveva Petrolio pensava alle controversie causate dal tardo capitalismo, e qui in effetti siamo nel regno estetico di completi camicia e boxer status symbol di giovani azionisti del futuro, geolocalizzati in un Middle East pentadimensionale, i cui colori basici sono gli stessi che monitorizzano graficamente l'andamento dei titoli in borsa, ci racconta Dorian, il designer di Malibu 1992. Come in Pasolini anche qui facciamo una riflessione sul nuovo Impero, dopotutto la camicia strutturata rigorosamente bottondown e le timberland sono un mito ormai quotidiano della potenza economica diffusa. 

Parliamo con Dorian, che ha fondato Malibu 1992 con il socio Gogo Philip Pecenikov nel 2012, e che si avvale della collaborazione di Paolo Forchetti per i progetti artistici legati a musica e video. Come presto capirete Malibu 1992 non è solo un brand di accessori e abbigliamento, c'è molto di più in questo vello d'oro.

Vogliamo sapere di te. Raccontaci qualcosa che ricordi della tua infanzia e che pensi abbia definito chi sei oggi.

Sicuramente nella mia infanzia sono accaduti fatti significativi che mi hanno avvicinato ad un certo immaginario, ad avere alcune ossessioni estetiche, certi sono stati veramente traumatici. Da bambino mi capitava spesso di fare dei sogni lucidi in pieno giorno, o se vogliamo chiamarli allucinazioni, ma una in particolare mi ha segnato a vita: avrò avuto 4 anni e mi trovavo in casa con mia madre quando ad un tratto in salotto mi è apparsa l'immagine di un cristo crocifisso sospeso in aria che si avvicinava a me in maniera minacciosa. Da quel momento ho sempre avuto uno strano rapporto con le immagini sacre, la chiesa e la religione.

Anche la pratica dello spiritismo in giovanissima età ha avuto le sue conseguenze sul mio percorso formativo e benché ora non me ne voglia più occupare continuo ad essere affascinato dall'invisibile.

Però c'è un incontro che più di tutti mi ha cambiato per sempre l'esistenza. Quando avevo circa 13 anni venni a Milano in giornata per acquistare dei dischi e mentre guardavo una vetrina mi accorsi che vicino a me c'era Gianni Versace. Con ingenuità lo fermai e mi presentai dicendogli quanto ammirassi il suo lavoro e lui, accompagnato da una bodyguard, mi strinse la mano per ringraziarmi e mi chiese chi fossi. Mi invitò a seguirlo a piedi nella sua boutique di via Montenapoleone dove chiese alla commessa di prendere uno dei suoi libri che mi regalò dopo averci scritto sopra una dedica e averlo firmato. Un cimelio che custodisco sino ad oggi.

Perche Malibu 1992? Da dove nasce questo nome per la tua collezione?

Il 1992 è un anno importante per la storia e per la musica in particolare: il 3 ottobre 1992 Sinead O'Connor contesta il Papa e ne straccia la foto pubblicamente durante una diretta televisiva! I 500 anni dalla scoperta dell'America, ma per me i 200 anni dal completamento nel 1792 della scultura "Amore e Psiche" del Canova. Malibu 1992 è il risultato di questi 200 anni di declino, rivoluzione e progresso. Malibu è un non-luogo dove vengono messe in scena virtualmente le interpretazioni del mio quotidiano, del mio passato e del futuro.

Raccontaci il tema che ha ispirato la collezione SS16 che hai appena presentato?

Il tema è PETROL. Un'indagine sull'estetica del petrolio e la sua evoluzione dagli scempi ecologici della Guerra del Golfo alla iper-occidentalizzazione grottesca del Middle East dei giorni nostri. Dubai è un luogo che ho visitato e che mi ha sempre ispirato perché così differente da tutto ciò a cui siamo abituati qui in Europa dove la storia a volte può essere un fardello pesante da sostenere. Negli Emirati tutto sembra così leggero, dall'architettura al lifestyle, alla convivenza di una incredibile varietà di popoli. È stupendo! La collezione racchiude i segni di questo mondo dorato fra yachting club e polo.

Hai un Headquarter nel cuore di Milano, come si vive in questa città?

Io non sono originario di Milano, ma questo è il posto in cui ho sempre voluto venire a vivere sin da quando ero bambino. Ogni settembre venivo a comprarmi il diario a Milano prima che iniziasse l'anno scolastico perché avevo il mito di questa città e delle possibilità che avrebbe potuto darmi una volta finito il liceo. Era vero! Appena trasferito sapevo già come muovermi dato che negli anni avevo "studiato" la città attraverso mappe, guide e libri.

A Milano si vive bene ed è un posto che ho amato anche nei momenti più difficili. È un crocevia incredibile di cultura e input specialmente negli ultimi anni. Il nostro headquarter poi è un gioiellino anni '30 tipicamente milanese in una zona tranquilla a pochi passi da Porta Romana nel quale si respira il clima della vecchia Milano.

Ti muovi in un contesto allargato, "non solo moda", anche musica. Spesso sei chiamato a interpretare musicalmente le collezioni di altri designer, come nascono queste sinergie e collaborazioni?

La produzione musicale per eventi e fashion show è una delle sfaccettature di Malibu 1992 che maggiormente mi esaltano perché ho la possibilità di collaborare con l'amico e sound-designer Paolo Forchetti con il quale realizzo tutti i progetti audio e video divertendoci molto assieme. Il nostro lavoro è richiesto principalmente da chi ha la voglia di sperimentare e chi necessita comunicare un messaggio forte attraverso la moda.

Malibu 1992 infatti nasce inizialmente come progetto di musica e video-arte con la produzione del primo video-mixtape nel 2012 che a pochi giorni dalla sua uscita venne scoperto online da Bernhard Willhelm il quale mi contattò per utilizzarlo come ispirazione e soundtrack della sua collezione uomo. Diciamo che questo è stato l'inizio di una serie di collaborazioni importanti come quelle con Donatella Versace o con Marco Zanini, tutti personaggi molto attenti all'aspetto musicale del proprio lavoro. La settimana scorsa al Pitti abbiamo dato il via alla nostra amicizia e lavoro con il talentuoso Arthur Arbesser. Ci scelgono perché probabilmente rappresentiamo un'alternativa in Italia.

La tua canzone preferita di sempre.

La mia canzone preferita cambia continuamente e solitamente è quella che mi fa piangere. In questo preciso istante è "Never tear us apart" degli INXS

È tutto oro quello che luccica?

No! Anche le lacrime luccicano al buio.

Per te cosa vuol dire essere contemporanei?

Non farsi vincolare dalle credenze e dai generi. Rispettare il passato. Entusiasmarsi per il futuro. 

malibu1992.com

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Ritratto di Dorian e Paolo Forchetti di Tassili Calatroni
Foto di Malibu 1992 di Roberta Allegrino e Kusi Kubbi