morgane tschiember e l'equazione della bellezza

Intervistiamo l'artista francese prima dell’opening di (∂ + m) ψ = 0, la sua prima personale italiana presso Marsèlleria.

di Fabrizio Meris
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23 maggio 2016, 10:25pm

Morgane Tschiember, foto Tassili Calatroni

"Nel mio lavoro cerco sempre di creare relazioni fra diversi tipi di materiali e trovarne i punti di contatto. Scoprire la ceramica, una materia per me nuova, è stato affascinante, sia da un punto di vista fisico che metafisico. Un vero artista è votato a imparare ogni giorno". Così racconta ad i-D Morgane Tschiember prima dell'opening di (∂ + m) ψ = 0, la sua prima personale italiana presso Marsèlleria. L'energetica e solare artista francese sa come avvolgere il pubblico nel suo mondo e come svelarsi un poco alla volta. Come suggerito dall'uso nel titolo della mostra dell'equazione di Paul Dirac, tra i fondatori della matematica quantistica, Morgane Tschiember orienta il suo sguardo su legami e relazioni che prendono forma tramite l'esplorazione delle materie prime ma i cui processi di produzione interrogano questioni economiche, sociali e ambientali complesse. L'equazione di Dirac, la più bella equazione conosciuta della fisica, sostiene che se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema. Un'incorporazione tra arte e scienza sembra essere la chiave di lettura più fresca in arte contemporanea. Certamente per Tschiember il fascino per la fisica quantistica è più che un divertimento intellettuale: all'improvviso si solleva la T-shirt e mi mostra sul fianco un tatuaggio dell'equazione. Come a volermi dire: voglio sperimentare la complessità dell'universo sulla mia stessa pelle.

Ricordi quando hai preso la decisione di diventare artista?
A quattro anni sono andata dai miei genitori e ho annunciato loro con grande serietà che da grande avrei fatto l'artista. Sono cresciuta in una famiglia che ha sempre abbracciato la creatività, sia che fosse legata all'arte che alla moda. Mio zio infatti lavorava con Jean Paul Gaultier, mia è mamma una pittrice e mio nonno un architetto. Era naturale visitare musei e gallerie assieme a mamma e papà ed è stato facile far emergere, fin da piccola, la mia vocazione artistica.

Qual è stata la prima opera d'arte che hai mai percepito come veramente contemporanea?
Ricordo di essere stata molto colpita visitando una mostra sul mingei, il movimento d'arte folkloristica giapponese. Non era propriamente una mostra di Belle Arti, ma la filosofia alla base del mingei - arte fatta a mano da gente comune - ha lasciato in me una memoria indelebile. Già da piccola sentivo che ciò che vedevo, un mix di design, mobili e tessuti, proveniente da epoche differenti, aveva un qualcosa di unico che le univa e che percepivo come contemporaneo.

Puoi essere più precisa?
La semplicità senza tempo e la purezza delle forme.

Com'è nato questo tuo ultimo progetto milanese?
Questa mostra è stata realizzata in collaborazione con una residenza d'artista localizzata nel distretto industriale di Vicenza, la NUOVE//Residency, e con la sua curatrice Geraldine Blais. Ho incontrato Geraldine nel 2009 proprio mentre stavo completando una residenza a New York. Quando Geraldine mi ha chiamato per invitarmi a sperimentare con la ceramica in Italia, ho pensato che fosse un'occasione splendida per imparare a padroneggiare un nuovo materiale e aggiungerlo a quelli con cui di solito creo le mie sculture: metallo, legno, vetro. Ho subito accettato, e ora eccoci qui!

A cosa serve una residenza d'arte?
Per permettere a un artista d'imparare tutto quello che si può apprendere su un materiale o una tecnica, e poi dargli la possibilità di dimenticare tutto quanto e lasciare che i ricordi tornino in superficie nel suo lavoro a tempo debito.

Nelle tue sculture si mescolano estetiche antitetiche: hard e soft, cemento e vetro. C'è un lato Zen e spirituale alla tua ricerca apparentemente così formale?
Più che spirituale direi filosofico, in particolare amo il pensatore seicentesco Spinoza. Per esempio nei materiali non riconosco difetti o pregi.

Mi faresti un esempio?
È un'opinione condivisa che sia un vero peccato che la ceramica sia così fragile. Nella mia pratica artistica, se una ceramica cade e si rompe in mille pezzi, non fa invece alcuna differenza. Utilizzerò quei frammenti per realizzare un altro lavoro che ne riesca ad evidenziare i pregi. Non credo negli opposti, credo piuttosto che tutto sia collegato con tutto. È la nostra cultura che ci insegna a vedere il mondo per antitesi ma la realtà è una sola. Luce e buio, maschile e femminile sono solo un punto di vista, ognuno di noi ha in sé entrambi questi elementi.

Per te la musica è importante?
Si moltissimo. Ascolto musica quando lavoro e a volte la inserisco nelle mie opere. Nel mio libro Taboo (Editions Dilecta, 2015) ho riportato delle intere playlist di canzoni che mi hanno ispirata. Mi piace l'idea che fra cento anni la gente possa prendere in mano il mio libro e sapere esattamente che musica ascoltavo mentre creavo una data opera, che sentimenti ed emozioni provano in quel momento e come questi sono legati ad un lavoro specifico.

Uno scrittore che ammiri?
Sopra tutti Samuel Beckett.

Nella tua pratica hai usato in diverse occasioni il muro come oggetto scultoreo. Oggi più che mai il muro è un simbolo forte e reale. Cosa ne pensi delle recinzioni costruite ai confini dell'Ungheria per fermare il flusso di migranti?
Questo è un tema su cui stavo riflettendo mentre pensavo alla mostra. Mi ha colpito l'immagine di un immigrato che reggeva un cartello con scritto "Open the border". Ecco, ho pensato, una frase così semplice e cosi potente. Dobbiamo aprire i nostri confini! Ho deciso quindi di inglobare nella mia mostra l'uso della moquette che riflette una qualità inclusiva. Anche se sono francese, il mio background famigliare è internazionale, in parte scozzese, in parte slavo, un vero mix. Anche il mio modo di pensare si ispira tanto al pensiero occidentale quanto a quello orientale. Oggi siamo sempre più cittadini del mondo, e cerchiamo di comprenderci a vicenda. Per fare tutto ciò è importante aprire i confini fisici e mentali.

La parte del tuo corpo con cui ti identifichi maggiormente ?
Le mani, sono i miei attrezzi più importanti !

Per questa mostra hai creato sculture sospese in cui la ceramica viene legata, come nella tecnica Shibari giapponese: cosa è per te l'erotismo? 
Penso che l'erotismo sia qualcosa che non si possa toccare, ma solo percepire, in un corpo che ami o in un'opera d'arte che ti affascina. L'erotismo è qualcosa di sottile e nascosto tra le righe, come la grâce. Appare e scompare, non sai neppure esattamente come, è una qualità che non si può controllare ma che è insita nella propria natura. A volte la gente pensa ci sia dell'erotismo nel mio lavoro, ma io non cerco di ricreare questo effetto specifico. Il mio obbiettivo è cercare di far emergere la qualità dei materiali, compreso l'erotismo.

Se fossi un materiale quale saresti?
Mi piacerebbe essere l'acqua perché potrei prendere diverse forme ed avere diverse qualità, per esempio incarnarmi in fiocchi di neve. Ho realizzato un'installazione all'aperto in Lituania nel 2014, pensata per interagire con un clima invernale. Proprio mentre stavamo inaugurando la mostra ha incominciato a nevicare ed i fiocchi bianchi hanno coperto la mia scultura, proprio come avevo sperato, è stato un momento quasi magico.

Come ti rilassi?
Mio padre è un osteopata e chiropratico, ho imparato da lui a prendermi cura del mio corpo con il massaggio, sopratutto quando lavoro molto e dormo poco, cosa che succede - ride - praticamente sempre quando inauguro una nuova mostra.

Tre parole che incarnano l'essenza dell'Italia?
Tradizione, perfezione e dolcezza.

Dolcezza?
Si, in Italia c'è una certa dolcezza che si percepisce in tutto a partire dal paesaggio fino alla lingua.

L'arte è pericolosa?
L'arte può sembrare pericolosa alle persone che non vogliono aprire la mente. La storia ci insegna quanto al contrario l'uomo possa essere pericoloso, non l'arte.

Morgane Tschiember, (∂ + m) ψ = 0

Fino al 10 Giugno 2016

marselleria.org

Crediti


Testo Fabrizio Meris
Foto Tassili Calatroni
Foto dell'installazione presso Marselleria Sarah Scanderebech