la serie fotografica sul primo amore degli adolescenti

Giovani, innamorati e impacciati. In una parola, P E R F E T T I.

di Alice Newell-Hanson
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16 febbraio 2017, 2:41pm

Sian Davey è affascinata da quell'inafferrabile momento tra l'aver capito di non essere creta tra le mani dei propri genitori e il dover davvero affrontare la vita. "Essere liberi ha un valore inestimabile," racconta Sian. "Gli adolescenti non hanno praticamente nessuna responsabilità, possono incazzarsi e vomitare per strada se vogliono." Gli ultimi anni dell'adolescenza sono quelli che più le interessano dal punto di vista fotografico.

Il suo ultimo progetto "Martha" è la documentazione fotografica della crescita della figlia adottiva - mentre corre tra i campi di grano, quando si prepara per uscire o durante un bagno nella luce del primo mattino - in scatti magici e al contempo squisitamente british, che sono un ritratto universale di quel momento "in-between" così confuso che è l'adolescenza. Due fotografie appartenenti a questa serie sono appena state selezionate per la mostra del Taylor Wessing Portrait Prize in Gran Bretagna, che si terrà a novembre nella National Gallery di Londra. L'anno precedente, un'immagine di un altro progetto della Davey, "Looking for Alice", aveva fatto parte della rosa dei candidati finali. Si tratta di una serie che ritrae la figlia minore, Alice, che soffre della sindrome down, durante la sua infanzia, ed esplora contemporaneamente l'esperienza della Davey stessa come madre. 

Ma è stato il figlio maggiore, Luke, con la sua ragazza a fornirgli l'ispirazione per il suo progetto più duraturo: "First Love". Le foto scattate alla coppia sono stati uno dei primi tentativi fatti dalla Davey in campo fotografico. Da allora, ha fotografato oltre 20 giovani coppie alle prese con il loro primo grande amore. Davey ha parlato con i-D dei ricordi che ancora custodisce del suo primo amore e di come la sua carriera come psicoterapeuta l'abbia aiutata a diventare fotografa. 

Come hai iniziato a scattare questa serie?
Non è stata una scelta voluta. Ho semplicemente iniziato a fotografare mio figlio con la sua ragazza perché vederli insieme solleticava il mio interesse da fotografa. Poi ho iniziato a vedere questi scatti come uno strumento per capire la fotografia in quanto forma narrativa. Avevo appena iniziato a scattare e sperimentare con la mia macchina. La qualità dell'amore che si vede nella prima vera relazione è qualcosa che mi affascina. L'intensità e a volte il dolore di questo sentimento mi toccano nel profondo. La mancanza di confini, il senso di immoralità. 

Ricordi di esserti sentita anche tu così?
No, [il mio primo amore] è stato una tortura, orribile! È stato quel che è stato, credo. Stavo cercando qualcosa di nuovo, che non avevo ancora vissuto. Non in senso voyeuristico però. Volevo vivere l'attimo, essere cosciente di tutte le nuove sensazioni che provavo. Penso che per la maggior parte della gente la prima vera relazione sia anche una delle più dolorose. Sperimentare con l'intimità per la prima volta spesso si traduce in uno schianto tremendo.

Le coppie che hai fotografato stanno ancora insieme?
Poche, solo un paio. Ma credo che sia normale quando hai 16 o 17 anni.

Come hai incontrato le altre coppie?
Molti sono amici dei miei figli. All'inizio, volevo fotografare tutto quello che mi capitava sotto tiro, quindi ero sempre fuori alla ricerca di nuovi soggetti. È stato il mio progetto più complesso da fotografare. Ogni scatto è stato estremamente problematico perché sono relazioni vere, reali. Fotografando due adolescenti mi intrufolo in un mondo che ormai non mi appartiene più, e questa è un'enorme barriera. Inoltre, non posso fotografarli durante la settimana perché sono a scuola. E nel weekend vogliono solo divertirsi, quindi la mattina di certo non gli va di avere un adulto tra i piedi. E dato che lavoro esclusivamente con la luce naturale, le occasioni per scattare sono abbastanza rare. La luce qui in Gran Bretagna è limitata. E quando riusciamo a fissare una data, spesso i protagonisti dello shooting si sono già lasciati. Ma poter inserirmi in quello spazio atemporale con loro è semplicemente straordinario. 

Nelle tue immagini i tuoi soggetti sembrano sempre molto rilassati.
Questa è esattamente la cosa più difficile, riuscire a mettermi sul loro stesso piano e farli sentire a loro agio. Uno shooting di solito dura un'ora, massimo due, ma se siamo tutti in sintonia una è abbastanza. Sono stata una psicoterapeuta per molti anni e parte del mio lavoro era proprio far sentire le persone a proprio agio in mia presenza.

Ci sono dei punti in comune tra l'essere una brava fotografa e una brava terapista?
C'è solo un modo per essere una brava fotografa: ti devono piacere le persone. Devi essere curioso, e questa è sempre stata una mia caratteristica. La psicoterapia mi ha permesso di capire anche gli stati d'animo più complessi delle persone, quindi so come approcciarmi a loro e in che modo devo inserirmi nel loro cerchio relazionale. La cosa fondamentale è lasciarli libere di essere sé stessi permettendogli di immaginare che io sia chiunque loro desiderano. 

Eri cosciente del fatto che ogni tanto qualcuno indossava una maschera davanti a te? E hai provato a fargliela togliere?
Sì, ci ho provato, ma solo fino a un certo punto. Gli adolescenti sono estremamente attenti all'immagine di sé che proiettano nel mondo, sanno come vogliono essere percepiti dall'esterno. Le ragazze vogliono una foto perfetta con il fidanzato da mettere su Facebook, e devo rispettarlo. Puoi provare a rompere questi meccanismi, ma questo è quello che sta succedendo davvero adesso. E praticamente ogni ragazza tra i 14 e i 19 anni vuole sempre apparire al meglio. Si infastidiscono se il loro ragazzo non si dimostra affettuoso, se non assomiglia all'archetipo del fidanzato perfetto. Ma li rispetto profondamente per avermi lasciato entrare nei loro spazi privati, come le loro camere da letto. Alcuni di loro si sono divertiti, altri proprio per niente!"

Che storia vorresti che raccontasse la tua serie?
Non lavoro per storie narrative, spero semplicemente che ogni mio scatto racconti una storia a sé. Ma se devono comunicare qualcosa nel loro insieme, spero sia un distillato della bellezza, dell'intensità e dell'immoralità del primo amore - quel tipo d'impeto che ti fa dire "sopravvivrò a tutto questo o no?"

È incredibile pensare che i protagonisti della serie custodiranno per sempre un ricordo tangibile del loro primo amore grazie alle tue fotografie. Ma, prima o poi, queste foto li renderanno probabilmente molto tristi.
Esattamente, c'è stato qualcuno che è venuto da me è mi ha detto, "quella era la mia ragazza, ma adesso è in una foto con qualcun altro." Ci sono anche due coppie gay nella serie, e uno dei ragazzi non aveva ancora fatto coming out al momento dello shooting. La foto ha ormai tre o quattro anni, e quando gli ho chiesto se per caso avrei potuto pubblicarla lui mi ha risposto "certo, sono venuto così bene!" o qualcosa del genere. Non glie ne fregava nulla, tutto ciòche gli importava era essere favoloso. 

siandavey.com

Crediti


Testo Alice Newell-Hanson
Fotografia Sian Davey

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