raf simons, trump e il movimento punk

L'iconico designer belga in un'intervista dove parla di Margiela, Margaret Thatcher, musei d'arte e molto altro. Ecco cinque dei punti salienti di questa entusiasmante conversazione.

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30 gennaio 2017, 1:30pm

Photography Willy Vanderperre

Pochi giorni prima di svelare le sue due nuove collezioni a New York - con il suo omonimo marchio a Gagosian Gallery, e attraverso il suo attesissimo debutto Calvin Klein - Raf Simons ha concesso un'intima intervista a GQ nella quale ha parlato della sua vita, del suo lavoro, e dell'attuale condizione dell'industria della moda.

Il designer belga - che ha lanciato il suo brand nel 1995 per poi iniziare la sua scalata verso il successo internazionale come direttore creativo di Jil Sander solo una decade più tardi - è stato a lungo considerato un idolo dei giovani e un entusiasmante e provocativo modernista. Sebbene il marchio di Simons non si avvicini alla grandezza delle altre case di moda presenti nel suo curriculum (Dior e ora Calvin Klein) è forse il marchio di abbigliamento maschile più influente che sia mai esistito. Nel corso degli ultimi 20 anni, Simons ridefinito il concetto stesso di menswear, esplorando cosa significa essere (e vestirsi come) uomini moderni. Ha iniziato a cercare l'ispirazione per strada e tra i suoi idoli musicali molto prima che questo diventasse consuetudine nel mondo della moda.

Nell'intervista si parla della sua enorme influenza e cosa questa significhi per lui, di come ha trovato il suo posto nel mondo della moda e di come l'ndustria sia cambiata. Ecco cinque cose che abbiamo scoperto su Raf Simons.

Leggete: la moda a regola d'arte secondo Raf Simons.

Non andrà a piangere in un angolino per colpa di Trump: Raf discute su come l'ascesa di Trump alla presidenza abbia avuto un forte impatto sulla sua vita e sul suo lavoro: "Sono venuto qui. Ho iniziato la mia vita qui. Con il mio partner. Il mio dog. In una città nuova. Esperienze nuove. Lavoro nuovo....... e poi woosh! È successo l'impossibile, non me lo sarei mai immaginato." Ma lui non perde di vista i suoi obiettivi e rimane concentrato sul proprio lavoro nonostante i tempi turbolenti: "Puoi sederti a piangere in un angolino o si può continuare a vivere e lavorare. Questa non è solo una mia responsabilità ma una vera e propria sfida. " Ci spiega che entrambe le sue prossime collezioni s'ispireranno a questi tempi difficili e incerti, ma si rifiuta di spiegare come: "È un concetto troppo fragile per poter venir espresso a parole. È qualcosa che devi sentire."

Gli ci è voluta una bella batosta per poter iniziare a pensare alla moda in modo diverso: Formatosi come industrial designer prima di intraprendere uno stage da Walter Van Beirendonck, la vita di Simons è cambiata quando ha assistito ad una sfilata di Margiela nel 1990. Raf ha sempre visto la moda da una prospettiva diversa. "Ho avuto una relazione do odio e amore con il mondo della moda, inizialmente ho pensato che fosse una forma inferiore di espressione creativa. E allo stesso tempo pensavo fosse monotona. Ho pensato: Oh mio Dio, si tratta solo continuare a produrre vestiti e ancora vestiti. Come potrei fare qualcosa di molto più rilevante? " Il mio pensiero ha iniziato a cambiare quando un individuo senza nome "letteralmente mi schiaffeggiò in faccia" e disse, "bisogna iniziare a guardare il mondo in modo diverso, perché altrimenti non si riuscirà mai ad essere orgogliosi e felici di quello che si fa. Perché tu ispiri le persone. Gli dai qualcosa da mettersi, qualcosa di cui hanno letteralmente bisogno. Questa è una bella cosa, non può essere brutta. Ed è così che ho iniziato a pensarla ultimamente."

Leggete: Raf Simons debutta da Calvin Klein con una collezione che celebra le donne.

Nella sua prossima collezione emergerà qualcosa di punk: Com'è cambiata la prospettiva di Raf sui giovani e la ribellione nel corso degli anni? Sarà lui a rispondere con la sua prossima collezione. "Sto pensando molto a quel periodo storico e politico che è stato la culla del punk. Quello che presenterò con la mia prossima collezione non va in una direzione punk, ma si sa che cosa questo movimento ha significato, e perché siamo arrivati quel punto - tutto quello che era accaduto in Inghilterra, Margaret Thatcher," ha detto a proposito del primo ministro ultra-conservatore della Gran Bretagna. "Con Thatcher e il punk - credo che un buon presidente o un buon re dovrebbe essere anche un buon padre o una buona madre per i propri figli. Sono partito da questa riflessione", spiega, aggiungendo che questa prossima collezione potrebbe essere l'inizio di una nuova serie di lavori. "C'è stato un periodo in cui mi sono concentrato molto al rapporto tra pubblico e spettatore", spiega. "Ho detto quello che dovevo dire. Ora stiamo parlando di qualcos'altro."

Pensa che Miuccia, Marc, Phoebe e lui stesso siano gli "activators" di oggi, coloro che smuovono le masse: "Quello che è cambiato davvero è che il mondo della moda non appartiene più a un piccolo ambiente borghese," dice Raf. "Guardiamo, consumiamo, apriamo finestre di dialogo anche se non siamo fisicamente a quella sfilata. Non siamo né in tribunale, né nascosti in un castello.' Si riferisce a ciò che sta accadendo ora. "Per i designer si tratta di non toccare più soltanto la borghesia, ma di parlare ai giovani di oggi in un nuovo modo. Noah Johnson, l'intervistatore, ha citato Vetements, Balenciaga, Demna Gvasalia, Gosha Rubchinskiy, e Virgilio Abloh di Off-White - tutte le persone che Johnson crede profondamente influenzate dal lavoro di Raf. Questo è il tema di una recente conversazione Raf e Miuccia Prada che avevano fatto per System Magazine, e Raf ricorda all'intervistatore di GQ: "Lo so che è la stessa cosa per Marc Jacobs. Lo so che è la stessa cosa per Phoebe Philo. Sentiamo il bisogno di stare in silenzio ma siamo noi a smuovere le masse. Odio parlare di questo perché è sempre ti fa sembrare pretenzioso ed egocentrico, ma lo siamo davvero. La moda non esisterebbe senza di noi".

S'inchina davanti al film di Tom Ford: Dato il suo continuo rapporto di collaborazione con l'artista Sterling Ruby, il suo background industriale, e il suo rapporto di amore-odio con il sistema moda, Simons si chiede spesso se per lui ci sia in serbo una carriera nell'arte visiva. "Se mai lo farò, vorrò concentrarmi esclusivamente sull'arte. Ma come si fa a cancellare 21 anni di moda?" chiede Johnson, mentre cita Helmut Lang, e gli sforzi alla regia di Tom Ford. Raf fa un piccolo inchino. "Davvero. Mi inchino davanti a lui", spiega Simons parlando Ford. "Tutto il lavoro per il film e allo stesso tempo fare anche le collezioni. Wow. Lo trovo allucinante. Non so se sarei riuscito a farlo bene come ha fatto lui."

Leggete anche la sua intervista completa qui.

Crediti


Testo Emily Manning 
Fotografia Willy Vanderperre