Jacques de Bascher posa per il fratello Xavier de Bascher. Photo courtesy di Xavier de Bascher.

la scandalosa storia di jacques de bascher, amante conteso da karl lagerfeld e yves saint laurent

Una nuova biografia racconta il dandy che sedusse l'intera Parigi a cavallo tra gli anni '70 e '80.

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05 giugno 2017, 11:25am

Jacques de Bascher posa per il fratello Xavier de Bascher. Photo courtesy di Xavier de Bascher.

Nel 2008, con la pubblicazione del libro Beautiful People di Alicia Drake—formidabile epopea di stile che analizza quattro decenni di moda Parigina raccontando l'ascesa di Karl Lagerfeld e Yves Saint Laurent—un personaggio dalla faccia d'angelo a lungo dimenticato è tornato alla ribalta. Il suo nome è Jacques de Bascher. Un dandy sublime, irresistibile, compagno di Karl Lagerfeld per 18 anni e il cui stile di vita decadente sembra essere statoil suo traguardo più importante. Un angelo cupo, perverso, che sedusse Yves Saint Laurent suscitando le ire di Pierre Bergé e causando una frattura tra il clan Lagerfeld e quello Saint Laurent. Alla sua morte, con lui finì per sempre anche l'era di eccessi impensabili tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80—un'epoca ormai passata che ha segnato la storia della moda, e sulla quale Jacques de Bascher, l'indimenticabile gigolo, si libra come un cattivo presagio. Questo è il personaggio su cui la giornalista Marie Ottavi ha deciso di far luce nel suo nuovo libro, pubblicato in Francia. Nei film biografici come Yves Saint Laurent di Jalil Lespert e Saint Laurent di Bertrand Bonello lo spazio dedicato al dandy francese è sempre stato esiguo, e la Ottavi ha deciso di regalargli l'epico racconto che merita. Ha intervistato chi lo conosceva e chi ha avuto a che fare con lui, sollevando il velo che nascondeva il segreto meglio tenuto di Parigi — e dando vita alla biografia di un personaggio detestabile e magnetico allo stesso tempo, che fece dell'edonismo e della mancanza di ambizioni il suo solo orizzonte e che non esitò a dichiarare che "la decadenza non è cadere, ma abbandonare."

Un fantasma onnipresente
Cosa sarebbe successo se Jacques de Bascher non fosse mai esistito? E se fosse stato un personaggio fittizio, un incrocio tra un dandy proustiano, un predatore sessuale, una macchietta dell'industria della moda e un testimone di un tempo ormai passato—cioè un fantasma? Questa è la teoria che l'autrice Marie Ottavi porta avanti: "come possiamo raccontare la storia di qualcuno che non ha mai lasciato tracce di sé, che non ha fatto nulla nella sua vita, che non ha costruito niente? Era una sfida interessante. Prima di tutto, perché tutti mi dicevano che nessuno mi avrebbe parlato di lui per paura delle reazioni di Karl Lagerfeld o Pierre Bergé, e poi perché avrebbe significato dare rilievo a un personaggio che pensavano non meritasse. Ricordo che qualcuno mi ha detto: 'perché dovresti prenderti il disturbo di scrivere un libro che leggeranno al massimo 200 gay parigini?' Quel commento mi è rimasto in testa per tutto il periodo di gestazione del volume. Ma mi sono detta che avevo bisogno di scriverlo non per vendere migliaia di copie, ma per raccontare la storia di de Bascher. E per provare che la sua storia avrà risonanza per molte più persone di quante si pensi."

Un sex symbol irresistible
"Era il francese con più classe che io abbia mai conosciuto," ricorda Karl Lagerfeld nel libro. Per la prima volta, lo stilista ha accettato di parlare dell'uomo che è stato suo compagno per 18 anni, l'unico vero amore della sua vita. "In gioventù, Jacques era un diavolo con il volto di Greta Garbo […]. Non si vestiva come nessun altro; era più avanti di tutti noi. Mi faceva ridere più di chiunque altro. Era il mio opposto. Era anche impossibile, detestabile. Era perfetto. Era un disastro e un terremoto, ma anche acqua salvifica per me." Ma fu ancor prima, durante l'adolescenza e dopo aver sedotto uno dei suoi insegnanti del liceo, che de Bascher capì come la sua irresistibile bellezza e il suo atteggiamento mandassero in delirio sia uomini che donne, e fossero quindi un'arma dal valore inestimabile in un mondo basato sulla ricerca della perfezione. Queste doti gli avrebbero poi aperto tutte le porte che sarebbero altrimenti rimaste chiuse davanti a lui. "Quando ha capito di avere il coltello dalla parte del manico," spiega la Ottavi, "ha visto un'opportunità e ha capito che tutto sarebbe sempre andato nel verso giusto per lui grazie alla sua personalità e alla sua bellezza."

Un predatore carnale
Il bello, giovane, acculturato, intelligente, ben vestito ed educato de Bascher—che a un certo punto passò dal look di studente della classe media a un guardaroba molto più sofisticato—si fece strada facilmente tra l'élite frivola, benestante e alla moda di quel periodo. Negli anni '70 era solito andare al Café de Flore, luogo di ritrovo per l'intellighenzia di quei giorni e covo per gigolo, e al 7, un gay club in Rue Sainte-Anne aperto da Fabrice Emaer (che, anni dopo, sarebbe diventato famoso per essere il fondatore del locale notturno Palace), dove si intersecavano diverse classi sociali—ricchi o poveri, gay o etero, vecchi e pieni di soldi o giovani e squattrinati. Al 7, de Bascher diventò velocemente parte della vita notturna parigina e del jet set della moda, stringendo amicizia con l'entourage di Andy Warhol e girando attorno a Karl Lagerfeld, Yves Saint Laurent e il loro nugolo di seguaci; uomini e donne incredibili, le cui vite consistevano nell'essere belli, ballare, ridere, vestirsi bene, e ovviamente, prendere droghe e fare sesso, fare sesso, fare sesso e ancora fare sesso…

Il dandy proustiano
"Jacques de Bascher era l'archetipo del dandy, ne diventava quasi una caricatura. La sua indifferenza nei confronti del mondo raggiungeva proporzioni garguantesche. Si muoveva tra l'hummus sociale parigino, ma non cedette mai alle sue regole. Soldi, lavoro e incombenze pratiche semplicemente non rientravano tra le sue preoccupazioni." Scrive la Ottavi. L'incontro di de Bascher con Lagerfeld—che, al tempo non era ancora il monarca della moda che sarebbe poi diventato—avrebbe segnato il suo destino, permettendo alla sua indolenza e al suo spiccato edonismo di prendere il sopravvento. In un batter d'occhio, Lagerfeld impazzì per il dandy, facendone la sua musa. Per 18 anni, de Bascher e lo stilista rappresentarono una coppia insolita, ultra-moderna, un duo che lasciava da parte il sesso (Lagerfeld sostiene che non abbiano mai dormito insieme), ma che non lasciava spazio a gelosie o sentimenti di possessività e agiva seguendo il motto "chi ha i soldi, paga," per usare l'elegante citazione di Lagerfeld. "Chi dice ancora cose simili al giorno d'oggi?," si chiede la Ottavi. "Karl non è un socialista e l'ha detto molte volte, ma conosco davvero poca gente di sinistra con la sua generosità!"

L'uomo dai piaceri insaziabili
Il sesso giocò un ruolo fondamentale nella vita di de Bascher. Era bisessuale e non si risparmiò mai. Era del resto un'epoca di liberazione dei costumi sessuali, di pillola anticoncezionale, di femminismo e di lotte omosessuali. Non fu mai un attivista, ma in tempi in cui molti si nascondevano dietro folte barbe, lui non tentò mai di celare la sua omosessualità. Mise sempre le carte in tavola, divertendosi a scandalizzare l'opinione pubblica durante le cene di gala elencando le sue conquiste. "Aveva bisogno di averli tutti ai suoi piedi," spiega Ottavi. "Il poliziotto, il prete che ha perso gli abiti talari, il giocatore di tennis, l'attore baffuto, il proprietario terriero del club equestre e tutta la stazione dei pompieri." Flirtava apertamente con chi lo circondava, anche per strada, organizzando poi orge nel suo appartamento, dove gli specchi erano poggiati sui tavoli per essere usati come vassoi su cui sniffare cocaina. Spesso, lo si poteva trovare nelle darkroom che nacquero nella capitale francese in quegli anni. Si imbarcò su un Concorde per poter andare a divertirsi al Mineshaft di New York, il sex club per gay dove è stato girato Cruising e dove incontrò Michel Foucault. Amava gli ambienti borghesi tanto quanto le bettole per il popolino; ed era tanto probabile che finisse a letto con un tipo alla Tom Selleck dai baffi importanti che con un poliziotto sposato che gli aveva appena fatto una multa.

Chi può incolpare de Bascher per aver accettato senza vergogna un'epoca di libertà sessuale? Ma il dandy non sapeva che questa scelta l'avrebbe condotto alla morte, arrivata sotto le vesti dell'AIDS che aveva appena iniziato a diffondersi nella comunità gay all'inizio degli anni '80. Morì nel 1989, a 48 anni. E negli ultimi mesi si tagliò fuori dalla società libertina che tanto aveva amato, incapace di affrontare il suo declino fisico. Ma Lagerfeld non lo abbandonò mai, e non si riprese mai del tutto dalla sua prematura morte.

Un perverso narcisista
Negli anni precedenti, tuttavia, il sesso non fu esclusivamente una questione di piacere per de Bascher, ma anche uno strumento per serrare ancor più la sua morsa sugli altri. Era un gioco perverso dalle mille e sfaccettate forme, spinto quasi sempre ai limiti della provocazione. La sua serata Black Moraturium ne è un esempio: il 24 ottobre 1977, 1.500 persone—una più snob dell'altra—si misero in ghingheri su richiesta di un "obbligatorio outfit in nero, dall'aria tragica" per il primo party di fist-fucking per l'élite francese della storia. "Era un pervertito," commenta un testimone della serata nel libro. "E anche il suo corpo rispecchiava le sue attitudini mentali." De Bascher amava la decadenza in tutto il suo splendore, non importa se questa si presentasse sotto forma di droghe, sesso o alcol, tutte cose di cui faceva un ampio, ampissimo consumo quotidiano. Era affascinato dalla scena gay sadomaso, dalle relazioni non paritarie, dal sesso come strumento per guadagnare potere. "Jacques aveva molti amanti," afferma Philippe Heurtault, un fotografo molto vicino al dandy. "Ma mi chiedo se per lui davvero il sesso fosse l'elemento più importante di tutto questo. O forse il senso di conquista era il vero obiettivo di Jacques? Più qualcosa era fuori portata, più lui si eccitava." Probabilmente fu questa propensione al perverso che lo portò a sedurre e diventare l'amante di Yves Saint Laurent, portando a galla le gelosie di Bergé e Lagerfeld che ribollivano ormai da anni e facendole esplodere. Il mondo della moda, che prima danzava, faceva sesso e si abbracciava gioiosamente, si fratturò irrimediabilmente in due fazioni che ancora oggi si disprezzano. De Bascher se ne infischiò, alzando il dito medio poco prima che questa disinibita e sfacciata bolla si dissolvesse nell'etere, poco prima che quei giorni diventassero un passato ricordato per il suo camminare sui carboni ardenti, costretto a vedere la sua fine a causa dell'epidemia di AIDS. Nelle parole di un testimone: "Il nostro universo diventò scuro, cupo e negativo. Le nostre esistenze si velarono d'ombre. C'era stato troppo sesso, troppa libertà, troppe droghe, troppe feste." E la festa doveva finire, prima o poi.

Marie Ottavi, Jacques de Bascher, dandy de l'ombre (Editions Séguier)

Jacques de Bascher fotografato per Vogue Magazine da Alex Chatelain. Photo courtesy of Alex Chatelain

Jacques de Bascher e Karl Lagerfeld nel 1979 a Parigi. Photo courtesy of Guy Marineau

Al Bains Douches nel 1978. Photo courtesy of Philippe Morillon

Crediti


Testo Patrick Thévenin