june canedo ha fotografato le motocicliste afroamericane della carolina del sud

La fotografa vive a New York ma ha deciso di tornare nella sua città natale, Myrtle Beach, per immortalare le donne di colore che vogliono rivendicare i loro diritti in un ambiente storicamente bianco e sessista.

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mag 12 2017, 11:40am

"La raffigurazione non basta," afferma la fotografa June Canedo. "Certo è importante, ma sto iniziando a capire che non è abbastanza. Dobbiamo sapere che le fotografie di persone di colore che vediamo non sono state scattate da un tizio bianco che magari neanche è di qui." June è cresciuta nelle campagne brasiliane e a dieci anni si è trasferita in South Carolina insieme ai genitori, ma non ha mai avuto un modello di riferimento nel mondo della fotografia che avesse un background simile al suo. "Voglio assicurarmi che il mio lavoro sia d'ispirazione per altre persone di colore," conclude.

Incontro June ad Austin, dove il suo accento del Sud si fa più forte di quando torna a casa a Brooklyn, nel suo studio come fotografa di moda. Sta viaggiando attraverso la parte meridionale degli Stati Uniti con il suo partner Blake Myers (anche lui fotografo) e insieme vogliono documentare rodei lungo il fiume Mississippi e nel Texas rurale in cui i partecipanti sono afroamericani o latini. "Ci sono sempre stati cowboy neri," afferma, "ma spesso le loro avventure non vengono raccontate nei libri di storia."

La prima mostra personale di June aprirà questa settimana alla galleria londinese The Printspace e farà parte dell'Independent Photography Festival. All'interno saranno esposte 11 stampe a grandezza reale tratte dalla serie che immortala donne di colore alla Black Bike Week, un raduno di motociclisti che si tiene ogni anno nella città natale di June, Myrtle Beach, South Carolina. La manifestazione si tiene la settimana successiva la Harley-Davidson Week—conosciuta anche come "White Bike Week", la settimana delle moto dei bianchi. "La segregazione qui esiste ancora," riflette June, "Siamo in South Carolina." Ma crescendo ha notato un cambiamento: "oggi ci sono più donne che guidano; quando ero piccola le vedevo sul sellino posteriore, con le gonnelline che svolazzavano al vento e adesso invece sono loro a guidare."

Hai deciso tu di presentare le stampe a grandezza naturale o è stata la galleria? L'effetto è incredibile.
È stata una decisione loro! Credo sia perché le mie fotografie mostrano qualcosa che si vede raramente. La gente di colore viene fotografata spesso in situazioni drammatiche. È difficile trovare immagini di neri che si stanno divertendo, magari facendo cose che sono normalmente associate alla cultura dei bianchi. Storicamente gli Stati Uniti hanno usato la fotografia per mettere, o tenere, la gente di colore in determinate posizioni. E io l'ho capito.

Perché hai deciso di fotografare la Black BIke Week del 2015?
Ho iniziato a scattare solo tre anni fa e nel mio lavoro finisco sempre per tornare alle mie radici, ai luoghi in cui sono cresciuta—sia in Brasile, sia in South Carolina. Questo è stato uno dei primi progetti dopo "Brazilian Girls" [ritratti di donne sulle spiagge brasiliane]. Mi fa sorridere vedere come ora tutti si interessino a loro, mentre qualche anno fa nessuno prestava loro la benché minima attenzione. Trovo affascinante osservare questa precisa cultura immaginifica—e quest'accettazione delle persone di colore e delle nostre culture—farsi largo tra Instagram e la vita reale. È un cambiamento pazzesco da osservare! Sinceramente, la ragione di questo cambiamento sta nel fatto che oggi molte più persone di colore possono permettersi strumentazioni tecniche adeguate e programmi come Photoshop, usandoli poi per progetti legati alle nostre culture. E questo sta nutrendo l'immaginario legato alle nostre radici.

Hai uno stile preciso quando scatti per serie di tipo documentaristico? Quanto parli con i soggetti delle foto?
La fotocamera non è che uno strumento secondario nelle mie interazioni con le persone che incontro. Cerco sempre di approcciarmi a loro chiacchierando, magari facendo loro qualche domanda tipo "oddio, stai benissimo! Dove hai preso quella cintura? Favolosa!" Poi, se vedo che si crea una bella atmosfera, chiedo se posso fare qualche foto. Non accendo neanche la macchina fotografica finché non mi danno il permesso di fotografarli. Nei miei scatti i protagonisti guardano sempre dritti nell'obiettivo, e questo accade proprio perché costruisco un rapporto con loro prima di fotografarli. Mi piace pensare che mi stanno dando una parte di loro stessi. 

Che tipo di conversazioni hai avuto con le donne alla Black Bike Week? Cosa le ha portate all'evento?
È una tradizione nata molto prima che io ne venissi a conoscenza. Durante la mia infanzia a Myrtle Beach la Black Bike Week era all'apice del successo. Tutti ne parlavano e ogni anno arrivava gente famosa come Snoop Dogg o DMX. Era un evento selvaggio, in un certo senso non c'erano regole. Poi, a causa di leggi più severe e una diminuzione dei visitatori, ha lentamente iniziato a diventare più casto, l'atmosfera si è calmata molto. E ai ragazzi di oggi neanche interessa, quindi è una cultura che si sta preparando a morire. Questo è il tema su cui io e le altre donne ci siamo confrontate durante la manifestazione.

Cosa ti ha fatto decidere di concentrarti esclusivamente sulla Black Bike Week?
Quando ero piccola le donne in moto stavano sul sellino posteriore. Lo ricordo perfettamente, perché erano sempre perfette e avevano abiti bellissimi. Le vedevo la mattina mentre andavo a scuola, erano un gruppetto fermo al semaforo e tutto quello che si vedeva erano i loro corpi, ma sempre e solo dietro, aggrappate a qualche ragazzo che guidava. Ma da qualche anno la situazione è cambiata, molte donne guidano le loro moto e fanno parte di crew composte da sole donne.

Anche il loro stile è cambiato?
Lo stile anni 2000 è ancora quello che va più di moda. È il periodo in cui la Black Bike Week ha avuto maggior successo e siccome i ragazzi di oggi non partecipano a questo evento ci trovi le stesse persone di dieci anni fa, solo un po' invecchiate ma comunque con lo stesso stile. Sembra ancora di essere in uno dei primi video musicali di Ashanti.

Le due settimane di eventi legati al mondo delle due ruote che reazioni suscitano sugli abitanti di Myrtle Beach?
Myrtle Beach ama la Harley-Davidson Week perché porta soldi in città. Ma Myrtle Beach è così razzista… la Black Bike Week non viene apprezzata. Molti bianchi dicono cazzate, raccontano di quanto faccia schifo. Siamo nel Profondo Sud degli Stati Uniti. E nulla sembra essere cambiato.

Come dicevi, i tuoi progetti spesso tornano sui motivi e sui luoghi della tua infanzia, indagando questioni legate all'identità. È un processo razionale? E come riesci a equilibrare questi progetti con lavori più commerciali?
A volte odio dirlo a voce alta, ma amo la fotografia di moda e amo fotografare editoriali. Ma tornare in Brasile o in South Carolina vuol dire tornare a ciò che davvero mi interessa—alla mia cultura e alle mie radici. Mi sto dando molto da fare per far sì che nei prossimi mesi i miei lavori siano tutti basati sulla cultura del Sud. Non mi sono data abbastanza tempo per tirar fuori il meglio dall'ambiente da cui provengo. Il miglior modo per documentare una cultura è farne parte e conoscerla a fondo. Dobbiamo sapere che le fotografie di persone di colore che vediamo sono state scattate da gente come noi che ha trovato il modo di uscire dallo schifo che aveva intorno e trarne qualcosa di positivo. Crescendo non vedevo modelli in cui potessi riconoscermi sulle riviste, e anche se ci fossero stati sarebbero comunque stati fotografati da qualche tizio bianco. Sarebbe stato importante per me vedere una foto davvero bella di una persona di colore, e sapere che quella foto era stata scattata da qualcuno di qui che ha avuto successo.

Mi piacciono molto le didascalie sulla raffigurazione che scrivi su Instagram.
Insomma, sono brasiliana! Mia mamma ha 13 fratelli e sorelle. Se non ne parliamo, nessuno ci ascolterà mai e niente potrà mai cambiare. Internet per me è solo una piattaforma come un'altra su cui posso essere me stessa ed esprimermi liberamente.

Crediti


Testo Alice Newell-Hanson
Fotografia June Canedo