​la guida di i-D per documenta 14

Un'altra biennale d'arte? Oh sì, l'ennesima guida per l'ennesima biennale! Dean Kissick ci racconta cosa non ci possiamo perdere ad Atene questa estate.

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18 aprile 2017, 3:50pm

Ogni dieci estati — e nel 2017 siamo proprio in uno di questi momenti di allineamento — tre dei più importanti eventi d'arte contemporanea avvengono in concomitanza, ma in città diverse: la Biennale di Venezia, la manifestazione Skulptur Projekte nella città di Münster e dOCUMENTA. L'edizione di dOCUMENTA 2017 è chiamata Learning from Athens e, per la prima volta, è stata equamente divisa tra due città, Kassel e Atene. L'apertura dello spazio nella capitale greca è avvenuta lo scorso weekend, segnando l'inizio di un'estate irripetibile per il turismo d'arte: dal 10 al 16 giugno eventi sparsi tra Atene, Venezia, Kassel e Münster si terranno in contemporanea, immediatamente seguiti da Art Basel, la fiera d'arte più importante nel panorama internazionale che si terrà dal 15 al 18 giugno. Gli eventi tra cui scegliere sono innumerevoli, ma iniziamo con la guida di i-D a dOCUMENTA 14.

dOCUMENTA 14

Nel 1955 l'artista e professore universitario basato a Berlino Arnold Bode ha fondato la mostra dOCUMENTA nella sua città natale, Kassel, come offerta culturale aggiuntiva alla manifestazione di giardinaggio e architettura del paesaggio tedesca Bundesgartenschau. L'intenzione di Bode era di dare spazio all'arte moderna, corrente che il nazismo aveva cercato di combattere esiliandone i creatori e cancellando le tracce delle loro opere, quindi la prima edizione si è concentrata sulla pittura astratta a cavallo tra gli anni '20 e '30, con opere di Pablo Picasso e Vassily Kandinsky. Con il passare delle edizioni, la mostra si è trasformata nell'esibizione più importante nel panorama artistico mondiale e, attualmente, si replica ogni cinque anni.

Come curatore per l'edizione 2017 è stato scelto Adam Szymczyk, nominato direttore artistico che ha scelto come tema Learning from Athens. Il logo scelto è stato il gufo di Atena, simbolo di saggezza, ma la mostra non si concentra sull'imparare. Piuttosto, sul "disimparare": in conferenza stampa Szymczyk ha invitato gli spettatori a "immergerci nel buio della non conoscenza." Difficilmente i visitatori conosceranno gli artisti selezionati per questa edizione. Ma forse è proprio questo il punto: come la prima dOCUMENTA è stata una presentazione di arte soppressa, oggi la mostra vuole celebrare artisti dimenticati tra le profondità del Novecento che hanno lavorato in parti del mondo meno sviluppati tra l'Europa e gli Stati Uniti. Atene è una città dove storia e cultura collidono, e questo è il motivo per cui siamo qui: perché i curatori sono interessati al sud del mondo, e la capitale greca sembra il luogo d'accesso privilegiato per questi luoghi dimenticati. I temi principali sono immigrazione e diaspore, proprio come accaduto a dOCUMENTA 14. Nei prossimi tre mesi un programma ricco di installazioni e performance pubbliche continuerà a intrattenere gli spettatori tra le 47 location sparse per la città insieme a programmi radiofonici, film sperimentali trasmessi sulla TV greca e molte pubblicazioni da leggere. Qui una selezione dei quattro maggiori spazi espositivi. 

Conservatorio di Atene
Sebbene i curatori abbiano tenuto segreta la lista di artisti selezionati, come da tradizione uno di loro è stato annunciato nell'ottobre 2015: Biwa K, artista curdo-iracheno che ora vive a Berlino. Pre-Image (Blind as the Mother Tongue) è il film ambientato nella cantina del Conservatorio in cui l'artista ha raccontato la sua fuga a piedi dall'Iraq nel 1996 e il successivo tentativo di essere trasportato in mare nascosto in un container nel buio più totale, e infine gli spostamenti tra Turchia, Atene e Roma. È una narrativa coinvolgente, che incarna lo spirito dell'intera mostra.

Mentre siete lì…
A poca distanza troverete i Giardini Nazionali, un parco cittadino colmo di pappagalli scappati dalla cattività e diventati enormi. Ci sono anche pagode in fiore e resti di antichi mosaici.

ASFA (Accademia di belle arti di Atene)
Nel film di Rosalind Nashashibi Vivian's Garden (2017) l'artista Vivian Suter è ripresa mentre dipinge nella giungla, con la madre Elisabeth Wild che crea collage ritagliando i giornali patinati nel cottage che dividono a Panajachel, in Guatemala. Elisabeth discende da una famiglia ebrea che è fuggita in Argentina per scappare al regime nazista austriaco, dove è nata la figlia Vivian ma che hanno dovuto lasciare per ragioni politiche. Ora vivono insieme sulle spiagge del lago Atitlán. Adam Szymczyk eccelle nel raccontare le vite degli artisti quando vuole, e sa trasmettere allo spettatore i legami che li uniscono: l'ultima fatica di Nashashibi, artista palestinese-britannico nato a Croydon, è stata la creazione di un film che narra la relazione di altri due artisti; e inoltre il catalogo di Suter è stato scritto da un altro artista presente nello show, Moyra Davey.

Mentre siete lì…
Tra le colline di Filopappou, anche conosciute come colline delle muse, si trova un piccolo padiglione che ospita un insieme di collage di Wild, Fantasias (2016-17), presentato accanto alla colorata serie di tele senza cornice di Suter, Nisyros (2016), che accolgono il visitatore all'esterno, soffiando nel vento. Sembra un elogio per un mondo ormai perduto. I collage di Wild fanno pensare a visioni luminose e ottimiste del futuro nel passato, mentre Suter unisce pittura a ceneri vulcaniche, elementi botanici e microorganismi dal Guatemala (non abbiamo idea di come si facciano passare queste robe alla dogana), permettendo alla natura di fare il resto e trasformare l'arte in magia. La luce del sole filtra pigra tra il tetto di foglie, e dietro il padiglione si trova un prato in fiore ricco di piante selvatiche e farfalle.

EMST (Museo d'arte contemporanea di Atene)
Nel suo film Interstices (2001-03) Terre Thaemlitz, produttrice e artista trans statunitense, mostra allo spettatore video di coppie che si baciano mischiate con discussioni su procedure di riassegnamento del sesso e un coro sognante, "There was a boy, there was a girl" — c'era un ragazzo, c'era una ragazza — l'argomento è serio, ma viene presentato con tutta la joie de vivre che fa tanto MTV 2001 all'alba del nuovo millennio e dell'era internet. È bello. Thaemlitz sembra avere un problema con tutto, ed è anche stata criticata durante un simposio alla Tate Modern nel 2013 proprio per questa sua visione problematica di ciò che la circonda. E ha risposto così: "enfatizzo il bisogno di strategie di negatività in reazione al clima culturale d'ottimismo imposto, e l'esperienza di trovarmi con pochissimi strumenti per discutere, figuriamoci agire, altrimenti."

Mentre siete lì…
La terrazza dell'EMST è un buon posto per guardare il sole tramontare sul Mediterraneo, ma l'Areopagus è ancora meglio: un'enorme, larga sporgenza in roccia marmorea accanto all'Acropoli che offre ampi scorci sulla città. Lì, troverete gente che si diverte bevendo una birra e fumando sotto le luci del Partenone. L'Areopagus è anche il luogo in cui nell'antichità si tenevano i processi, come quello alla cortigiana Phryne, che nel quarto secolo a.C. fu accusata di profanità e difesa da una delle sue amanti, l'oratrice Hypereides. Quando le cose hanno iniziato ad andare male, Hypereides si è tolta il mantello così che i giudici potessero vedere il suo seno, e tanta bellezza quasi divina ha commosso la giuria, convincendola ad assolvere Phryne. Che epoca emozionante.

Museo Benaki
La provocante installazione dell'artista israeliana Roee Rosen, Live and Die as Eva Braun (Hitler's Mistress, In the Berlin Bunker and Beyond: An Illustrated Proposal for a Virtual Reality Scenario, Not to Be Realized) (1995-97) — Vivi e Muori come Eva Braun (Amante di Hitler, nel Bunker di Berlino e Oltre: una Proposta Illustrata per uno Scenario di Realtà Virtuale, da non Essere Realizzato) — comprende una serie di testi stampati e illustrazioni d'accompagnamento sulle quali siamo incoraggiati a immaginare come ci sentiremmo a essere Eva Braun, o una finzione sessuale particolarmente assurda di Eva Braun. Rivolgendosi a noi con schiettezza, il testo richiede che lo spettatore rifletta, seducendoci per portarci a riflettere su scenari oscuri come "è una gloriosa notte del 1939 quando lui ti chiede scherzosamente di poterti guardare mentre urini, come volesse ricordare la facile invasione della Polonia con un gesto d'onnipotenza, lo scintillio della perversione misurata."

Adam Szymczyk tratta gli estremismi politici da un'angolazione sorprendentemente poco comune, e la sua dOCUMENTA prevede due intere sale dedicate all'erotismo nazista: la fantasia sessuale di Eva Braun della Rosen e nell'EMST, il progetto The Greek Way dell'artista polacco-americano Piotr Uklański, che trae il nome da un vecchio eufemismo sull'omosessualità e include una serie di fotogrammi omoerotici tratti dal film di propaganda nazista Olympia (1936-38).

Quando avete finito…
Se volete seguire "the Greek way" senza riferimenti fascisti, l'Alexander nel quartiere Gazi è una sauna gay che si espande su quattro piani e prevede feste, un labirinto, stanze in cui giocare con la schiuma, "celle di detenzione" e altri divertissement simili. Un mio amico londinese mi dice che lì in settimana si può stare fino alle 2 di notte (le 7 del mattino nel weekend) e fare ottimo sesso con sconosciuti; dice che sta pensando di allungare il suo viaggio, e non perché dOCUMENTA lo attrae moltissimo. 

Crediti


Testo Dean Kissick
Immagini su gentile concessione di dOCUMENTA