ma serve davvero una laurea in fashion design per lavorare nella moda?

Tra i grandi nomi dell'industria c'è chi si è laureato a pieni voti in fashion design, ma anche chi all'università non ci è mai andato. Un'analisi di ciò che serve davvero per farcela nel mondo della moda.

di Elizabeth Gregory
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18 ottobre 2018, 5:30am

Cosa devo studiare se voglio lavorare nella moda? È una domanda che in molti ci siamo fatti, ma spesso la risposta varia in base all'interlocutore.

Scegliere un corso di laurea è difficile, data la vastità sterminata di offerte proposte dagli atenei. Cosa fai se ti piace la mitologia greca tanto quanto la fotografia, la narrativa gotica quanto la moda, e la teoria femminista quanto l'arte? Come scegli il piano di studi che meglio si sposa con i tuoi interessi? E se vuoi lavorare nel fashion business, quali sono le università migliori da avere in curriculum?

Prima quello che non volete sentirvi dire: non c'è un percorso semplice e universalmente valido per entrare con sicurezza in questa industria una volta indossata la corona d'alloro. Spesso, ciò che imparate durante stage ed esperienze lavorative vale tanto quanto le informazioni apprese in aula, e le persone che vi faranno conoscere i vostri futuri datori di lavoro potrete sì incontrarle in università, ma anche al vernissage che inaugura una mostra di un fotografo sconosciuto. Tuttavia, perseguire una carriera nella moda senza aver trascorso del tempo in un'accademia di moda sarà difficile.

Conforta però sapere che i leader di questo settore provengono da una miriade di ambienti professionali e accademici diversi, che li hanno comunque portati al successo.

In linea generale, chi scrive di moda ha nella maggior parte dei casi una laurea, e spesso ha scelto di occuparsi di questo settore perché più leggero della politica estera, salvo poi essersene innamorato per le ragioni più disparate. Un esempio: Cathy Horyn, ex Chief Fashion Critic del The New York Times.

Alcuni editor, come l'indimenticata e indimenticabile Franca Sozzani, all'università si interessavano di letteratura e filosofia. L'ex Editor-in-chief del British Vogue, Alexandra Shulman, ha studiato antropologia sociale, lavorato per un'etichetta discografica indipendente e solo successivamente scelto un percorso nel giornalismo di moda. Altri hanno invece lasciato la scuola a 16 anni, ad esempio Lorraine Candy del The Sunday Times’ Style, che ha iniziato la sua carriera professionale quando ancora era un'adolescente, e David James, che è stato Direttore Creativo di AnOther Magazine, ma in precedenza ha lavorato a lungo in un'agenzia di design di Edimburgo.

"È il duro lavoro, come in ogni altro campo, a definire il successo dei leader del settore, più che il loro background. Un ruolo importante lo giocano anche lo spirito imprenditoriale, la passione e la volontà di cogliere al volo le opportunità che si presentano."

Non c'è una regola universalmente valida, insomma. Edward Enninful ha iniziato la sua carriera come stylist, così come Carine Roitfeld e Katie Grand.

Chi sta ai vertici dell'industria della moda, spesso ha un passato nell'economia. Prendiamo Alison Loehnis, President-In-Season di Net-a-Porter, che prima di trasferirsi in LVMH ha lavorato per l'agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi, ma anche per Disney. Ancora una volta, non ci sono regole prestabilite: la fondatrice stessa di Net-a-Porter, Natalie Massenet, ha iniziato come giornalista al Women's Wear Daily e poi al Tatler, prima di lanciare il suo e-commerce nel 2000. Parlando con i-D alcuni anni fa, Natalie ha sottolineato proprio l'importanza di abbracciare il cambiamento: "Erano i giorni dell'incertezza, quando non riuscivamo a capire come sfruttare le nuove tecnologie a nostro favore. Nell'angolo del nostro ufficio di Tatler c'era un PC, e tutti guardavamo a internet come a un'enorme bestia spaventosa."

Ronojoy Dam, Creative Brand Director presso Farfetch ed ex Direttore Creativo del gruppo Dazed Media, è una di quelle persone che ha alle sue spalle un percorso tortuoso, prima come lettore a Cambridge, poi come Strategist presso Bartle Bogle Hegarty, e in terza battuta in casa Dazed. "Mentre percorrevo la mia strada, credo di essere caduto molte volte. Sono uscito dall'università senza avere idea di cosa avrei fatto dopo, e ho passato un anno abbondante nei centri per l'impiego, facendo lavori saltuari, uscendo e perdendomi, semplicemente," racconta. Non ha mai desiderato avere una laurea in fashion design o affini, ma "Ho sempre lavorato duro. Credo sinceramente che oggi sui giovani venga esercitata una pressione maggiore che in passato. Il mondo del lavoro è più competitivo, il che porta in alcuni casi a creare aspettative non realistiche, perdendo di vista l'etica del lavoro."

È il duro lavoro, come in ogni altro campo, a definire il successo dei leader del settore, più che il loro background. Un ruolo importante lo giocano anche lo spirito imprenditoriale, la passione e la volontà di cogliere al volo le opportunità che si presentano. Lulu Kennedy, ad esempio, organizzava rave prima di fondare Fashion East nel 2000, sottolineando come anche questo progetto all'inizio non fosse altro che un divertissement, e che sicuramente "non mi ci strappavo i capelli." Eppure, la sua passione lo ha trasformato in uno degli eventi più interessanti della Fashion Week di Londra.

Rosh Mahtani, fondatore del marchio di gioielli Alighieri, quest'anno è entrato a far parte della lista di Forbes dei 30 Under 30, e si dichiara d'accordo con questa formula: "Consiglio a tutti di studiare ciò che davvero li emoziona, che si tratti di astrologia o storia dell'arte, poco importa: se ti dà un brivido, è il corso giusto, perché si trasformerà nella base culturale che ti distinguerà da tutti gli altri." Mahtani, infatti, ha costruito il suo marchio attorno alla Divina Commedia di Dante, ispirandosi a uno dei Canti nella creazione di ogni singolo accessorio. "Non avevo idea di cosa volessi fare. Sapevo solo che volevo raccontare una storia attraverso la scrittura, la fotografia e gli oggetti. Volevo trovare un'intersezione tra letteratura, viaggi e moda."

"La mia mancanza di istruzione nel settore della moda mi ha reso molto ingenuo, non appena arrivato. Ho fatto ogni genere di errori, compresi quelli che alla fine hanno portato al successo di questa azienda."

Da questa analisi emerge chiaramente che coloro che si sono avvicinati alla moda arrivando da altri ambienti, spesso considerano i loro background determinanti. Il che è incoraggiante, perché sono questi stessi leader a scrivere il futuro dell'industria, e lo fanno da prospettive uniche, avendo ben presenti i loro percorsi e cogliendo l'importanza della diversità all'interno della comunità creativa dell'industria della moda.

Sono certa di essere stata scelta per scrivere questo pezzo perché questo pezzo è perfetto per me: sono una nerd laureata in storia che è ossessionata dalla moda sin da quando ha 13 anni. Una sorta di estranea che ora è anche insider di questo campo, ma che comunque ritiene fondamentale aver fatto un percorso diverso

Chris Morton, il fondatore di Lyst, è grato della sua laurea e Master in Scienze Naturali, ma anche del suo passato come primo investitore di Benchmark Capital e Balderton Capital, e dice a questo proposito: "La mia mancanza di istruzione in ambito moda mi ha reso molto ingenuo quando sono arrivato da Lyst. Ho fatto ogni genere di errori, compresi quelli che alla fine hanno portato al successo di questa azienda."

E Mahtani è della stessa idea: "Sono molto contento di aver studiato lingua e letteratura francese e italiana all'università, perché sono i testi di Alighieri e il tempo passato sulle loro orme in giro per l'Italia oggi ispirano il mio universo creativo. Le mie mancanze hanno fatto sì che mi rivolgessi a stampa e grossisti in modo umano, forse ingenuo, permettendomi contemporaneamente di non preoccuparmi troppo se le mie creazioni fossero vendibili e spingendomi invece a concentrarmi su ciò che davvero mi emozionava. L'imperfezione del mio brand—e l'assenza da parte mia di un'istruzione formale in ambito moda— è probabilmente ciò che lo distingue da tutti gli altri, rendendolo facilmente riconoscibile"

Sebbene il percorso di ognuno sia diverso, fa comunqque bene leggere storie di successo in cui ci si possa rispecchiare. Per me, sono persone come Morton, Mahtani, Andrew Bolton e Cathy Horyn. Per te potrebbe essere Lev Tanju, Isamaya Ffrench, Penny Martin o Anaita Shroff Adajania. In ogni caso, che tu abbia studiato moda all'università o meno, il successo nel settore della moda sembra essere avere le sue radici nel duro lavoro, nella sincerità e nella passione che ci metti, perché è questo che alla fine salta fuori.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

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