tutto quello che possiamo svelarvi sulla mostra del met: heavenly bodies

Amen.

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mag 7 2018, 1:12pm

Nel novembre del 2005 il settimanale Newsweek aveva proclamato “The Pope Wears Prada”, descrivendo le sofisticate preferenze sartoriali dell’appena eletto Benedetto XVI. E anche se oggi il nuovo pontefice rappresenta, al contrario del precedente, un esempio di morigeratezza e sobrietà di costumi, il profondo vincolo che lega religione cattolica e storia della moda persiste.

“Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination”, la nuova e gigantesca exhibition al Metropolitan Museum di New York, apre i battenti il 10 maggio e promette già grandi cose. È la più ampia mai tenuta al Met (occuperà gran parte del museo e per la prima volta, in sede distaccata, i Chiostri medioevali). È frutto di una collaborazione ufficiale tra il Met, la maison Versace e la Santa Sede (how cool is that?) che ha prestato accessori e vestimenti da cerimonia mai esposti al di fuori delle mura vaticane, e affronta quel ‘nervosismo di fondo’ - dalle parole del curatore Andrew Bolton - nel trattare un tema delicato come il rapporto tra religione, arte ed estetica, e abbigliamento.

A connettere sacro e abbigliamento nel corso della storia della moda ci hanno pensato in tanti. L’iconografia cattolica ha a lungo ispirato designer come Coco Chanel o John Galliano, Gianni Versace e Dolce & Gabbana. Una certa attitudine monacale ha per esempio influenzato il lavoro di Pierpaolo Piccioli da Valentino o quello di Cristobal Balenciaga. D’altra parte oltre duemila anni di Cattolicesimo hanno prodotto i risultati ottenuti e l’immaginazione del sacro combacia con quella del profano.

Dall’abito da ballo bianco con ali e aureola di Dior by John Galliano alle presenze angeliche di Thierry Mugler e Rodarte, dal taffeta monacale di Balenciaga alle spose gitane di Christian Lacroix, quello che si forma quest’anno lungo i corridoi del Met è un vero e proprio conclave laico. Tutto questo associato agli oggetti cerimoniali di due millenni di pontificato: tiare, croci bizantine, mosaici e ritratti rinascimentali.

Lo scopo e la speranza principale? Secondo Andrew Bolton e Anna Wintour è quella di trovare un compromesso tra credenti e non credenti, una sorta di punto d’incontro nella bellezza. Anche perchè, continua Bolton, parlare di estetica e religione è sempre difficile e spesso si rischia di danneggiare entrambe le parti. Dire che la bellezza è trascendentale rispetto a qualunque tema si tratti forse è scontato, ma potete sostenere il contrario? Con i tempi che corrono poi.

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