Fotografia di Nedda Afsari

queste foto raccontano il lato nascosto del bdsm

Dominatore e sottomesso, sottomesso e dominatore: non sempre le cose sono così facili come sembrano.

di Alexandra Weiss
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27 marzo 2018, 10:12am

Fotografia di Nedda Afsari

A Nedda Afsari non interessa solo il risultato finale dell'atto fotografico, ma il processo creativo che porta a tale risultato. Con lo pseudonimo di Muted Fawn, Nedda immortala amici e muse mentre indossano abiti del mondo BDSM. L'obiettivo? Raccontare le dinamiche di potere sconosciute al mondo mainstream, quello del sesso alla vaniglia. E parlare quindi di potere della fotografa stessa sui soggetti, dei soggetti sulla fotografa, del dominatore sul sottomesso e del sottomesso sul dominatore. I meccanismi di controllo che regolano l'universo fetish possono sembrare ovvi, ma le immagini di Nedda riescono ad andare oltre, raccontandone sfaccettature a prima vista impossibili da notare.

Crescendo in Iran, dove i suoi "CD dei Nirvana e dei Nine Inch Nails erano considerati merce di contrabbando," Nedda ha sempre avuto ben chiaro il significato di parole come confine, limite, regole e leggi. La carriera come fotografa è iniziata dopo il trasferimento a Los Angeles e i vagabondaggi per gli Stati Uniti durante il tour del suo fidanzato. È in quel periodo che Nedda è resa conto che la sua passione non si limitava a scattare, ma andava oltre, verso le connessioni umane che questa professione permette di instaurare. "La fotografia mi ha permesso di creare relazioni profonde e conoscere meglio anche me stessa," ci spiega Nedda. "Io e il soggetto sappiamo cosa sta succedendo e cosa vogliamo comunicare attraverso il nostro lavoro. Non c'è alcun bisogno di parole per farlo."

Da allora, Nedda ha iniziato a lavorare al suo primo libro; e alla sua realizzazione hanno collaborato anche artisti del calibro di Chelsea Wolfe e St. Vincent. Chiamato UNMUTED, questo volume raccoglie immagini che parlano di sessualità e identità, di vulnerabilità e debolezze, di catene e legami indissolubili. "Mi piace mettere in primo piano lati che nella loro vita quotidiana i miei soggetti tendono invece a nascondere," prosegue Nedda.

Come descriveresti il tuo stile?
All'interno del mio lavoro incanalo le visioni del mio subconscio, le mie paure e i miei desideri. Mi piace catturare e analizzare le dicotomie, le linee tra fantasia e realtà, tra mascolinità e femminilità, tra luce e oscurità, sempre cercando di dare vita a una narrazione vera e propria. A volte un'immagine può essere sognante e terrificante insieme, precisa e caotica, d'impatto ed eterea.

Lavori come fotografa da quando hai 26 anni. Come si è evoluta la tua estetica nel corso del tempo?
Quando ho iniziato a fotografare, facevo tutto in modo più approssimativo. Scattavo per raggiungere la bellezza, oppure per immortalare oggetti e persone che mi interessavano, per fermare un momento nel tempo. Ma oggi è la storia dietro uno shooting a catturare tutta la mia attenzione. Uso ancora la stessa macchina fotografica e anche la mia tecnica non è cambiata, ma tutto il resto sì.

Fotografi principalmente donne. Definiresti il tuo lavoro femminista?
Il mio lavoro ha a che fare con l'introspezione. Nel tempo, ho capito che è più semplice per me raccontare le mie emozioni quando davanti all'obiettivo c'è una donna. Ma non definirei il mio lavoro femminista, anche se alcuni potrebbero considerarlo tale. Semplicemente, non mi sento in diritto di dire all'osservatore come dovrebbe percepire il mio lavoro, se empowering o degradante, se positivo o inquietantemente cupo. Il mio lavoro è aperto alle interpretazioni e io sono solo un essere umano che tenta di comunicare qualcosa attraverso la fotografia.

Fotografare donne in scenari dalla forte connotazione sessuale è un modo per esplorare i limiti della sessualità femminile?
Non tutto ha un significato. Non tutto è una metafora. Ci sono scatti che sono stati realizzati in momenti privi di qualunque energia sessuale. I temi che io e i miei soggetti esploriamo sono spesso dolorosi; non hanno nulla a che fare con il sesso. Se vogliamo trovare un fil rouge all'interno del mio lavoro, la lente giusta è quella delle relazioni di potere.

Se potessi collaborare con una persona in particolare, chi sarebbe?
Madonna.

Come credi che la situazione politica attuale abbia influenzato la tua pratica artistica?
Voglio mie foto siano un luogo sicuro in cui l'osservatore può esplorare nati nascosti di se stesso. Credo che la sessualità umana sia un argomento fondamentale nella definizione degli equilibri tra uomo e donna. In quanto artista, il mio ruolo è quello di riscrivere scenari stereotipati e creare lo spazio necessario all'avvio di nuove conversazioni.

Quali regole si devono seguire in un sex club bdsm? Come ci si avvicina agli ambienti fetish? Leather anche nella vita comune? A rispondere a queste domande è un feticista italiano:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D US.

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