Hannah Black, Bonaventure & Ebba Fransén Waldhör, NXIETIN, 2018. Performance held on the occasion of the exhibition ANXIETINA at Centre d’Art Contemporain Genève, 2018. Courtesy of the artists. Photo: Charlotte Krieger

hannah black non è un'artista, è una supereroina contemporanea

La forza di questa scrittrice, performer e artista? Interessarsi a tutto, specialmente a ciò che disgusta e repelle. Finché non diventa di moda, ovvio.

di Marco Tagliafierro
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27 aprile 2018, 10:11am

Hannah Black, Bonaventure & Ebba Fransén Waldhör, NXIETIN, 2018. Performance held on the occasion of the exhibition ANXIETINA at Centre d’Art Contemporain Genève, 2018. Courtesy of the artists. Photo: Charlotte Krieger

Energia vitale nonostante tutto. Hannah Black è scrittrice ed artista visiva. Hannah Black agisce sui detriti del quotidiano, opera sulle paure della porta accanto. Hannah è la forza primordiale che si annida soprattutto nella natura femminile. È una forza generatrice, un vento che spazza e trasforma quello che incontra. Il suo è un brutale ottimismo. Associa frammenti autobiografici e convinzioni popolari per esplorare la questione della razza, dell'appartenenza sociale, ascoltando sia l'esperienza individuale, sia le visioni sociali più ampie. È un radar ad ampio spettro, non le sfugge niente e a noi arriva come un acquazzone, una sveglia che non si spegne.

Hannah Black, Bonaventure & Ebba Fransén Waldhör, NXIETIN, 2018. Performance held on the occasion of the exhibition ANXIETINA at Centre d’Art Contemporain Genève, 2018. Courtesy of the artists. Photo: Charlotte Krieger

La sua arte denuncia il vicolo cieco nel quale è precipitata l’autocoscienza del proletariato, è l'apice dell'ansia in loop: i monitor presenti in ANXIETINA—progetto speciale commissionatole dal Centro d’Arte Contemporanea di Ginevra—sono bloccati, non c’è apparentemente nessun back-up possibile, neanche dei soli dati veramente importanti. Niente Smart Switch, nessun unwipe. Come in un videogioco, Hannah si muove all’interno di un labirinto di mura molli e rigide al tempo stesso. Mura di gomma, attraverso le quali nulla può passare. Sono mura progettate per gli addestramenti militari, ma a usarle è anche il corpo della polizia. Intanto, Hannah scandisce parole che cadono come pietre, lei è determinata, sembra una rapper di altri tempi; impassibile nella sua postura, non molla.

Hannah Black, Bonaventure & Ebba Fransén Waldhör, NXIETIN, 2018. Performance held on the occasion of the exhibition ANXIETINA at Centre d’Art Contemporain Genève, 2018. Courtesy of the artists. Photo: Charlotte Krieger

ANXIETINA è la somma di NXIETIN e A-------A. NXIETIN è l'ultima collaborazione, in ordine cronologico, tra Hannah Black, Ebba Fransén Waldhör e Soraya Lutangu (Bonaventure), centrata sull’idea di un supereroe chiamato ANXIETINA, il cui superpotere è proprio un'ansia che però agisce a suo favore e della collettività. ANXIETINA è in equilibrio, non si può dire ambigua, diciamo che non è né un nemico né un alleato, veicola sia l’idea della minaccia, sia quella del desiderio. Le precedenti azioni e interazioni—al MoMA PS1 a New York, al Chisenhalle, e ancora all’ICA di Londra—hanno visto ANXIETINA muoversi attraverso una specie di apocalisse quotidiana che enfatizza come l'esistenza sociale collettiva sia internamente frammentata e costantemente (oltre che periodicamente) interrotta; il suo disturbo non stop è la sua forma di continuità.

Hannah Black, Beginning, End, None, 2017. Exhibition view of ANXIETINA by Hannah Black, Bonaventure & Ebba Fransén Waldhör at Centre d’Art Contemporain Genève, 2018. Courtesy of the artists. Photo: Charlotte Krieger

A Ginevra Hannah ha fuso insieme questo paradosso portando avanti le contrapposte polarità, insieme. E così ANXIETINA marca i confini del disastro domestico, mentre A-----A è invece una combinazione di lavori degli artisti coinvolti, tra i quali spiccano i lavori tessili di Ebba Fransén Waldhör e i manifesti di Hannah Black, composti da frammenti di precedenti testi di performance e disintegrazioni della sua recente mostra personale, consistente in una porzione di copie triturate di The Situation. Si tratta di un testo scritto collettivamente, prodotto da trascrizioni di conversazioni con amici e successivamente censurato per "proteggere le persone dalla loro stessa banalità" (sostiene Ciaran Finlayson).

Hannah Black, The Situation, 2017 & Transitional Objects, 2017. Exhibition view of ANXIETINA by Hannah Black, Bonaventure & Ebba Fransén Waldhör at Centre d’Art Contemporain Genève, 2018. Courtesy of the artists. Photo: Charlotte Krieger

In un'epoca e in una cultura in cui l'iconografia femminile viene ancora, in parte, determinata dagli uomini, il supereroe è una supereroina fatta di auto-sabotaggio e forza propulsiva. Un freddo matrimonio tra tecnologia e umanità. Il libro The Situation fornisce quindi non solo i materiali di lettura, ma anche la sostanza letterale per il suo soggetto (oggetti transizionali): i libri sono all'interno di orsacchiotti. Il volume è poi composto da copertine trascritte su "la situazione", situazione in cui oggi ci troviamo tutti, oltre che trasformazione in esperienza attraverso la digestione o le distruzioni (rappresentate dai distruggi documenti), e quindi rinnovata produzione di nuove situazioni ed esperienze.

Hannah Black, Bonaventure & Ebba Fransén Waldhör, NXIETIN, 2018. Performance held on the occasion of the exhibition ANXIETINA at Centre d'Art Contemporain Genève, 2018. Courtesy of the artists. Photo: Charlotte Krieger

Ma Hannah Black realizza anche video e oggetti. Hannah Black disegna e parla. Tratta di sesso, razza, classe, sessualità, amore ma, soprattutto, ci spinge nei nostri sé incarnati, vicini a questi costrutti. Definire veramente il percorso di Hannah Black è un affare non poco arduo. Qual è veramente il punto? Black dà peso ai corpi e a ciò che contengono. Anche i suoi tweet hanno lo stesso impatto di pugni ben sferrati—pugni che si attivano per far schioccare la pelle. Aprono ferite viventi, oppure queste sberle osano semplicemente toccarle, le ferite. Qualunque cosa può essere degna dell'attenzione di Hannah, specialmente tutto ciò che disgustiamo. O almeno, fino a che anche noi cominciamo ad interessarcene.

Morte inutile, vita inutile. Per Hannah Black non spetta a noi determinare cosa è necessario!

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I modi in cui gli artisti affrontano la contemporaneità sono infiniti. Il pittore statunitente Nate Lowman, ad esempio, unisce enormi fiori a fucili e semiautomatiche per raccontare le contraddizioni del suo paese. Qui trovi la nostra intervista:

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