"questa è la vera america, non quella di trump"

Oltre 200 foto per raccontare il volto diverso, reale e multietnico degli Stati Uniti oggi.

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ago 10 2018, 7:00am

Prima di arrivare a New York, l'idea che Marie Tomanova aveva degli Stati Uniti era modellata su quanto vedeva in Sex & The City. La sua migliore amica le aveva prestato i DVD di questa serie tv americana in cui quattro donne di Manhattan sembrano passare le giornate bevendo Mimosa e facendo shopping, e ovviamente ne è rimasta affascinata.

Poi Marie negli Stati Uniti ci è andata davvero, per fare la ragazza alla pari. E ha scoperto che la realtà era distante anni luce da quello che raccontavano Carrie e amiche.

Dalla star di i-D Jazzelle agli studenti che frequentano i vernissage d'arte, nella serie Young American Marie ha raccolto oltre 200 ritratti della comunità creativa di New York. Scattati nella sua stanza da letto, nei bagni dei pub, in discoteca e per strada, questi scatti documentano l'America di oggi, raccontando cosa significa essere giovani nell'epoca di Trump.

"Io stessa ho scoperto attraverso questo progetto cosa significa davvero essere americani," ci ha detto la fotografa. "Le cose sono andate in modo piuttosto diverso da ciò che mi ero immaginata all'inizio, perché mi sono trovata di fronte alla vera America, non a quella che racconta il Presidente." Del resto, il vero significato dell'American Dream non sta nelle politiche di governo, ma nel modo in cui i cittadini agiscono.

Cosa pensavi dell'America, prima di trasferirti qui?
A 16 anni ero ossessionata da Sex & The City. La cugina della mia migliore amica ci spediva tutti i DVD, ne andavo pazza. Pensavo che Manhattan rispecchiasse la vita in tutti gli Stati Uniti, poi sono arrivata in North Carolina e mi sono accorta che non è così, affatto. All'inizio era tutto un po' confuso e incasinato.

Cosa ti ha ispirato per la tua serie fotografica Young Americans?
Io sono un'immigrata, e credo che tutto sia iniziato proprio per questo motivo. Fotografo persone in cui mi rispecchio, perché questa è l'America che amo e che voglio rappresentare. I giovani che ho immortalato non hanno paura di farsi avanti e lottare per le cause a cui tengono, che si tratti delle leggi su vendita e possesso di armi, o del movimento #MeToo. Non lasciano che l'opinione pubblica si dimentichi di questi temi e si danno da fare per cambiare le cose.

Come sei riuscita a creare legami emotivi così forti con i tuoi soggetti?
Ho fatto scouting a eventi, su Instagram e passando al vaglio tutti gli amici dei miei amici. Durante gli shooting passavo molto tempo a chiacchierare con loro, scattando per forse un terzo del tempo complessivo. Mi piace moltissimo ascoltare le storie personali degli altri e i loro sogni per il futuro. Molti dei soggetti si sono aperti tantissimo con me, mi hanno lasciato entrare nella loro intimità e credo questo si noti guardando le mie foto.

Quanto c'è di te in ognuno di questi ritratti?
Ho lasciato la mia patria per trasferirmi dall'altra parte del mondo, ma alla fine sono sempre la stessa persona. Ho avuto spesso l'impressione di aver perso la bussola, di non sapere più chi fossi davvero. Poi ho capito che ognuno di noi può avere più di una storia. Gli autoritratti mi hanno aiutato moltissimo in questo senso, perché osservandomi ho capito meglio chi sono, ho imparato un sacco di cose su di me che prima neanche notavo.


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Ancora New York, ancora giovani, ancora foto bellissime:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D US.