Tutte le immagini su gentile concessione dell'artista.

la nuova fotografia gay, erotica e surrealista

Anche gomiti, gambe incrociate e polsi possono essere sexy, molto. E gli scatti di Kostis Fokas ne sono la prova concreta.

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lug 24 2018, 11:02am

Tutte le immagini su gentile concessione dell'artista.

Stiamo ridefinendo gli elementi che rendono un uomo sexy. La sessualità maschile si sta facendo più inclusiva, andando ad abbracciare forme più morbide, queer e diverse di uomo. Fino a pochi anni fa, un Troye Sivan che indossa abiti haute couture da donna e che riesce comunque a guadagnarsi legioni di fan adolescenti sarebbe stato impensabile. Intanto, anche i gomiti stanno diventando sexy.

Il fotografo ateniese Kostis Fokas sta partecipando a questo cambiamento epocale dimostrandoci visivamente che capezzoli, tricipiti e cazzi (perdonate la volgarità) non sono le sole parti interessanti del corpo maschile. La sua lente cattura un'energia confusa, ma terribilmente attraente e sensuale, di gomiti, gambe incrociate e polsi. C'è una testa affossata in un paio di pantaloncini che sembra insieme una scena di sesso e un tumore maligno che fuoriesce dal corpo del soggetto. "Non immortalo la bellezza nel modo tipico della fotografia di moda," mi spiega Kostis quando gli chiedo com'è vedere la sua visione sempre più accettata (e copiata) nel mondo editoriale. "Il mio lavoro è molto personale, riflette quello che provo, le mie esperienze e ciò che sento di voler condividere. C'è un obiettivo dietro queste immagini, non voglio vendere aria fritta."

Il goal di cui Kostis parla è fotografare soggetti che non si sentono condizionati dalle norme sociali, specie quando si tratta di nudità, mi spiega. Un po' come se volesse portare nel mondo mainstream quell'estetica estremamente specifica che gli uomini queer trovano sexy. Perché il mondo che accetta l'identità queer e il mondo che accetta la sessualità queer sono due cose molto diverse.

Qual è la parte del corpo umano che più ami scattare?
Ciò che più mi intriga del corpo sono le mani, per la loro espressività, e le gambe, per la loro dinamicità. Infatti, sono spesso al centro dei miei scatti. Comunque, la mia parte preferita in assoluto, che è anche quella che trovo più erotica, sono gli occhi.

Ciò che mi intriga del tuo lavoro è il modo in cui riesci a rendere anche le cose più inaspettate estremamente erotiche, come un uomo che affonda il viso in un'ascella, o un gomito. Come approcci la sessualità?
La sessualità non è l'unico oggetto del mio lavoro. I corpi nudi che si vedono nelle mie immagini non vogliono sedurre l'osservatore. La mia intenzione è piuttosto quella di creare un dialogo tra l'occhio di chi guarda e gli altri quattro sensi. Proprio come succede quando ci si innamora. Attraverso quello che faccio ho la possibilità di creare un discorso personale sul godimento. La mia lente si concentra su polpastrelli che smaniano per toccare un corpo, scoprendo che non tutto si riduce a carne e corpi.

Perché queste contorsioni e angoli surreali dominano i tuoi scatti?
"Esplorazione" è il termine corretto per descrivere il mio lavoro e le mie intenzioni. Ciò che cerco di esplorare è la mia sconfinata ammirazione per il corpo umano, ma anche la curiosità, la bellezza, la bruttezza, la diversità e qualunque altra cosa i nostri arti esprimano spontaneamente.

Le persone sono più sincere quando sono nude—si avvicinano alla loro vera essenza, perché riescono a nascondersi dietro ad abiti e accessori.

Come sei arrivato a questo approccio così unico al nudo?
Cerco di creare relazioni profonde con le persone, e credo che fotografare me sesso per lungo tempo sia stato un modo per avvicinarmi a me stesso. Nel 2013 ho iniziato a scattare autoritratti per superare alcuni tabù e ostacoli che mi impedivano di essere la persona che volevo essere. Lentamente ho trovato la forza di parlare anche di temi che prima avrei evitato, finché non mi sono trovato ad accettarmi per quello che sono.

Che ruolo ha la mascolinità nel tuo lavoro?
La mascolinità mi attrae, ma cerco di fotografare anche uomini femminili. La fotografia gay per molti anni è stata indissolubilmente legata alla mascolinità, ma oggi questo schema sta iniziando a cambiare, e io voglio far parte della rivoluzione.

Come ti sei avvicinato alla fotografia?
Erano gli anni '90 e spendevo tutti i miei soldi in magazine come i-D e The Face. Ho iniziato ad amare la fotografia perché la percepivo come una rivoluzione culturale che si propagava per immagini. Il lavoro iper-sessualizzato di Terry Richardson è stato il mio primo amore, poi c'è stato il bianco e nero di Herb Ritts e l'innovazione visiva di Wolfgang Tillmans. Ci vedevo qualcosa di eroico. Così ho deciso di studiare fotografia, perché volevo essere come loro. Comunque, l'evento che davvero ha cambiato tutto è avvenuto dopo, quando ho iniziato a scoprirmi attraverso la mia stessa macchina fotografica.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri?
Se sono alla ricerca di nuovi stimoli mi piace tornare indietro nel tempo. Più precisamente, apro un libro di storia dell'arte e solitamente mi concentro su Surrealismo e Dadaismo. Erano spiriti liberi la cui pratica artistica rifiutava qualunque categorizzazione, logica o limite. Mi ha sempre affascinato immaginarmi come un membro di quelle correnti che oggi chiamiamo d'avanguardia. Artisti come Man Rey e Andre Breton sono sempre stati una grande fonte d'ispirazione e motivazione per me, come anche Guy Bourdin e Martin Parr, che considero i miei eroi dal punto di vista fotografico.

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Altro fotografo che sfida la mascolinità standard:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D US.