quanto conta l’anarchia nell’arte? ne parliamo con i gelitin

Torna in Italia, alla Fondazione Prada di Milano, l’irriverente gruppo di artisti austriaci Gelitin.

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ott 27 2017, 11:27am

È una mattina di metà ottobre e Milano è avvolta da una densa nebbia. Tutto è grigio, fa piuttosto freddo, la torre dorata della Fondazione Prada spicca dal plumbeo cielo meneghino e io mi dirigo all'interno dell'istituto d'arte per la terza tappa del progetto Slight Agitation. Ad aspettarmi ci sono le irriverenti architetture del collettivo artistico d'Oltralpe Gelitin.

Viene da chiedersi chi sono i Gelitin e cosa sia Slight Agitation. Si tratta di un gruppo formato da quattro artisti austriaci—Wolfgang Gantner, Ali Janka, Florian Reither e Tobias Urban—attivo dal 1993 e con una lunga serie di successi alle spalle, tra cui molteplici partecipazioni alla 49esima Biennale di Venezia e mostre personali a New York, Londra e Hong Kong. Slight Agitation si rifà invece all'espressione "une légère agitation", coniata dal francese Fernand Braudel e oggi utilizzata in riferimento a interventi di artisti diversi selezionati ed esposti presso la Fondazione Prada.

Il progetto presentato dai Gelitin all'interno di Slight Agitation si conferma irriverente già dal titolo POKALYPSEA-APOKALYPSE-OKALYPSEAP, che il curatore Dieter Roelstrate descrive così: "nella storia tripartita di questo lavoro la questione fondamentale è la riflessione sui fondamenti della scultura così come si esprimono nelle tre tradizionali modalità di manifestazione della materia nell'universo conosciuto: lo stato solido (plastilina, polistirolo, legno), liquido (il getto d'acqua ben direzionato dell'arco di trionfo) e gassoso (il fumo di sigaretta, la polvere che si deposita tutt'attorno); o nella logica liquida delle vie di 'transizione' predilette dalla materia: congelamento e scioglimento; condensazione ed evaporazione."

Incuriosita, ho deciso di avvicinarmi a Florian Reither, che all'interno di una delle tre sculture mi ha raccontato com'è nato questo incredibile progetto artistico e alcuni aneddoti che lo riguardano.


Poi introdurmi a questo progetto, le possiamo chiamare sculture?
Sono sculture, sono classiche sculture monumentali. Quella dove siamo seduti ora è Fumame [pronunciato Fumami, ndr] e non siamo sicuri se il termine sia italiano o giapponese. Materialmente, si tratta di un teatro che ospita una performance per una persona sola. La performance consiste nel fumare una sigaretta.

Quindi chiunque può essere un performer in Fumame?
Sì certo, qui dentro sì!

Cosa puoi dirmi invece della struttura?
Si tratta di una scala a chiocciola con dei sedili. Abbiamo fatto in modo che i sedili siano singoli e posizionati in modo che lo spettatore possa guardare la performance, ma anche osservare le altre persone sedute, contemplando inoltre la struttura. L'idea è che ci sia sempre qualcosa che sappia sorprendere.

Forse è un luogo dove le persone si possono incontrare, discutere, in cui cose possono accadere…
Certo! È esattamente questo l'obiettivo.

Ho letto che tutte e tre queste opere si rifanno ad architetture archetipiche dell'arte classica come obelischi e anfiteatri.
Esatto. Quello dove ci troviamo ora, ad esempio, puoi vederlo come un coliseum o anfiteatro; è un teatro classico, una torre di Babele, una sorta di Shakespeare Theatre se vogliamo.

Vero, ho avuto anche io la sensazione di essere dentro allo Shakespeare Theatre, in versione arty però.
Lo è, ma non abbiamo guardato alla pianta dello Shakespeare Theatre in fase di progettazione e realizzazione dell'opera. Solitamente, abbiamo un'idea e poi la mettiamo in pratica, ma solo dopo ci accorgiamo delle somiglianze e ci diciamo "oh, assomiglia a questo o a quello!" Non facciamo ricerca, agiamo in maniera molto istintiva.

Che tipo di materiali avete usato per realizzare Fumame?
Il corrimano e altre parti sono in legno. L'abbiamo fatto arrivare dal Veneto. La moquette viene invece dallo mostra precedente qui in Fondazione Prada, quella Francesco Vezzoli. Altre cose sono state recuperate in giro per Milano; sostanzialmente, sono tutti materiali di riciclo, parti di mobili, e il posacenere è del Bar Basso. L'ha portato direttamente Maurizio, il proprietario, che è venuto qui due giorni fa e ci ha confessato di essere molto felice di far simbolicamente parte dell'esposizione.

Come descriveresti invece le altre due opere?
Al centro c'è un arco di trionfo, che abbiamo scelto in quanto elemento classico solitamente costruito per il popolo. Nel passato, venivano eretti quando si vinceva una guerra, così che l'imperatore ci potesse marciare attraverso con i suoi soldati. Simbolicamente parlando, è una scultura che attraversandola ti incorona, non qualcosa che ti deve impressionare mentre sei fermo lì davanti a contemplarla. Ci devi interagire.

Quindi bisogna attraversarlo?
Mmmh… non è un obbligo ma, se vuoi, lo puoi fare. Rispetto a un monumento che sta lì solo per impressionare chi lo vede, come la statua di un imperatore ad esempio, l'arco è qualcosa fatto per la gente, è una scultura popolare che è lì—anche—per te. Quando lo spettatore ci passa attraverso ne diventa parte integrante. Nel centro vi è poi di una sorta di agorà, La Piazza (lo pronuncia in italiano, ndr), in cui abbiamo ricreato una situazione di vita sociale cittadina.

È un arco di trionfo che definirei contemporaneamente solenne, ma anche divertente.
Sì, è divertente. Negli ultimi giorni, il curatore l'ha definito anti-monumentale. È una scultura, un monumento, un'architettura e un'attitudine. Ah, dimenticavo: c'è poi la terza scultura, che è un igloo.

Direi che è un igloo gigante! Ci si può entrare?
In un certo senso sì, è possibile entrarci, ma non durante la mostra. Se lo compri e lo porti a casa, ecco, allora ci puoi entrare eccome.

Di che materiale è fatto?
È in polistirolo. Per i prossimi vent'anni dovrebbe essere ok, anche se lo tieni all'esterno. Oppure è ottimo se abiti in Arabia Saudita.

Tornando un attimo all'arco di trionfo, puoi raccontarmi qualcosa sui materiali che avete usato?
L'arco di trionfo è in plastilina, quella che usano i bambini per giocare. Non è in bronzo, né quindi solido; è morbido, infantile e ridicolo. Trovo buffo realizzare un'opera d'arte di queste proporzioni in plastilina, che è un materiale molto più simpatico del bronzo.

Avete concepito questi tre lavori perché volete che vengano vissuti, che le persone si fermino e ci passino del tempo?
Penso proprio che lo faranno, perché è davvero un bel luogo in cui stare.

È vero, l'anfiteatro in particolare regala allo spettatore un'idea di confortevolezza.
Qui in Fondazione c'è un architettura molto bella, rigorosa, forte. È perfetta, ma non ci sono luoghi in cui sedersi e fare una pausa. Certo c'è il Bar Luce, ma non si trova all'interno del percorso museale. Da un lato apprezzo questa scelta, perché presenta la Fondazione non come luogo per la vita quotidiana, ma per la cultura e per l'arte.

Aria, acqua, terra: pensavate anche a una correlazione con gli elementi naturali nella realizzazione di POKALYPSEA-APOKALYPSE-OKALYPSEAP?
Sì, ne abbiamo parlato con il curatore Dieter Roelstraete; ci sono alcuni animali che vivono in un solo elemento, penso ai pesci e all'acqua, ma molti altri vivono divisi tra più dimensioni, ad esempio il cormorano. Il succo della conversazione con il curatore è di cercare di vivere su diversi livelli, aria-acqua-terra, anche dal punto di vista artistico. Ci sono molti artisti che riducono la loro poetica a un solo medium, dicono "sono un video-artista" o "sono un fotografo" o "sono un pittore", ma così facendo riducono il loro campo di azione. Noi non lo facciamo. Prima di tutto abbiamo un'idea, conseguentemente scegliamo il media migliore attraverso il quale realizzarla—che può essere una foto, del legno, una scultura, può essere fumo, liquido o solido, possiamo realizzarlo con l'oro o possiamo utilizzare della moquette, o della spazzatura, non importa.
Tendenzialmente, non siamo artisti che lavorano usando materiali di riciclo, ma per Slight Agitation la moquette che abbiamo trovato qui era perfetta, non abbiamo dovuto fare ricerca, andare in giro e comprare nuovi materiali. Era già qui e l'abbiamo usata, ed è stato eccezionale!

È totale, olistico…
È totalitario.

Crediti


Testo Federica Tattoli
Immagini su gentile concessione dell'Ufficio Stampa Fondazione Prada