una partita a basket insieme a riccardo tisci e kobe bryant

Nasce la nuova collaborazione NikeLab x RT Victorious Minotaurs, e per l'occasione abbiamo incontrato il dream team che non ti aspetti a Parigi.

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ott 23 2017, 1:21pm

Riccard Tisci e Kobe Bryant

Il Riccardo Tisci che conosciamo, lo stilista-superstar, non è la persona che il Riccardo bambino sognava di diventare da grande. Più che sull'etichetta, Riccardo voleva vedere il suo nome sul retro di una divisa da basket. Poi è intervenuto il destino, e un incidente automobilistico ha messo la parola fine alla sua carriera come atleta. Fortunatamente, nell'Olimpo della moda c'era chi aveva capito cosa il futuro aveva in serbo per Tisci, che si appassiona intanto a design, tessuti e tagli sartoriali. Comunque, l'imprevisto sportivo ha un impatto solo momentaneo sulla sua passione per il basket, oggi più viva che mai. Pochi giorni fa, in una palestra parigina—ristrutturata da Nike per bambini e ragazzi del 18esimo arrondissement—il celebre stilista italiano ha infatti celebrato il lancio della sua nuova collaborazione con NikeLab. Il progetto prende il nome di Victorious Minotaurs e comprende una reinterpretazione delle Air Force 1 e di altri pezzi che hanno fatto la storia di Nike, come la giacca Destroyer, insieme alla creazione di capi nuovi di zecca, come la camicia Basketball Oxford.

Durante il party organizzato a Parigi per il lancio, Tisci ha avuto l'occasione di realizzare per qualche ora il suo sogno d'infanzia ed essere una star del basket, sfidando sul campo una leggenda vivente di questo sport, Kobe Bryant. i-D ha incontrato i due per parlare dello spirito atletico, dell'importanza di essere impazienti e di come potrebbe essere il futuro secondo loro—poco prima che Riccardo, Kobe e il calciatore Neymar Jr (no, non stiamo scherzando) scendessero in campo per una partita di basket a tratti surreale.

È la prima volta che vi incontrate? Kobe: Sì, ci siamo appena conosciuti! Riccardo: Esatto, è la prima volta.

Ma conoscete bene il lavoro dell'altro… Riccardo: Io sì, assolutamente! È il re del basket! Kobe: Per me il lavoro di Riccardo è emotivamente creativo e visivamente interessante. La moda è anche comunicare un messaggio che le persone devono poi interpretare a livello emotivo. E Riccardo è uno di quegli stilisti che fa del design una vera arte.

Riccardo, so che sei un grande appassionato di basket. Com'è iniziato il tuo amore per questo sport? Riccardo: È una specie di relazione sentimentale, con altrettanti alti e bassi. Amavo moltissimo il basket da bambino e avevo anche un certo talento. Dai nove ai 14 anni mi sono allenato praticamente tutti i giorni, poi c'è stato un infortunio e sono stato costretto a smettere. Quindi per un certo periodo ho profondamente odiato il basket, anche se continuava a essere una parte fondamentale della mia vita. Vengo da una famiglia molto povera, e ho sempre visto la palestra come un ambiente democratico: tutti, ricchi e poveri poco importava, entravano in campo alla pari. Dopo l'incidente, per qualche anno ho fatto davvero fatica a divertirmi facendo sport. Poi, a 25 o 26 anni ho ricominciato a vedere il basket in modo positivo. Più avanti, lo sport è diventata una delle mie principali fonti d'ispirazione nel lavoro di stilista. Non solo il gioco in sé, ma anche gli atleti, perché sono delle vere rockstar. È per questo che ho chiamato la mia collezione Victorious Minotaurs, perché sono esseri mitologici. Sono gli eroi di oggi.

Kobe, qual è il tuo rapporto con la moda? Kobe: Ho sempre vissuto la moda in relazione allo sport. Le nuove generazioni sono davvero interessate a questo mondo, invece per me l'interesse era sempre e comunque legato al basket. 'Cosa posso mettermi oggi per migliorare le mie prestazioni? Quali tessuti o tipi di vestiti mi aiuteranno a fare sempre meglio? Questo tessuto è troppo pesante,' erano queste le domande che mi facevo davanti all'armadio. Insomma, per me il punto principale della moda è sempre stato il suo impatto sulle mie performance atletiche. Sono un vero nerd da questo punto di vista. Anche da adolescente, quando scendevo in campo dovevo sempre essere sicuro di avere l'outfit giusto e le scarpe giuste. Tutto doveva essere perfetto. Inoltre, lo stile richiede molta creatività e immaginazione.

Riccardo, sei senza dubbio uno degli stilisti che ha maggiormente contribuito alla fusione di sportswear e moda nell'ultimo decennio… Riccardo: in quanto stilista, non posso mai perdere di vista "la strada", perché è lì che inizia tutto. È per questo che amo così tanto il basket, perché si gioca per strada, nel mondo reale. Lo sportswear ha un ruolo fondamentale nella vita della gente. Detto questo, è comunque vero che spesso le persone guardano con sospetto all'alta moda. Kobe: Lo sport è una rappresentazione della vita. E Riccardo se n'è accorto per primo. Ha saputo approfondire il discorso perché ha capito che in ballo c'è molto di più di una palla e due canestri. È una cultura.

Entrambi collaborate con Nike da qualche anno, come vanno le cose? Kobe: Ho iniziato a lavorare con Nike nel 2013 e non scherzo quando dico che per me è stata la realizzazione di un sogno nel cassetto. Quello che più mi piace è che grazie a questa collaborazione sono in grado di dare sempre il 100 percento. Tutti la viviamo come una sfida, mentre spesso le grandi aziende preferiscono andare sul sicuro, ma non è il caso di Nike. Riccardo: Se devo essere sincero, questa è una delle migliori esperienze della mia vita. Grazie agli investimenti in fatto di ricerca e sviluppo del NikeLab ho imparato davvero moltissimo. Scegliendo di collaborare con me, Nike ha scelto di correre un rischio non indifferente; non era così scontato che una collab con uno stilista "classico" sarebbe stata un successo. Quando ho iniziato a lavorare con questo marchio ero ancora al timone di Givenchy, ma ho comunque dovuto mettere da parte le mie conoscenze, sedermi e ascoltare con attenzione. È stato incredibile. D'altro canto, quando sono stato io a voler spingere Nike fuori dal seminato, anche loro si sono seduti e mi hanno ascoltato attentamente; così sono nate le gonne e le camicie di questa collezione.

Sono curioso, qual è stato il vostro primo paio di scarpe Nike? Riccardo: Air Force 1. Kobe: Jordan's del 1988. Riccardo: Comprarmi quelle Air Force non aveva niente a che fare con il basket. Quando avevo 16 anni, la moda era fortemente influenzata dalla cultura hip-hop; era normale vedere Madonna o Neneh Cherry unire sportswear, capi più eleganti, pelle e scarpe sportive. Ero innamorato di questa estetica.

Entrambi siete in un periodo di pausa dalle vostre carriere così intense. Come vivete questo momento? Riccardo: Lavoro da circa 30 anni, quindi adesso mi sto prendendo un po' di tempo lontano dal lavoro. Non mi sono mai fermato prima, mai. Era il momento giusto di farlo, avevo bisogno di passare più tempo tempo con la mia famiglia, con le mie sorelle e con mia madre, che adesso ha 89 anni. Kobe: Sono pronto a ricominciare da zero, ed è una sensazione emozionante; è fantastico essere tornato al punto in cui devo costruire il mio futuro passo a passo.

Il mondo è cambiato molto da quando le vostre carriere nella moda e nello sport sono decollate. Cosa pensate delle nuove generazioni? Come riuscite a comunicare con loro? Kobe: Credo sia una nostra responsabilità insegnare loro che non esistono scorciatoie per arrivare al successo. Crescendo, vedi persone come me o Riccardo e magari pensi 'anche io voglio essere così!' Ma non è semplice, ci vuole molto impegno e tanta, tantissima concentrazione. Bisogna essere pazienti e allo stesso tempo abbastanza impazienti da continuare a fare sacrifici per arrivare al proprio obiettivo. Riccardo: oggi il mondo è ossessionato dai millennial, ma credo che siano una generazione perfettamente normale. Sanno esattamente quale direzione vogliono dare alla loro vita.

Le nuove generazioni non fanno differenza tra icone della moda, campioni sportivi e pop star… Come interpretate questo meccanismo? Riccardo: Sono una persona molto timida. Per anni ho fatto davvero fatica a parlare in pubblico; l'unico modo in cui riuscivo a esprimermi liberamente erano le mie collezioni. Ma credo che il rinnovato interesse che oggi l'industria della moda suscita nei più giovani sia qualcosa di positivo. Kobe: Anche chi non sogna di diventare uno stilista o un giocatore di basket professionista può comunque imparare molto. Il mondo è una sorta di biblioteca a disposizione di chiunque: tutto è a portata di mano, e tutti possiamo imparare dalle persone con cui entriamo in contatto.