gucci di alessandro michele è l'orgoglio delle sfilate milanesi

Durante il primo giorno della Settimana della Moda di Milano, Alessandro Michele dimostra che il nuovo mondo Gucci non ha confini.

di Anders Christian Madsen
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24 settembre 2015, 11:40am

Photography Jason Lloyd Evans

Se siete curiosi di conoscere che aspetto ha il successo, comparate il backstage della scorsa stagione della sfilata di Gucci a quello di ieri. Il numero di giornalisti che si era presentato alla sfilata precedente per parlare con Alessandro Michele questa volta era raddoppiato, ed erano presenti anche molti volti noti dello showbiz: Dakota Johnson, Alexa Chung, e Selma Hayek-Pinault, beh, tutti lì per trascorrere 15 secondi con il nuovo principe della moda di Milano. Nel corso di una stagione, Michele ha creato un mondo fantastico così solido che si potrebbe pensare l'abbia immaginato per tutta la sua vita - ed è impossibile che durante questi ultimi 15 anni non abbia mai pensato di poter conquistare il regno della moda.

Michele è riuscito ad ottenere i risultati che alcuni designer impiegano un'intera vita a vedere realizzati, trascinando il pubblico nel suo mondo ancor prima che la sfilata cominci. Fuori dalla casa del nuovo Gucci, un fiume biblico di star di Hollywood scorreva per Milano, trasformando lo spazio della sfilata in un santuario; un mondo dentro un mondo. Il pavimento era coperto da un tappeto a fiori con fantasie orientali, le sedie coperte di un rivestimento regale, e schermi in aggiunta alla ricchezza dei quadri lungo la passerella. L'invito era abbellito di api dorate e la descrizione della sfilata battuta a macchina su carta color rosa. 

Se andare alla sfilata di giugno era come andare ad una messa, questa volta sembrava di entrare in Vaticano, con il pezzo di Björk Black Lake in apertura, seguito dalle voci sussurrate di Hypnos di Daemonia Nymphe, aggiungendo un'aria romantica quanto mistica a quell'ambiente da sogno. Nel backstage, Michele sarebbe potuto apparire come un cardinale o forse uno sciamano con capelli neri e lunga barba, più lunga e più scura che mai. "L'idea è che ciò che vedi non è reale," ha detto. "Puoi essere ciò che vuoi, anche se non esiste." La sua estetica è stata definita in molti modi, anni '70, granny chic, e anche androgina. Ma a Michele non piacciono le definizioni. "Sii te stesso," ha affermato ancora una volta. "Esprimi il tuo punto di vista". 

Qual era il suo punto di vista allora? Beh, proprio questo: avere il coraggio di rappresentare la propria individualità agli altri, non importa quanto strana o meravigliosa sia. Se Michele è l'uomo-manifesto per qualcosa, allora questo qualcosa è rappresentato da tutto ciò che ha fatto durante queste stagioni. La domanda che tutti si fanno è come farà evolvere questa estetica durante le prossime, o se riuscirà nell'impresa. L'ha fatta crescere, ma anche se ha esplorato un nuovo territorio sembra che stia aggiungendo nuove scoperte, dimostrando con forza che il mondo che ha sognato è già abbastanza per lui. 
Tessuti velati e luccicosi sono entrati in scena, come anche le atmosfere orientali, e una sensualità femminile più pronunciata, personificata dalle zeppe altissime. Gli occhi da nerd che tanto ama sono stati abbelliti da pietre scintillanti. 

C'era qualche uscita stile anni Sessanta, forse un po' troppo per qualsiasi altra sfilata, ma qui potevi guardarne anche mille. Sembra che Michele non possa fare errori adesso. Ma se non può sbagliare, è perché sta creando questo universo senza rifarsi troppo all'eredità Gucci, e dopo la sfilata è circondato da un'aria di ottimismo generale. La moda non ama niente di più che l'originalità e l'individualità, e Michele è il nostro ragazzo d'oro. 

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Foto Jason Lloyd Evans

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