zoe kravitz è molto di più dell'idea che abbiamo di lei

Cantante, attrice e icona di stile, Zoë Kravitz è riuscita a liberarsi dall'ombra dei suoi genitori e ad affermarsi con forza. In questa intervista si racconta ad i-D.

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apr 8 2016, 1:55pm

Reggiseno Alexander Wang. Anelli Repossi

Zoë indossa T-shirt Off-White c/o Virgil Abloh. Slip Araks. 

Reggiseno Alexander Wang. Shorts Calvin Klein Jeans (customizzati dalla stylist). Orecchini Delfina Delettrez. Collane Jennifer Fisher. Anelli Repossi.

Reggiseno Yeezy. Jeans vintage Levi's di What Goes Around Comes Around NYC. Orecchini Delfina Delettrez. Collane Jennifer Fisher. Anelli Repossi.

Top della modella.

Giacca e abito Saint Laurent by Hedi Slimane.

"Penso che tutti ci passino", dice Zoë Kravitz in collegamento telefonico dalla sua casa a Los Angeles, con quel tono saggio di chi è riuscito a domare i propri demoni. "È normale non sentirsi a proprio agio con se stessi. Ciò che non è naturale è la pressione che ci spinge ad essere perfetti." Zoë Isabella Kravitz ha sempre saputo di essere diversa. I suoi genitori, l'attrice Lisa Bonet e la rockstar Lenny Kravitz, hanno divorziato quando aveva solo cinque anni. Ha vissuto con la madre fino a quando aveva undici anni, età nella quale si è trasferita a Miami per stare con il padre. "Mio papà era solito venirmi a prendere a scuola a bordo di macchine sportive e tutti impazzivano alla sua vista," ricorda. "Era strano." Seppur la fama dei genitori le abbia permesso un'infanzia privilegiata, ha anche contribuito a sottoporla a una forte tensione nel corso della sua adolescenza. "Quando sei giovane vuoi solo essere come gli altri, far parte di un gruppo," osserva, "Anche quando cambiavo scuola tutti sapevano che sarei arrivata, tutti sapevano chi era mio padre." C'era chi voleva esserle amico solo a causa dei suoi genitori e c'era chi la escludeva per lo stesso motivo. In entrambe i casi, però, l'idea che le persone avevano di Zoë era basata esclusivamente su chi erano i suoi genitori. Una cosa dura da accettare quando si è giovani, soprattutto quando si sta cercando di definire la propria identità.

Non erano solo i genitori famosi di Zoë a fare in modo che la ragazza si distinguesse. Zoë era anche una ragazza di colore e ebrea in una scuola frequentata quasi esclusivamente da bianchi. "Il percorso verso l'accettazione di me stessa è stato lungo", riflette, "tutti gli adolescenti si sentono strani, inadeguati, diversi. Come se ci fosse qualcosa di sbagliato in te. Non sei mai abbastanza alta, abbastanza bionda o abbastanza magra." Potrebbe essere stato proprio questo senso di inadeguatezza a portarla a sviluppare un disturbo alimentare durante l'adolescenza.

La situazione è migliorata quando Zoë ha compiuto 15 anni e si è trasferita a New York, dove si è innamorata del teatro. Solo un anno dopo aveva un agente e partecipava alle prime audizioni. Ancora una volta, il suo percorso è stato inevitabilmente condizionato dalla sua famiglia. "Non c'è dubbio: il fatto che avessi genitori famosi mi ha spianato la via," ammette, "ma ha fatto anche sì che io mi impegnassi di più." Zoë è la prima ad ammettere quanto la fama dei genitori l'abbia aiutata, ma è solo grazie alla sua ferrea determinazione e il suo innato talento che è riuscita ad affermarsi. Quando aveva solo 17  anni, Zoë si è guadagnata il primo ruolo cinematografico vero e proprio, affiancando Jodie Foster in La più grande corrida di Neil Jordan. Ora, a 26 anni, ha alle spalle un percorso cinematografico fatto di grandi produzioni e pellicole indipendenti. X-Men: L'inizio, la saga Divergent, Dope, e ovviamente l'epico remake di Mad Max: Fury Road di George Miller, nel quale ha interpretato una delle mogli in fuga di Immortan Joe. George aveva chiaro in mente ciò che voleva facessimo," spiega Zoë. "Ci siamo preparati per mesi nel mezzo del nulla. Diventi davvero parte di quel mondo e non credo nessuno riesca a comprendere come ci si sente se non ci è passato." A questo punto tutte le insicurezze che avevano accompagnato Zoë riguardo al nepotismo erano svanite: "A George Miller non interessa chi sono", afferma in tono beffardo. "Non ci guadagna niente a inserire la figlia di Lenny Kravitz in uno dei suoi film. Spero che le persone vedano quanto duramente io abbia lavorato."

Nonostante la sua giovane età, l'atteggiamento di Zoë nei confronti di Hollywood è disincantato. "È solo una versione più sfarzosa del liceo" dice ridendo. Nonostante abbia recitato ruoli molto diversi tra di loro, Zoë ha ben chiaro in mente cosa le va di fare e cosa no. Per esempio, rifiuta ruoli che si concentrano sul colore della sua pelle; non vuole essere la migliore amica della protagonista o la ragazza di colore stereotipata. Questo è ciò che le è valso il ruolo di Chloe in La più grande corrida; una parte significante se si pensa che era pensata per una ragazza russa. Ma non è filato tutto sempre liscio come l'olio; non è riuscita ad ottenere una piccola parte ne Il cavaliere oscuro perché considerata troppo "urban". "È snervante," spiega, "c'è così tanto razzismo in questo mondo. Anche se lo trovo interessante sotto certi aspetti. Sono sicura che al mondo ci sono moltissime ragazze di colore che si presentano a un colloquio per un posto di lavoro, non lo ottenendolo a causa del colore della loro pelle. A loro non viene detto il perché e loro non lo capiscono. Nell'industria cinematografica, invece, le persone sono brutalmente oneste."

Un'altra battaglia che Zoë sta combattendo a Hollywood è quella della rappresentazione delle donne, motivo per il quale ha accettato il ruolo di Roxxy nel thriller incentrato sulla vendetta di Gary Michael Schultz, Vincen-N-Roxy, in cui reciterà a fianco di Emile Hirsch. "Roxxy è una donna di colore forte, del tipo che non avevo mai visto in un film. Ecco perché ci tengo così tanto ad impersonarla. Di solito le donne nel cinema finiscono per essere solo un accessorio per i protagonisti maschili, specialmente quando i registi sono uomini. Non si vede mai un personaggio femminile complesso e che non si riduca ad una vagina." Un'altro ruolo di rilievo interpretato da Zoë è quello di protagonista nel film indie del 2014, The Road Within. Si tratta di un un bizzarro caso in cui l'arte imita la vita: nel ruolo di Marie, una giovane ragazza malata d'anoressia, Zoë ha visto l'ago della bilancia scendere fino a un pericoloso 40kg. Alla fine il suo sistema immunitario era così debole che le è venuto il fuoco di Sant'Antonio. In quel momento qualcosa in lei è cambiato. "Mi ha portato a prendere una decisione: ho scelto di accettarmi per come sono," racconta l'attrice. "Mi sono semplicemente stancata di tutto l'odio che mi riservavo, del costante confronto con qualcosa che non sono e che non voglio essere."

È in questo periodo che Zoë ha deciso di dedicarsi alla musica e , nel tempo libero, ha iniziato registrare con i suoi migliori amici James Levy e Jimmy Giannopoulos. I tre hanno poi formato una band che ha chiamato Lolawolf in onore dei suoi fratellastri da parte di madre. "La musica mi ha sempre salvata," dice con un velo di malinconia negli occhi. "Quando ero più giovane , sentire qualcuno che cantava di cose che conoscevo, nelle quali potevo rispecchiarmi, faceva sì che non mi sentissi sola. Poi un paio d'anni fa ho iniziato ad occuparmi di musica personalmente e mi ha cambiato la vita." Nel 2014 la band ha pubblicato il primo EP omonimo. Un mix di electro pop e R&B, la loro musica ha fatto immediatamente successo, proprio come l'album che ha seguito l'EP, Calm Down. "Le reazioni che ha suscitato sono state molto interessanti," racconta Zoë in modo animato. "I nostri fan sono fantastici: vengono a ogni singolo concerto e conoscono i testi delle canzoni a memoria." Lo stesso anno il trio è partito per il tour con Lily Allen e Miley Cyrus, che è comparsa nel loro video Bitch, mentre lo scorso anno ha fatto da spalla al tour di Twin Shadow, l'attuale compagno di Zoë. "Zoë continua ad evolversi in quanto persona e in quanto artista. Osservarla mentre cresce non può non ispirarti," racconta Giannopoulos. "Nello studio cerchiamo costantemente di spronarci a vicenda. È una lotta e lei di solito ne esce vincitrice!"

Crescendo, Zoë ha trovato mezzi d'espressione alternativi alla musica. Tra i tanti anche il suo stile personale: "Per me è un modo per esprimersi," racconta. "è interessante come si riesca a riflettere ciò che si prova e ciò che si vuole comunicare." Zoë è la copia di sua made, con le sue treccine che le arrivano fino ai fianchi, ma è l'animo rock 'n roll del padre che la rappresenta davvero. Stivali da biker, lunghi vestiti, jeans strappati, choker anni '90 e un paio di occhiali da sole scuri. Praticamente la definizione di cool. Ospite fissa della settimana della moda di New York, Zoë è riuscita a guadagnarsi la reputazione di icona di stile, un titolo che le è stato riconosciuto anche dall'amico Alexander Wang, che l'ha invitata a sfilare sulla passerella per la collezione primavera/estate 16 di Balenciaga e a partecipare alla campagna che l'accompagnava. "Però non sono una modella!" si affretta a specificare.

Ciò non significa che Zoë non riconosca l'importanza della rappresentazione delle ragazze come lei nell'industria, ragazze che non rientrano negli standard di bellezza tradizionali, ragazze che non sono alte, magre, bianche e bionde. "È il motivo per cui continuo a partecipare", spiega, "il pensiero di poter rappresentare le donne che non vengono rappresentate." Zoë sente il bisogno di cambiare il panorama visivo in termini di rappresentazione di razza, sesso e bellezza e per farlo non si ferma al suo ruolo nel mondo della moda; si tratta di una filosofia applicabile a tutto ciò a cui si dedica. "È ciò che mi motiva: le ragazze che hanno il potere di essere se stesse, che si tratti di un film, una campagna pubblicitaria o la musica. Io non ho mai avuto nulla di tutto questo, non c'erano ragazze simili a me a cui potevo ispirarmi."

Attualmente sta registrando assieme a Yelawolf e, oltre a questo, sta recitando al fianco di Nicole Kidman, Reese Witherspoon e Laura Dern nella nuove serie hit della NBC, Big Little Lies ("è come un corso intensivo di recitazione ogni giorno!"). La stella di Zoë è sempre più luminosa ed è riuscita ad eclissare l'ombra della fama dei genitori. Ma è pronta per questa fama eccezionale? "È importante riconoscere quanto si tratti di qualcosa di assurdo," spiega. "Può condizionarti in modi molto strani, può farti sentire esageratamente esposta oppure isolata dal mondo. Perdi l'anonimato. Andare a prendere un caffè è diverso da come lo era un tempo, sai. Le persone ti vedono e iniziano a bisbigliare nell'angolo. Sai che lo stanno facendo, le senti, ma tenti comunque di comportarti in modo normale." In quanto figura pubblica, deve fare i conti con i social media quotidianamente. "L'altro giorno ho postato una cosa che ai miei follower non è piaciuta. Volevo rispondere a tono oppure spiegarmi, ma poi mi sono ricordata che la persona che commenta non sta parlando direttamente a me, sta interagendo con l'idea che ha di me." Ben lontana dall'idea che le persone hanno di lei, quando ci si trova di fronte alla vera Zoë, non c'è bisogno di fingere. "Non sono qui per essere la più cool o la più bella," puntualizza, "Sono solo qui". A noi sembra proprio un bel posto in cui stare.

Crediti


Foto Matt Jones 
Moda Carlos Nazario 
Testo Tish Wienstock
Capelli Leslie Bennett using Tara Smith Haircare
Trucco Kara Yoshimoto Bua at Starworks using CHANEL S/S 2016 and Rouge Coco Style
Assistente moda Julian Dartois
Tailor Hasmik Kourinian
Scattato presso The Chateau Marmont, Los Angeles