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secondo megumi igarashi la vagina diventerà il nuovo simbolo della pop art

Due anni fa la femminista Igarashi è stata arrestata per aver distribuito file 3D della sua vulva. i-D l'ha incontrata a New York per parlare di censura, educazione sessuale e di come rendere kawaii l'anatomia femminile.

di Hannah Ongley
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26 maggio 2016, 9:04am

Megumi Igarashi non sembra il tipo di persona a cui è appena stato negato un visto, che è stata trattenuta alla frontiera tra Canada e Stati Uniti e interrogata dalle autorità per tre ore. La famosa "artista della vagina" 44enne di Tokyo risplende come una studentessa con la sua t-shirt con disegnata su una vulva. Eppure Igarashi, che  spesso utilizza lo pseudonimo Rokudenashiko ("ragazza buona a nulla"), è abituata a problemi di questo genere. Due anni fa è stata arrestata per aver distribuito ad alcune persone dei file 3D della sua vulva per supportare una campagna di crowdfunding creata per costruire un kayak a forma di vagina. I suoi lavori precedenti includono lampadari, collane, cover per iPhone a forma di vagina, per non parlare del "Manko-chan", la vulva mascotte con cui decora le sue t-shirt. Il suo sogno è quello di far diventare "Manko-chan" un'icona della cultura pop, e il motivo per cui fa tutto questo è far sentire le donne a proprio agio con il proprio corpo in una cultura che incita le donne a vergognarsi delle proprie parti intime. "Manko, la vagina, è considerata un taboo nella società giapponese" ha scritto Igarashi in un post sul suo blog. "Il pene è stato usato per numerose illustrazioni ed è diventato parte della cultura pop, la vagina invece viene sempre bistrattata." 

Il kayak di Igarashi è infine stato dichiarato "pop art" da un tribunale giapponese, anche se comunque è stata incolpata per aver distribuito immagini "oscene" in formato digitale. Per ora, l'artista femminista ha pianificato per bene il suo viaggio d'affari in America, includendo proiezioni di performance di video artistici, una conversazione a proposito dei fumetti giapponesi femministi e appuntamenti alla galleria di Bushwik dove il tema viene affrontato bevendo drink e disegnando vagine. i-D ha incontrato Igarashi assieme all'editor e traduttrice Anne Ishii per parlare delle sue battaglie legali, della sessualità giapponese e del perché dovremmo prendere sul serio la sua barca a forma di vagina.

Parlami del tuo calvario in aeroporto: ti aspettavi di affrontare problemi simili entrando negli Stati Uniti?
Tutto è iniziato quando ho cercato di ottenere un nuovo visto, avevo divorziato di recente e avevo bisogno di riprendere il mio nome da nubile. Quello che non avevo previsto è che, a causa del mio arresto avvenuto in precedenza, mi avrebbero concesso un visto limitato. Abbiamo poi fatto richiesta per un visto per entrare in Canada, loro ti chiedono se hai precedenti penali e devi mostrare un certificato delle forze dell'ordine e del tribunale che dimostri che affermi il vero. Nessuno di questi documenti era però disponibile. In qualche modo siamo riusciti ad ottenere dei documenti da parte del Ministero degli Esteri, ma a quel punto hanno però negato la mia richiesta in quanto incompleta. Un avvocato che si occupa di immigrazione, con cui ci stavamo consultando, ci disse di non spostarci in Canada senza un permesso perché si può venire arrestati. Me ne sono andata lo stesso -- ho deciso che era meglio fallire piuttosto che non tentare proprio. Stranamente, sono riuscita a passare senza che mi facessero domande. È stato facile entrare in Canada, pensavo sarebbe così anche rientrare negli USA. Invece no, quando ho provato a tornare negli Stati Uniti sono stata rifiutata e trattenuta per tre ore mentre dei poliziotti intimidatori ci fissavano. Mi hanno confiscato il telefono e hanno iniziato a controllarlo. Credo abbiano cercato il mio nome su Internet e hanno così scoperto di cosa mi occupo. Mi hanno quindi lasciata andare. È stato molto spaventoso.

Quando hai iniziato a ricevere reazione negative sulla tua arte?
Dal primo giorno, ma iniziarono ad esserci soprattutto dopo un'articolo sul mio lavoro uscito online. Immediatamente ci sono state reazioni negative sul forum 2chan, talmente tante che è subito diventato un thread. Era più o meno ottobre 2012.

Quale era il significato del kayak?
Quello di cui avevo bisogno in realtà era un veicolo. Volevo trasformare la mia arte sulla vagina in un oggetto vero e proprio che potevo guidare. Una macchina sarebbe stata fantastica, ma non sono un'ingegnere e non ho una patente. Quindi mi sono detta, 'Okay, faccio una barca, c'è un fiume davanti a me.' È stata una decisione pratica ma allo stesso tempo mi piace l'idea di viaggiare sull'acqua, perché è un elemento fertile e in un certo senso evoca Manko.

Chi erano i tuoi più grandi sostenitori sulla piattaforma di crowdfunding a cui stavi distribuendo i file come ricompensa?
La maggior parte erano donne. In realtà i finanziatori erano sia donne che uomini, ma il feedback veniva per la maggior parte da donne.

Cosa ti dicevano queste donne?
Alcune dicevano, 'È così idiota dover finanziare questa cosa. Davvero qualcuno ha fatto una barca a forma di vagina? Gli darò dei soldi solo perché è una cosa assurda.' Poi però c'erano altre persone che la vedevano come arte concettuale.

All'inizio hai dato vita all'idea di "arte della vagina" perché non avevi familiarità con il tuo corpo. Com'è l'educazione sessuale in Giappone?
Siamo molto arretrati in fatto di educazione sessuale. Persino quando mostrano com'è l'anatomia femminile mostrano un'immagine sola. Oppure ti parlano dei preservativi ma non di come si usano, nel pacchetto di preservativi c'è solo l'immagine del preservativo, non ci sono informazioni utili. Gli adulti spesso dicono ai giovani che se fanno sesso diventeranno pazzi!

Il Giappone ospita ogni anno un grande festival sul pene. Ti fa arrabbiare veder celebrare l'anatomia maschile mentre quella femminile è vista come qualcosa di cui vergognarsi?
Non ho mai fatto arte per combattere la disparità di genere. Non sono per niente contro quel festival -- credo sia grandioso. È divertente per me vedere che vengano venduti tutti quei prodotti a forma di piccoli peni, è commercialmente interessante e positivo. Allo stesso tempo è impensabile fare la stessa cosa con le vagine. In Giappone la vulva è vista come il "genitale oscuro" che non dovrebbe essere mostrato per nulla al mondo -- non deve essere per forza carino, per forza piacevole. Non è solo qualcosa che gli uomini pensano a proposito della vagina, ma qualcosa che anche le donne hanno iniziato a pensare. Il mio lavoro è combattere questa mentalità.

Ci sono altre artiste femministe in Giappone che fanno qualcosa di simile a quello che fai tu per combattere questa mentalità? O sei la sola a portare avanti questa causa?
Credo che nessuno stia facendo arte in modo così spensierato. Conosco artiste che usano sangue mestruale per dipingere o che fanno ritratti macabri dell'anatomia femminile, ma nulla di giocoso come la mia arte.

Perché è così importante che quest'arte esista e che le donne ne siano al corrente?
Voglio che le persone abbiano una conoscenza migliore del corpo femminile, e che le donne si sentano più a loro agio con il loro corpo. Credo sia davvero importante. A causa della visione negativa di Manko, molte donne sono vittime di violenze sessuali e tendono a vittimizzarsi e sentirsi in colpa. La società tende a punire le donne che hanno avuto queste esperienze, anche se non è colpa loro. Credo che il problema risalga alla vecchia idea che il Giappone ha perpetuato di Manko. Cerco di rendere più facile per le persone conoscere l'immaginario che circonda la vagina, senza studiarla per forza in modo serio o tecnico. Manko può essere un vero e proprio personaggio!

Ti ha sorpresa vedere l'interesse che hai ottenuto dagli altri Paesi al di fuori del Giappone?
Sono molto felice nel vedere quante persone accettino la mia arte, anche solo per il fatto che venga trattata con rispetto e che le persona la vedano in modo positivo. In Giappone sono vittima del bullismo. Tutti cercano costantemente di sminuire la mia arte, quindi sono molto felice all'idea che questa venga accettata nel resto del mondo.

Crediti


Testo Hannah Ongley
Immagini su gentile concessione di Rokudenashiko

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