Saint Laurent Primavera/Estate 19

water in fashion: le sfilate più iconiche a tema H2O

C'è chi ha fatto nuotare le sue modelle nel Naviglio, chi le ha fatte sfilare con i tacchi su otto centimetri d'acqua, chi ha voluto la pioggia sulla passerella. Qui le nostre preferite.

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ott 12 2018, 10:12am

Saint Laurent Primavera/Estate 19

Per la moda sono tempi duri. E in tempi incerti tra i designer sembra essere diffusa la necessità quasi primordiale di un ritorno al modello originario. Un attaccamento fisico e arcaico agli elementi primigeni, quelli dai quali tutto ha avuto origine e dai quali tutto ciclicamente rinasce. Niente è più opportuno di un passo indietro qualche volta, una dichiarazione di attaccamento al tutto cosmico che è soprattutto una sicurezza, una tana sicura dentro la quale rifugiarsi. E il ritorno agli elementi base è, molte volte, un nuovo punto di partenza e una nuova base sulla quale costruire le fondamenta di qualcosa di nuovo. Cosa quindi di più rassicurante dell’acqua, dalla quale tutto nasce e prende forma?

Sarà per la trasparenza e la schiettezza dell’elemento in sé, per il suo innato minimalismo o l’adattabilità simbolica a qualunque ambiente, proprio l’acqua è stata spesso la protagonista dei fashion show più controversi. E approfittando delle da poco concluse Settimane della Moda, ragioniamo sulla presenza dell’acqua nelle passerelle dei brand più prestigiosi, sulla sua simbologia e i suoi significati sempre diversi.

Carol Christian Poell Spring 2004 Mainstream Downstream

Quando si assiste a corpi inermi trasportati dalla corrente, di solito si tende a pensare a qualcosa di preoccupante, una situazione di emergenza o di pericolo imminente (oggi forse più che mai). Insomma, deve essere successo qualcosa di grave. Quindi mettetevi nei panni della folla affacciata lungo i Navigli milanesi quando è stata presentata Mainstream Downstream di Carol Christian Poell per la primavera 2004. Una processione di corpi a galla, spinti dalle acque torbide dei canali meneghini, vestiti con gli abiti della collezione. Un messaggio di anticonformismo di sicuro, di protesta contro le tendenze di stagione (flussi vorticosi ai quali spesso ci si abbandona) e soprattutto di sovvertimento del sistema moda. Nessuna prima fila né backstage. Solo corpi umani in superficie (il riferimento a Ophelia era ovvio), trasportati placidamente, senza opporre resistenza.

Alexander McQueen Spring 1998 ‘The Golden Shower’

Molti degli show di Alexander McQueen sono passati alla storia. Quello della spring 1998, originariamente senza un titolo ufficiale, entrò negli annali come The Golden Shower. In pieno stile McQueen e intrisa magnificamente dell’estetica fine anni novanta, la collezione era composta da blazer iperstrutturati e longuette da segretaria, miniabiti laserati, canottiere trasparenti e frange di pelle. Illuminati da un faro giallognolo quasi come in un miraggio, gli ultimi look della collezione sfilavano sotto una pioggia leggera, quasi fastidiosa a vedersi. L’empatia è sempre stata, per McQueen, parte fondamentale dei suoi show. Il sentimento di catarsi finale, dato dalla pioggia purificatrice, ha segnato quella stagione. Il mascara e il rossetto colavano scuri sui volti delle modelle, i capi in cotone e jersey bianco, intrisi d’acqua, diventavano trasparenti, fradici e attaccati al corpo. Freddi e disturbanti. Una doccia fredda portatrice, piuttosto che pulitrice, di qualcosa di sinistro e vibrante, in pieno stile McQueen.

Chanel Croisiére 2010

Spesso anche il senso dell’udito gioca la sua parte nel fashion system, dove la vista è la protagonista assoluta. Inutile dire che per la collezione crociera del 2010, il setting pensato dalla maison Chanel era all’altezza delle aspettative. Al tramonto di una giornata estiva, sulla sabbia del Lido di Venezia, alla luce calda dei fari puntati su una passerella di legno da spiaggia, avveniva la lenta e placida processione di fanciulli efebici e giovanissimi, ragazzine in chemisier monacali e istitutrici in nero. In un’atmosfera interamente intrisa del sex-appeal nascosto e fortissimo di Morte a Venezia, tra la calma del libro di Thomas Mann e l’estetica fortissima della pellicola di Visconti, quello che emergeva più di tutto era il rumore del mare. L’acqua come sfondo della scena, una vera e propria colonna sonora al cento per cento naturale. Quasi cinematografico.

Chanel Spring/Summer 2012

Non ci si stupisce che sia la maison Chanel a organizzare le sfilate più grandiose. In un’ottica faraonica dove si spende molto di più per il set che non per tutto il resto, si comprende perfettamente come il brand si giochi tutto quanto in quei venti minuti di sfilata. E per la primavera 2012 le aspettative non erano state deluse. Sotto le volte ferrate del Grand Palais, location simbolo e continuativa di ogni show firmato da Lagerfeld, si era materializzato un gigantesco fondale marino in total white. Un’abbacinante visione lattea di coralli e pietre levigate, perle e conchiglie, bolle e creature degli abissi. Meduse, razze e pesci tropicali, tutti interamente monocolore. Una barriera corallina verniciata in bianco ottico. La visione era potente e la collezione altrettanto. Bianco, nero, tratti grafici. Florence Welch usciva da una conchiglia come una sirena cantando What the Water Gave Me. L’acqua era materialmente l’habitat della donna Chanel di quell’anno.

Iris Van Herpen Fall/Winter 2017

Gli show di Iris Van Herpen sono spesso viaggi negli anfratti cerebrali più intimi e personali della stilista. Luoghi dove il sentimento generale è spesso quello di un attaccamento sincero e affettivo. Le modelle avanzano piano e silenziosamente, come lungo una navata di una chiesa; gli abiti, estremi e emozionali al tempo stesso, trasportano il pubblico altrove (spesso in contesti lontani, mai neanche immaginati dalla mente umana). In teche di vetro riempite d’acqua, cinque musicisti da camera danesi suonavano i loro strumenti completamente sommersi. L’acqua attutiva i suoni, rendendo il tutto ancora più surreale e compatto. Quasi, a detta di alcuni, come i suoni percepiti all’interno del ventre materno. Il contrasto con gli abiti stampati in 3D e le fibre sintetiche saltava all’occhio prepotente, rendendoli ancora più sublimi.

Fendi Couture Fall/Winter 2016

La moda romana è legata a doppio filo a due brand che ne incarnano alla perfezione lo spirito e la storicità quasi archeologica. Valentino e Fendi. Entrambe le storiche maison hanno negli anni reso omaggio all’Urbe. Per la collezione couture autunno 2015, Valentino ha sfilato con la couture davanti alla storica sede di Palazzo Mignanelli in uno show memorabile. L’anno dopo è stata la volta di Fendi. Dovendo scegliere uno spot iconico, la storica maison di via del Corso aveva installato sulle acque della fontana di Trevi una passerella trasparente. La collezione aveva sfilato al tramonto con l’area intorno alla fontana adibita a front row. Serve altro per costruire uno show memorabile? Le intricatissime e super artigianali pellicce di Fendi, indossate da top d’eccezione come Kendall Jenner e Bella Hadid in versione messianica, avanzavano lentamente sulle acque della fontana.

Saint Laurent Spring 2019

Ad Anthony Vaccarello piace impressionare gli spettatori. Su uno specchio d’acqua nero dentro al quale si riflettono dieci palme sintetiche in negativo, come su una pellicola fotografica, l’esercito in minigonne e tuxedo striminziti, trasparenze ipernude, body sgambati, chiffon lunghissimi e platform torreggianti avanzava sicuro di sè, senza guardarsi indietro. Alle loro spalle la Tour Eiffel illuminata, specchiata nella infinity pool della passerella, si imponeva sulla scena, minacciosa e incredibile. Le ragazze, in pieno stile Vaccarello, magrissime e affilate, camminano sulle acque imperterrite. Nulla sembra poterle fermare. Che siano strizzate in completi animalier o super sexy in body, con camperos di pitone o su sandali a filo interdentale, le teenager Vaccarello non guardano in faccia nessuno. L’acqua le riflette e loro volano, come sospese in aria.

Chanel Spring 2019

Se la montagna non viene da Maometto, Maometto andrà alla montagna. È il motto di Karl Lagerfeld. Per la primavera estate 2019, ancora una volta all’interno del Grand Palais, la maison Chanel ha allestito un vero e proprio mondo parallelo. Fuori pioveva, dentro invece tra gli urli dei gabbiani e lo sciabordare delle onde, sembrava di stare a Saint Tropez o a Saint Barth. La sensazione tattile dell’acqua. Le ragazze, scalze e vestite iper leggere con chemisier di bouclé, non sembrano preoccuparsi del tempo che passa. Inesorabili avanzano, come le onde della spiaggia.

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Dall'opulenza delle sfilate a tema H2O all'eleganza minimale delle passerelle anni '90:

Crediti


Testo di Federico Rocco
Immagine di copertina di Mitchell Sams