Jon Rafman, Dream Journal 2016-2017. Video HD (colore, con suono in stereo). Musiche di James Ferraro e Oneohtrix Point Never. Durata: 49’17” Courtesy l’artista e Sprüth Magers.

il controverso artista che ha collaborato con balenciaga è in mostra in italia

Insieme a Demna Gvasalia ha creato il tunnel psichedelico in cui si è svolta la sfilata Balenciaga s/s 19. Ora Jon Rafman, aka il messia delle sottoculture digitali, arriva a Modena per la sua prima nuova mostra personale.

di Benedetta Pini
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04 ottobre 2018, 10:07am

Jon Rafman, Dream Journal 2016-2017. Video HD (colore, con suono in stereo). Musiche di James Ferraro e Oneohtrix Point Never. Durata: 49’17” Courtesy l’artista e Sprüth Magers.

"Presence is the key. Now is the answer."

Queste le parole che rimbombavano ossessivamente nelle orecchie di chi era seduto alla sfilata Balenciaga primavera/estate 19. Uno show travolgente e immersivo che ha aggredito il pubblico, lo ha sopraffatto con il suo immaginario digitale – forse ispirato a pellicole come Blade Runner? – e lo ha scaraventato in una dimensione altra. Un’esperienza spettatoriale che non ha niente da invidiare a quella che si prova dal cinema. La differenza è una sola: non una sala cinematografica con un centinaio di poltrone, ma un tunnel buio e claustrofobico sulle cui pareti venivano proiettati video, codici di programmazione e luci accecanti, in un vortice da capogiro.

La mente geniale dietro a tutto questo è Jon Rafman. Nato a Montreal nel 1981, può essere considerato il messia delle culture e sottoculture digitali, capace di rivelare desideri, ossessioni e feticismi legati all'avvento delle nuove tecnologie. Per la prima volta, Rafman espone oggi in Italia—e per la precisione alla Palazzina dei Giardini di Modena—con un’ampia personale dall'enigmatico titolo Il viaggiatore mentale, organizzata dalla Fondazione Fotografia Modena insieme alla Galleria Civica di Modena (entrambe le istituzioni sono infatti parte di Fondazione Modena Arti Visive).

Jon Rafman, foto di Dan Wilton

Da sempre affascinato dalle conseguenze dell’uso della tecnologia sulla nostra società, sulla nostra coscienza e sulle nostre relazioni interpersonali, Rafman ha indagato a fondo le potenzialità del digitale, i suoi linguaggi e le sue strutture. Con le sue opere si è spinto fino ai confini estremi delle nuove tecnologie, immergendosi nelle pieghe più buie del deep web. Flaneur 2.0, ha indagato il collasso epistemico che si è verificato negli ultimi anni e che ha generato una disorientante zona grigia in cui è sempre più difficile distinguere la realtà dalla sua rappresentazione virtuale.

Per iniziare a conoscere questo artista è affascinante pensare all’esperimento su Second Life, confluito successivamente nell’opera Kool-Aid Man (2008-11). Nel corso di tre anni Rafman ha frequentato la piattaforma virtuale per riflettere sulle forme di rappresentazione del sé all’interno di ambienti fantastici, privi di restrizioni estetiche e identitarie. Una libertà totale e dai risvolti perversi, che tuttavia Rafman si astiene dal giudicare, limitandosi a farli emergere come aspetto insito nell’essenza del digitale.

Jon Rafman, Still Life (betamale) 2013. Video HD (colore, con suono in stereo). Musiche di Oneohtrix Point Never. Durata: 4’54". Courtesy l’artista.

Tra il 2013 e il 2015 prende forma la sua Betamale Trilogy (Still Life (Betamale), Mainsqueeze e Erysichthon). Accompagnate da una voce fuori campo ipnotica e suadente, le immagini dei video, attinte da svariate comunità digitali presenti in rete, intrappolano lo spettatore in una struttura a loop, che si ripiega su se stessa in una spirale di situazioni stranianti e seduttive. Come in Lost o in un film di David Lynch, anche qui l'artista scardina le norme del racconto classico e la narrazione esplode, adottando un andamento controintuitivo, non lineare e spiazzante. Una sorta di favola trascendente, votata a una generatività senza fondo: moltiplicando i piani narrativi, la storia si fa potenzialmente infinita, sempre disponibile a rigenerarsi attraverso nuove storyline.

Tema ricorrente di molte sue opere è la memoria, intesa come dispositivo esperienziale che permette di riscrivere la storia personale e collettiva (A Man Digging, 2013). Allarga questa riflessione Remember, opera con cui Rafman riflette sul rapporto tra passato e presente: le tecnologie digitali hanno trasformato completamente questa relazione, rendendo contemporaneo il passato, disponibile ad assumere nuove forme ed esercitare nuove influenze sul presente.

Jon Rafman, Dream Journal 2016-2017. Video HD (colore, con suono in stereo). Musiche di James Ferraro e Oneohtrix Point Never. Durata: 49’17” Courtesy l’artista e Sprüth Magers.

E poi l’amplificazione del proprio inconscio attraverso la navigazione in Internet. È questo il tema di Dream Journal 2016-2017, un’opera che trasforma i sogni di Rafman in video di animazione sfruttando software 3D amatoriali: un itinerario dantesco dalle sfumature distopiche; come se Dante si fosse fatto di acidi prima di inoltrarsi nella selva oscura. Altrettanto intimo Legendary Reality (2017), un viaggio nell’inner space dell’artista.

Trovarsi di fronte alle opere di Rafman è come tentare di risolvere il gioco delle scatole cinesi. Si è in trappola: ogni chiave di lettura non è altro che uno spunto per porsi l’ennesima domanda. Ciò che rimane è una sensazione difficile da descrivere: un’oscurità stimolante, scaturita da un mondo seducente e pericoloso, quello della rete, che promette una libertà illusoria in uno spazio altamente controllato, tracciato e sfruttato sistematicamente per fini commerciali. Se volete farvi un bel trip, ma senza droghe, Rafman vi aspetta a Modena.

Jon Rafman, Still Life (betamale) 2013. Video HD (colore, con suono in stereo). Musiche di Oneohtrix Point Never. Durata: 4’54". Courtesy l’artista.
Jon Rafman, Erysichthon 2015. Video HD (colore, con suono in stereo). Durata: 8’4". Courtesy l’artista.
Jon Rafman, Legendary Reality 2017. Video HD (colore, con suono in stereo). Durata: 15’44". Courtesy l’artista.

La Mostra 'Jon Rafman. Il viaggiatore mentale' è visitabile fino al 24 febbraio 2019 presso la Galleria Civica di Modena. Trovi tutte le informazioni di cui hai bisogno qui.

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Crediti


Testo di Benedetta Pini
Immagini su gentile concessione della Civica di Modena