finalmente anche roma ha uno spazio per i giovani che vogliono fare arte

"Avevamo la netta sensazione che qui mancasse uno spazio per artisti emergenti, così lo abbiamo aperto noi."

di Alessio de Navasques; foto di Alejandro Otero
|
22 marzo 2019, 10:56am

Siamo stati a Roma per incontrare Tommaso de Benedictis e Arturo Passacantando, le due giovani menti creative dietro Orange Garden, nuovo spazio espositivo nel cuore della capitale. Concepito come collettivo che opera come galleria d’arte, Orange Garden sta diventando il punto di riferimento per un pubblico giovane e internazionale che ama l'arte contemporanea e le sue sperimentazioni fuori da schemi e sovrastrutture del mercato.

L'idea che lega la programmazione della galleria è una riflessione sui temi sociali, arte come occasione di dialogo e coinvolgimento. Così ci siamo fatti una chiacchierata con loro, per capire com'è oggi creare spazio per i giovani artisti a Roma.

1553088436228-The-Orange-Garden-72

Come nasce il progetto di Orange Garden? Perché avete scelto proprio questo nome?
Il progetto nasce da un desiderio comune di creare un collettivo che operi come una galleria d’arte. Volevamo che artisti e curatori venissero messi sullo stesso livello, eliminando la gerarchia tradizionale della galleria d’arte. Il nome proviene dal Giardino degli Aranci, un parco che si trova in cima al Colle Aventino, dove abbiamo trascorso gran parte della nostra adolescenza e dove in un certo senso il collettivo è nato.

Quando e come avete deciso di collaborare per questo progetto?
La collaborazione è nata in maniera molto organica. Ci conosciamo da sempre e abbiamo iniziato a lavorare insieme durante la prima performance del GB Group What do words mean to say? a Londra nel 2015. Abbiamo poi scelto di tornare a Roma e organizzare la nostra prima mostra collettiva intitolata Emergenza a Palazzo Serlupi Crescenzi nel settembre di quell'anno.

1553088431964-The-Orange-Garden-13

Siete amici, colleghi, qual è il legame tra di voi? Che background avete?
Amici e colleghi sono termini abbastanza riduttivi, in realtà è come se fossimo fratelli. Veniamo da background abbastanza diversi, ma condividiamo varie esperienze di vita. Siamo cresciuti all’estero e in Italia, siamo entrambi bilingui, abbiamo frequentato lo stesso liceo internazionale. Dopo la scuola le nostre strade si sono divise, Tommaso ha completato un BA all'East Anglia University e un master al Courtauld Institute di Londra, mentre io [Arturo, NdA] ha lavorato da filmmaker e direttore artistico.

I ruoli sono divisi, o lavorate entrambi su tutto?
Pur avendo prospettive molto diverse scegliamo di fare tutto insieme, e forse per questo lavoriamo così bene. Spesso sono proprio le nostre discussioni ad aiutarci a comprendere realmente i concetti che vogliamo esplorare nelle mostre.

1553088427708-The-Orange-Garden-5

Perché avete scelto di aprire una galleria proprio a Roma?
La scelta di Roma era in qualche modo scritta nel nostro destino. Chiunque sia cresciuto in questa città ha una connessione molto forte e particolare con questo luogo. Quel che però ci ha realmente convinti è stata la percezione che mancava uno spazio per artisti emergenti. Inoltre, volevamo aprire un dialogo tra giovani artisti locali ed internazionali.

È difficile per due ragazzi così giovani aprire una galleria?
Da un certo punto di vista sì. Il mondo dell’arte è molto complesso, vieni costantemente messo alla prova. Ovviamente ci sono momenti in cui senti di avere tutto il mondo contro, ma alla fine, se credi veramente nel tuo progetto, tutto è possibile.

1553088433813-The-Orange-Garden-67

Secondo voi com'è la scena artistica romana in questo momento?
A nostro parere sta vivendo un momento di rinascita: ogni mese aprono spazi nuovi e c'è voglia di creare. Altre città come Londra o New York sono in qualche modo sature, Roma offre ancora delle possibilità e può iniziare a proporsi come un nuovo polo artistico. Adesso sarebbe importante che i musei e le istituzioni iniziassero a supportare le nuove realtà che si stanno formando.

Che percezione avete della città?
Roma è sempre stata una bestia incontenibile. Pulsante, viva: offre un fonte d’ispirazione infinita, è una città che trasmette emozioni indescrivibili. Spesso a ricordarcelo sono gli artisti internazionali con cui collaboriamo. Ogni artista che invitiamo, quando vive la città, si sente rivitalizzato. Nello stesso tempo è una realtà difficile, ti obbliga a diventare forte.

1553088470244-The-Orange-Garden-64

Le vostre inaugurazioni sono affollate di giovani, secondo voi si sentiva il bisogno di un luogo come Orange Garden? Non avete la percezione che l'audience romana sia in qualche modo stanca e poco ricettiva?
Più che di un luogo, c'era bisogno di un'idea. Il pubblico romano non era né stanco, né poco ricettivo: era semplicemente annoiato. I giovani in particolare non avevano alcun stimolo poiché le mostre non parlavano il loro linguaggio. Noi abbiamo semplicemente dato una scossa al sistema. Abbiamo dimostrato che si possono fare mostre senza compromessi, che le gallerie possono essere luoghi dove si esplorano i sogni degli artisti. La nostra vera fortuna è essere riusciti ad instaurare un dialogo con il pubblico romano basato sul rispetto reciproco, che ci ispira ad essere sempre più coraggiosi nella nostra sperimentazione artistica.

In che direzione vorreste andare? Qual è la mission della galleria?
Vorremmo organizzare mostre che non solo facciano riflettere il pubblico sulla condizione sociale, economica o politica, ma che offrano una specie di soluzione a questi problemi. Vorremmo che le nostre mostre fossero un veicolo per discutere, per espandere la coscienza.

1553088435845-The-Orange-Garden-74

Come scegliete i vostri artisti e come sono strutturate le collaborazioni?
Per le collettive gli artisti vengono selezionati in base a quanto la loro estetica ed i loro concetti siano in linea con le intenzioni della mostra. Per le personali invece è un processo molto più organico. La collaborazione inizia da quando accogliamo un progetto: da quel momento in poi supportiamo l’artista in ogni ambito della mostra, dallo sviluppo delle opere fino all’allestimento finale.

Role Play in collaborazione con Postmasters Gallery NYC è l'ultimo progetto che avete presentato, come è nato e in che modo si parla di genere, ruoli e condizione femminile?
La mostra è nata da una necessità quasi primaria: siamo stati profondamente ispirati dalle donne della nostra vita, sono state proprio loro ad insegnarci le cose più importanti. In questo paese, però, le donne non vengono quasi ascoltate, specialmente nel mondo dell’arte. L’arte dovrebbe creare un dialogo tra le persone, essere un'occasione per parlare di argomenti difficili. Ma se continuiamo a proporre solo la prospettiva maschile non stiamo rappresentando l'altra parte della popolazione. La mostra, dunque, è un'esplorazione e riflessione sulla femminilità nella società contemporanea. La nostra aspirazione è mostrare come dovremmo del tutto abbandonare le nozioni di genere.

1553088528321-The-Orange-Garden-6

Perché secondo voi è un tema ancora così importante?
In Italia esiste questo contrasto spiazzante tra la glorificazione della figura della Madonna e la commercializzazione del corpo femminile. Nell’ambito lavorativo persistono delle strane gerarchie maschiliste. Per molti versi siamo indietro di tantissimo rispetto al resto del mondo, specialmente in termini di diritti per i LGBTQ.

Come vi vedete tra 10 anni?
Dovremmo entrambi lavorare come curatori per musei ed altre gallerie, ma, allo stesso tempo, avere sempre nostri spazi in cui progettare mostre libere dai vincoli delle istituzioni. Manterremo sempre una sede principale qua a Roma: è la città che in fondo ci ha dato tutto.

1553255699361-The-Orange-Garden-7
1553255696938-The-Orange-Garden-31
1553251487801-The-Orange-Garden-76
1553255659257-The-Orange-Garden-11
1553255704164-The-Orange-Garden-66
1553255706601-The-Orange-Garden-42
1553255840926-The-Orange-Garden-70

Role Play è visitabile presso The Orange Garden fino al 7 aprile 2018. Trovate tutte le info qui.

Segui i-D su Instagram e Facebook

Se invece siete (o passerete) a Milano nei prossimi tempi, qui il nostro consiglio:

Crediti


Fotografia di Alejandro Otero Martín
Testo di Alessio de Navasques
Tutte le opere fotografate fanno parte della mostra Role Play