Backstage Burberry S/S 19

le sfilate da non perdere assolutamente in questo fashion month

Se la scorsa stagione è stata quella dei grandi debutti, questa sarà quella di conferme definitive e stroncature altrettanto categoriche.

di Federico Rocco
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04 gennaio 2019, 11:04am

Backstage Burberry S/S 19

Tra le sfilate uomo di gennaio e la moda donna a febbraio, è questione di giorni prima che inizi la kermesse modaiola per eccellenza. Inevitabile chiedersi chi siano i designer da tenere d’occhio, le sfilate da guardarsi assolutamente (magari in streaming) e i trend che spopoleranno nei prossimi mesi. Qui i nomi su cui scommettiamo noi, divisi per capitale della moda.

Parigi
Quest’anno the place to be in materia di moda è senza ombra di dubbio Parigi. Prima passerella che attendiamo scalpitanti: Dior Men by Kim Jones. La sfilata di debutto aveva regalato un assaggio del mondo sartoriale e tecnico insieme che caratterizza il lavoro dell’ex direttore creativo di Vuitton Uomo. La sua primavera/estate 19 per Dior aveva fatto parlare non poco di sé, regalando una nota di freschezza. In forte opposizione, la pre-fall si è concentrata invece su note più futuriste, quasi apocalittiche, da visione spaziale e iper-romantica. Due show così diversi non possono che anticiparne un terzo altrettanto immaginifico. Staremo a vedere.

Idem come sopra per il Louis Vuitton di Virgil Abloh: il rinnovato menswear della maison è stato forse l'evento più chiacchierato dell'intera stagione. Passerella arcobaleno, total white e accessori gommati, tra le tante novità. Anche in questo caso, gli ingredienti per un secondo capitolo fatto come si deve ci sono tutti.

Menzione speciale: il Celine di Hedi Slimane è stato motivo di amicizie spezzate e litigi furiosi. Non si può stare in mezzo. O lo si ama, o lo si odia. Un assaggio a settembre del menswear tanto atteso è stato abbastanza per farci capire in che direzione si sarebbe andati: skinny fit hollywoodiane, glamour affilato e twink scheletrici, poco si distanzia dal mood della collezione donna. Se quello di settembre era solo l'antipasto, adesso assisteremo alla cena completa.

Londra
Il Burberry di Riccardo Tisci non ha forse polarizzato l'opinione pubblica come il nuovo Celine, ma dire che non ci ha incuriosito sarebbe una bugia bella e buona. Quel mix un po’ incerto di bon ton reazionario e tinte pacate non aveva convinto tutti alla prima tornata, ma questo è il rischio dei debutti: troppe novità non piacciono, troppe poche neanche. La tattica di Tisci, si sa, è quella di cambiare in maniera repentina e questo non può che essere un punto a favore. Il suo Givenchy era una creatura in continua evoluzione, sempre diverso e super dinamico. Forse da Burberry l’approccio sarà diverso; d’altronde i due brand rispondono a domande diverse. Non resta che aspettare, fiduciosi o no ognuno deve deciderlo per sé.

Intanto Craig Green torna a Londra dopo essersi momentaneamente trasferito—per una sola stagione e come ospite d’onore—al Pitti. Il ritorno in patria è particolarmente sentito, data la forte appartenenza territoriale del designer. La sua estetica destrutturata e iper complessa, militareggiante a tratti e per alcuni versi super modaiola, è fortemente ancorata al mood della fashion week inglese, sicché l’attesa lascia ben sperare.

Milano
Dire Milano è dire Prada. Sia per l’imminente collezione uomo di gennaio che per quella della donna a febbraio, è indubbio come l’estetica Prada sia quella più catalizzante. Il 2018 è stato l’anno dei colbacchi jacquard e dei soprabiti in nylon, del ritorno del Pocono e di Linea Rossa, del fluo e del tweed, delle Cloudbust e della nuova Torre di Rem Koolhaas, dei cerchietti di raso ricamati, della Sidonie e dei maglioni di cachemire con i gomiti bucati, dello chevron logato e delle banane, delle fiamme anni cinquanta e del neon, dei patch gommati e delle sovrastampe. Come si potrebbero non avere aspettative per il 2019?

Intanto, non dimentichiamoci che Marco De Vincenzo è un designer astuto. In dieci anni circa ha saputo costruire un immaginario fantastico fatto principalmente di lurex e frange, bande arcobaleno e trasparenze immediatamente riconoscibili. Non è cosa da poco. La sua primavera/estate 19 era tutta un gioco di pizzi e stampe scherzo, nero leggero e cristalli, sandali a calza e fascinazione vintage alla Mary Poppins. La sfida dovrebbe essere quella di raccontare storie sempre diverse, ma con le stesse parole. Non facile, per questo accattivante.

New York
Uno sguardo veloce all’ultima collezione Marc Jacobs vale più di mille parole. Perché ci ha colpito tanto? Perché Mr. Jacobs è l’unico che non ha paura di mostrare che di moda se ne intende, conosce la storia, conosce i tessuti e soprattutto sa usarli. L’ultimo prêt á porter era stato folgorante. Un tuffo di testa nella couture degli anni '80, un nozionismo da storico del costume che in questo caso aiuta perché è motivo e non pretesto. Giacche Chanel, impermeabili a ruota, cappotti a corolla e completi over. I fantasmi di Yves Saint Laurent e di Cristobal Balenciaga aleggiano protettivi e ben auguranti. L’ennesima impresa che ci fa sperare che la cultura della moda non sia giunta al termine, e che il bello per amore del bello abbia un seguito anche quest’anno.

L’ultimo show Rodarte è stato sulla bocca di tutti, perché nessuno avrebbe mai immaginato di vedere quello che poi ha visto. L’effetto sorpresa a volte funziona e qui ha dato i suoi frutti. Una carnevalata buona e genuina, un giardino delle delizie che è anche un cimitero, luogo d’elezione per una processione pazzoide e romanticissima insieme, creata dal duo Mulleavy. Ci fa sperare? Forse si, per questo ci piace.

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Se volete fare un ripasso sulla scorsa stagione, intanto:

Crediti


Testo di Federico Rocco